
I suoi modelli di riferimento sono Scoglio e Bagnoli – ”Dobbiamo mordere di nuovo, come ai miei tempi”
TIRRENIA – La convocazione è per le 14.40. La sala stampa del Coni è già al completo quando, puntuale, Gennaro Ruotolo fa il proprio ingresso accompagnato da Franco Ceravolo. “E’ doveroso un saluto a Leo Acori, un allenatore con il quale ho lavorato fianco a fianco per molti mesi. Una brava persona ed anche un tecnico preparato, caduto vittima della regola spietata del mondo del calcio. Devi mettere in conto che se non fai risultato, sei sottoposto a preparare la valigia”. Parole misurate, quelle dell’ex centrocampista, che lascia capire subito dopo quali sono gli allenatori che per lui rappresentano il modello da seguire, coloro da adottare come esempio da imitare. “Se guardo al puro insegnamento, senza dubbio dico Franco Scoglio. Come lui, nessuno. Se guardo invece alla capacità di gestire il gruppo e le difficoltà che durante una stagione ti si presentano, allora penso a Osvaldo Bagnoli. Entrambi, conosciuti bene durante la mia lunga esperienza come calciatore del Genoa”. Cosa ti aspetti dalla squadra? Come pensi di poter dare la svolta? “Questa è una rosa competitiva, questi sono ragazzi che possono fare di più e dare di più. Non si spiega altrimenti il perché sino a un certo punto eravamo in testa. La svolta? Riuscire a conferire di nuovo tranquillità, giocate semplici, pensando sempre al divertimento. E’ un modo per sgombrare la mente da brutti spettri”. Quale schema? Quattro centrocampisti oppure cinque? “Lo schema e la sua efficacia, risulta il frutto dell’atteggiamento mentale con il quale ti approcci all’avversario. In parole povere, non ha importanza”. Acori ha sempre detto, e lo ribadì anche in conferenza venerdì, che il Livorno è squadra tecnica. E questo a volte, potrebbe anche far credere che non c’è la cattiveria che serve. Sei d’accordo? “Che una squadra ad alto tasso tecnico, non debba allo stesso tempo avere aggressività, lo sento dire ora. Forse si scende in campo per far palleggi e correre tanto per fare? Anzi. Questi devono uscire dagli spogliatoi e mangiarseli gli avversari. Come ai miei tempi. Al Picchi, già nel sottopassaggio, li guardavi negli occhi, quelli con la maglia diversa da quella amaranto, e diventavano tutti gialli per la paura. Ecco come vincevamo certe partite. E io rivoglio vedere quel clima”. Ritiro? “Da giovedì, subito dopo l’allenamento del mattino, ci avvicineremo ad Ascoli”. Timori per questo incarico? “No, perché già da tempo, ormai, mi sono abituato ad essere dall’altra parte. Non ragiono più da giocatore. E questo è fondamentale per poter fare questo mestiere”.
fonte il Corriere di Livorno
di Flavio Lombardi





















