
visioni distorte # 6
“anche se non guardi la televisione, la televisione ti riguarda”
Massiccia è stata l’operazione di auto-rappresentazione televisiva costruita nelle ultime settimane dal premier tra le tendopoli e le case in costruzione dell’Abruzzo devastato dal terremoto. Ripetutamente i servizi dei telegiornali e dei contenitori pomeridiani della tv generalista lo hanno ritratto a pranzo con i terremotati, tra le nuove abitazioni appena consegnate o in caserma tra i volontari del servizio civile, immortalandolo persino un imbarazzante colloquio con una giovane coppia di sfollati in dolce attesa (“Come chiamerete il bebè?” “Claudio”. “Pensavo Silvio”, replica delusa l´inviata Rai de “La vita in diretta”, a braccetto del premier):
“Chi mi sta toccando il culo?”
Come spesso è accaduto negli ultimi quindici anni, anche in questo caso l’intento è quello di produrre una narrazione mediatica atta a convincere che il premier sia nello stesso tempo un personaggio straordinario ma anche “uno di noi”; che l’one-man-show possa riscattare il cupo ritratto delineato dai tanti comportamenti pubblici e privati emersi alle cronache; che una battuta come “chi mi sta toccando il culo?” possa fare piazza pulita della zona d’ombra, e contemporanemanete interpretare nel miglior modo possibile il desiderio di gran parte degli italiani di essere come lui. Di fare come lui.
Così, mentre ascoltiamo i precetti di galateo del premier e le sue freddure sui “persing”, pensiamo che in fondo, nonostante quanto riporta la stampa “comunista” su condanne e festini, quest’uomo sia “un mito”; anzi, ci convinciamo che sia un mito proprio perchè subisce condanne, organizza festini e ci inventa anche le barzellette sopra. E poi te lo immagini che noia se il discorsino ai volontari del servizio civile glielo avessero dovuto fare Pierluigi Bersani o Massimo D’Alema?
Insomma, niente di nuovo.
Vi è però un’immagine di questi giorni che cozza in modo violento con questa ormai canonica forma di auto-rappresentazione.
E’ la fotografia del premier che cammina tra le case terremotate con un crocifisso in mano, consegnatogli, a quanto pare, da tale don Gaetano, parroco di Fossa, con la preghiera di portarlo al presidente della Corte di Strasburgo che ha appena vietato l’affissione della croce nelle aule scolastiche.

Si potrebbe pensare a un evento casuale su cui il premier, improvvisando, abbia cercato di far leva per riportare in vita un’altra fondamentale funzione mediatica attribuitagli (e attribuitasi), quella messianica.
Eppure l’immagine, a suo modo eccezionale, lo impedisce, e anzi scatena un corto circuito che spinge l’immaginario, quello del credente come quello del laico, nella direzione opposta, comunicando un immediato senso di disagio.
Non è questione di accostamento tra sacro e profano, di “predicare bene e razzolare male”, di uomo che di giorno porta la croce e di notte si accompagna alle escort; non è infatti un punto di vista moralistico ad interessare chi riflette sulle forme di rappresentazione e percezione culturale.
Colpisce piuttosto il contrasto tra un oggetto universalmente radicato nell’immaginario collettivo come segno di trascendenza, la croce, e un altro segno, il corpo del premier, che mai come oggi ha una valenza del tutto terrena, fisiologica.
La croce dovrebbe rimandare a un “altrove”, il corpo del premier invece non rimanda ad altro che a sè stesso, al “qui”, e a un disperato attaccamento a ciò che i credenti chiamano mondanità (“vivere secondo la carne”, cfr. Paolo, Lettera ai Galati, 5, 13)
E’ il corpo su cui, più di ogni altro corpo, nell’immaginario collettivo degli italiani si misura non solo la dimensione della possibilità e del possesso, ma anche il tentativo, vano e in parte patetico, di resistenza alle leggi naturali (o divine, per il credente) e di accesso all’immortalità.
Per questo egli è forse l’ultimo personaggio in grado di rendere credibile questa crociata moderna contro la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche. E se non è credibile lui, non sono credibili neppure coloro che lui prendono a modello.
Un crocifisso dovrebbe materializzare una funzione trascendente, ma in realtà nella maggior parte dei casi svolge semplicemente la funzione di soprammobile: nell’universo mediatico del nostro paese, e pertanto in quella che potremmo chiamare la nostra realtà, non c’è spazio per i segni che rimandano a un altrove.
E’ un universo dove debordano la corporalità dell’esserci, la cultura dei culi e delle tette da possedere e utilizzare subito, l’eccesso che esorcizza la morte.
Un universo mediatico di cui il premier è lo storico artefice e tele-produttore.
P.S. Da laici, non saremo certo noi a rimpiangere il crocifisso nelle aule. Non per questo però non ci interessa comprendere quale sensibilità vi sia alla base delle scelte di chi questo universo mediatico lo rifiuta da un altro punto di vista, quello del credente. Un tempo in cui il corpo è diventato il messaggio centrale della comunicazione, è anche un tempo in cui diventa interessante ascoltare la voce di chi il proprio corpo ha deciso in maniera radicale di recluderlo e negarlo, “rinunciando” ad esso. Da qualche settimana abbiamo chiesto alle gerarchie ecclesiastiche della nostra città il permesso di intervistare una monaca di clausura. Siamo ancora in attesa di una chiamata.
visioni distorte:
#5: “Pornomedium”. L’aura del video su Piero Marrazzo
#4: “Cancellare l’immagine per cancellare la morte”. Il mito della privacy
#3: “Corpo morto inscritto nello schermo”. L’ultimo spot di Mike Bongiorno
#2: “Il corpo delle donne”. Tette, tv e pietas






















HO LETTO ARTICOLO SUL PREMIER
MI DISPIACE DI NON INTENDERMI DI POLITICA MA DA TEMPO PENSO CHE NOI ITALIANI CI SIAMO PROPRIO SCORDATI DELL’INNO NAZIONALE E CI SIAMO ADDORMENTATI
LE LEGGI VENGONO FATTE SPESSO INCOSTITUZIONALMENTE
SEMPRE CONTRO I PIU DEBOLI E COLORO AI QUALI E’ STATO DATO IL POTERE DI OPPORSI PARLANO PARLANO ED INSIEME A CHI LAVORA E NON HA TEMPO PER COMMENTI SU COMMENTI DORMONO…….
NON CI RIBELLIAMO SIAMO FORSE STANCHI DI TANTI INGANNI DI TANTI RAGGIRI E SI TIRA A CAMPARE…..
SI SPERA IN MEGLIO DOMANI E NON POSSIAMO NEPPUR PENSARE ALLA PROTESTA PER PAURA DI PERDERE LE POCHE SICUREZZE CHE CI PERMETTONO DI TIRARE AVANTI NOI E LA NOSTRA FAMIGLIA .
NON HO CERTO SOLUZIONI A QUESTA SITUAZIONE CHE DA ANNI – E CHI SA PER QUANTO ANCORA …. – DOVREMO SOPPORTARE MA VORREI ESPRIMERE A VOI CHE VI INTERESSATE DELLA POLITICA DA CHE E’ MONDO
L’UNICA ARMA PER DIMENTICARE ,OBLIARE UNA COSA
E’ NON PARLARNE L’ARMA E’ L’INDIFFERENZA E NON E’ UNA MIA FANTASIA OVVIO PER QUANTO DICEVO SOPRA NON STARE ALLA FINESTRA A GUARDARE… MA DARSI DAFFARE
RESPONSABILMENTE ED ONESTAMENTE COME CI HANNO INSEGNATO
RINGRAZIO PER L ATTENZIONE NELLA SPERANZA DI NON AVERE FATTO PERDERE SOLO DEL TEMPO
OP