
visioni distorte # spot natalizio
“anche se non guardi la televisione, la televisione ti riguarda“
Potrebbe perfino risultare troppo semplice mettere a contrasto le attuali posizioni della Lega Nord sulla difesa della croce, proposta addirittura come elemento centrale della bandiera italiana, con quanto racconta la storia umana e culturale dello stesso movimento politico, ampiamente distante non solo da ciò che viene comunemente definito identità nazionale ma anche da quelli che nell’immaginario collettivo del nostro paese sono riconosciuti come valori cristiani.
La sentenza della Corte di Strasburgo che vieta l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche sembra infatti aver risvegliato nel nostro paese un acceso spirito mistico, che attraverso l’amplificazione mediatica ha preso le forme di una grottesca crociata, in buona parte dei casi tradottasi nei fatti in battaglie per l’esposizione di un presepe in qualche consiglio comunale o in dichiarazioni d’intenti che rimandano al sacrificio dei cristiani perseguitati dall’impero romano (“non toglierete quel crocifisso, dovrete passare sul mio cadavere”).
E’ sin troppo evidente come questo tipo di cultura tenda a trattare i segni sacri esclusivamente come oggetti materiali, da difendere in nome di una tradizione, così come accade per altri “prodotti tipici” quali il formaggio o la polenta.
Ne deriva che questo afflato mistico si risolve in lotta per un pezzo di legno, promossa con toni messianici sulle televisioni generaliste così come sulle emittenti locali, in situazioni in cui capita persino di assistere a surreali polemiche tra show-girl e squadre di nordici con la croce al cielo, capitanate da agguerriti sindaci di paese:
Piccola crociata leghista a “Domenica 5”
Non è però una riflessione sui percorsi accidentati della Lega Nord l’elemento centrale della questione, almeno per tutti coloro che non simpatizzano per quel movimento: questa piccola crociata non è credibile in partenza, e non porterà nuovi adepti a coloro che la muovono; e se è pur vero che mai come oggi la Lega appare culturalmente affine a quei partiti che, legando difesa religiosa, anti-politica, informazione drogata e spinta secessionista, misero in moto a fine anni ottanta la devastazione della ex-Jugoslavia, è altrettanto vero che il nostro paese è di questi tempi più incline alla farsa che alla tragedia storica, e che oltretutto ci si riferisce a un partito che è da tempo strutturalmente partito di governo, a livello sia nazionale che locale.
Colpisce invece il fatto che alla più forte spinta verso la “cristianizzazione” della politica degli ultimi quindici anni corrisponda, in maniera inversa, la più forte degradazione e banalizzazione della simbologia e della terminologia cristiane, finora mai svuotate di senso e utilizzate come souvenir propagandistico così come è accaduto nelle ultime settimane.
All’esaltazione della croce compiuta dai nostri governanti sembra così corrispondere la progressiva perdita della possibilità di un paese intero di immaginare una dimensione trascendente, attraverso quelli che sono gli archetipi della propria cultura religiosa; fenomeno che inevitabilmente si sviluppa, più o meno consciamente, nelle teste, o meglio nelle “anime” delle persone, quando quegli stessi archetipi vengono violati, ridicolizzati e ridotti a oggetti di proprietà da certi personaggi dal carattere ben poco trascendente e molto mondano. Le stesse gerarchie ecclesiastiche hanno dunque ben poco da rallegrarsi per una crociata che legittima sempre più le persone, al di là del rispetto di certi comportamenti sociali stereotipati, a fare ricorso a una religione privata.
Questo può non essere necessariamente un danno dal punto di vista di un laico, ma lo diventa quando a questo fenomeno si accompagna quello della divinizzazione dei leader.
“Il mio dolore non sarà inutile”, “l’amore vincerà sull’odio”, ha detto attraverso i megafoni mediatici il premier dopo l’aggressione subita in piazza del Duomo a Milano.
Sono messaggi rivolti non più a un popolo di elettori, ma a una folla di fedeli. Non si aderisce più a un partito, ma a una religione. Il leader soffre per tutti, la sua crocifissione e le sue ferite salvano tutti noi.
Sono i primi versetti di un piccolo vangelo mediatico ad uso elettorale.
visioni distorte:
#8: “La ferita del premier”. Quando la realtà irrompe sui media
#7: “Epica mediatica, morte reale”. Per i fratelli Cucchi
#6: “Qui e altrove”. Sul corpo del premier
#5: “Pornomedium”. L’aura del video su Piero Marrazzo
#4: “Cancellare l’immagine per cancellare la morte”. Il mito della privacy
#3: “Corpo morto inscritto nello schermo”. L’ultimo spot di Mike Bongiorno
#2: “Il corpo delle donne”. Tette, tv e pietas





















