
E’ in corso in questi giorni a Livorno la prima edizione del Fortezza Festival.
La manifestazione, che in particolare ha il merito di offrire uno sguardo significativo su una serie di esperienze teatrali di rilievo nazionale ed internazionale e di ospitare alcune band musicali seguite non solo in città, ha scatenato un notevole dibattito che, a partire dalle modalità di gestione di uno spazio culturale centrale quale la Fortezza stessa, si è allargato più in generale al senso e alle modalità con cui si programmano e si gestiscono gli eventi di spettacolo oggi, in un tempo in cui le risorse pubbliche scarseggiano sempre di più mentre di converso aumenta l’offerta di artisti. E su tutto, il dilemma di un pubblico che è sempre più difficile portare a teatro. Ci è sembrato interessante, dopo aver ospitato opinioni diverse in merito, in particolare quelle di alcuni musicisti che hanno deciso negli ultimi giorni di cancellare le loro esibizioni, ascoltare anche il punto di vista degli organizzatori, e precisamente quello di Andrea Raspanti, responsabile delle comunicazioni del Centro Artistico il Grattacielo.
Come sta andando il FORTEZZA FESTIVAL?
Non è facile fare considerazioni adesso, a metà di un lavoro così impegnativo. Ci sono vari motivi di soddisfazione: gli artisti si sono complimentati per l’organizzazione, i palchi e gli impianti; la risposta del pubblico per ora è stata buona, quasi mille spettatori in due giorni, con una significativa presenza di visitatori che hanno viaggiato per 200, 300, in alcuni casi anche 400 km per vedere César Brie e i Virginiana Miller. E tutto con un programma di spettacoli che molti ritengono abbastanza ambizioso.
Con quali intenti avete realizzato questo Festival?
I soliti che hanno ispirato il nostro lavoro negli ultimi cinque anni: proporre contesti di crescita culturale, favorire e ottimizzare l’incontro e il confronto, promuovere la cultura contemporanea.
Sono sufficienti per voi gli spazi per la cultura teatrale e musicale nella nostra città?
Non so se è un problema di spazi fisici. La storia della mancanza di spazi si fonda su un luogo comune di successo: Livorno come città che pullula di artisti e creativi di ogni sorta. Questa è una visione molto parziale della vita culturale cittadina, che trascura del tutto la prospettiva qualitativa.
La nostra è una città vivace, ma incapace di costruire esperienze durature in grado di agire come punto di riferimento e stimolo alla crescita del territorio. Ci sono presupposti ideologici sbagliati, l’arte e la cultura godono di scarsa autonomia dalle istanze sociali e politiche. E questo vale tanto per la società civile che per le istituzioni. È truistico attribuire alla mancanza di spazi i limiti della cultura locale.
Perchè avete scelto di proporre un biglietto cumulativo a 10€ per delle serate che vedono contemporaneamente spettacoli di teatro e musicali? Molto spesso ci siamo trovati in festival nazionali e internazionali con la vostra stessa politica del biglietto. Contesti più grandi e meglio finanziati. A Livorno, secondo voi, può funzionare?
L’obiettivo era mescolare i pubblici, avvicinare il più ampio numero di persone a prodotti che noi riteniamo di qualità. Sono tanti coloro che, venuti a sentire i Virginiana, approfittando dell’occasione, hanno assistito anche allo spettacolo di César Brie o del Tony Clifton Circus. Non solo, ne sono stati entusiasti. Ci sono state, nei giorni precedenti l’inizio, alcune rimostranze sul prezzo del biglietto: le trovo ingiustificate. Noi siamo sicuri del valore degli spettacoli in cartellone e sappiamo bene che gli eventi in programma, presi singolarmente, solitamente hanno un costo uguale se non superiore a quello del nostro biglietto cumulativo. È strano, a parole sono tutti in prima fila per protestare contro gli scellerati tagli alla cultura stabiliti dal Governo, e poi nessuno è disposto a dare il suo contributo economico, per quanto piccolo. Anche il biglietto, per quanto da sé insufficiente, è una forma di finanziamento alla cultura. Con un po’ di gusto dell’iperbole potremmo dire che nei prossimi anni sarà l’unica. Il nostro è un evento che non gode di alcun sostegno pubblico, è completamente autofinanziato. In questo senso è anche un esperimento che cerca risposte molto pragmatiche sul futuro di operazioni di questo tipo. Nel caso specifico di Livorno, non so. Non credo esista un’entità metafisica chiamata Pubblico Labronico, evidentemente siamo meno pessimisti di altri. E non è una questione di ingenuità, quello che abbiamo visto al Grattacielo dal 2005 a oggi ci induce a pensare che ci siano sempre margini di crescita.
Perchè avete scelto come location del festival gli spazi della fortezza vecchia?
Perché ci è stata proposta dall’attuale gestione alla fine dell’estate scorsa alla luce del lavoro che avevamo svolto in Fortezza in due occasioni: a giugno, quando abbiamo organizzato l’unica data italiana del tour europeo del Phare Ponleu Selpak Cirk, e luglio, come curatori dello spazio teatrale di Italia Wave.
Abbiamo saputo che c’è stata una variazione di programma per la serata musicale di sabato 5 Giugno, dopo l’annullamento dei concerti da parte dei Bad Love Experience e dei Jackie O’s Farm. Potete spiegarci cosa è successo e cosa pensate di questa forma di protesta?
Hanno deciso di non suonare per restare coerenti con quanto avevano dichiarato sul conto di Phaedora srl e del Comune di Livorno nel comunicato diffuso alcune settimane fa, perdendo di vista il fatto che l’organizzazione dell’evento, a partire dalla direzione artistica, era del Centro artistico Il Grattacielo e che noi avevamo fornito tutte le garanzie del caso. Sono stati poco corretti, ci hanno avvisato solo tra venerdì e sabato scorso, a meno di una settimana dall’inizio del festival. Non è stato professionale. Hanno perso l’opportunità di suonare su un bellissimo palco, con un ottimo service e tecnici competenti: proprio una di quelle situazioni di cui lamentano la mancanza. Non vorrei entrare nel merito della questione della protesta, non sono abbastanza addentro al mondo della musica livornese né ero presente al momento dell’incidente in Fortezza. I problemi sono reali, questo è evidente, ma le risposte date finora non mi sembrano alla loro altezza e il livello del dibattito piuttosto basso. Nel contesto attuale la protesta vecchio stampo rischia sempre di diventare autoreferenziale e autolesionistica. Ma è un discorso lungo e complesso. Ho notato oltretutto che si tende a far passare l’idea di una Scena Musicale Livornese monolitica e compatta, ma in questi giorni ho sentito molti musicisti locali esprimere pareri severi sulla decisione di disertare il concerto di sabato 5. Ci tengo a dire che, a dispetto di quanto è stato scritto un po’ tendenziosamente nei giorni scorsi, la comunicazione con la stampa è stata trasparente fin da subito. Il punto è che, a conferma di quello che ho appena detto sul significato sociale della protesta al giorno d’oggi, le redazioni non hanno trovato nella decisione dei Bad Love Experience e dei Jackie-O’s Farm niente che valesse titoli, interviste o articoli.
Cosa accadrà sabato 5 in sostituzione dei due gruppi?
L’evento di punta rimane lo spettacolo di Giorgio Rossi, nome internazionale della danza contemporanea. La biglietteria sarà spostata all’interno, lasciando libero accesso alla Quadratura. Sul palco musicale si esibirà La Banda di Stanislaw Motow e il dj set verrà anticipato.





















