“Scommettere è figo”. Pubblica istigazione e dipendenze private

Alessio Traversi 8 luglio 2010 0

snai

visioni distorte # 15

anche se non guardi la televisione, la televisione ti riguarda


Per tutti i Mondiali di calcio è andata in onda sulla Rai una telepromozione di SNAI spa, l’orginaria Società Nazionale Agenzie Ippiche che negli ultimi dieci anni si è progressivamente trasformata in gigante italiano ed europeo del mercato delle scommesse, con tanto di piccolo network televisivo satellitare ad uso dei consumatori.

Per esporre il senso di questa operazione pubblicitaria è stato diffuso un apposito comunicato aziendale, nel quale si spiega con enfasi che

si tratta delle prime telepromozioni dedicate alle scommesse e trasmesse dalle reti Rai. [...] Non si tratta quindi di telepromozioni tradizionali, ma di spazi informativi utili per tutti gli scommettitori e gli appassionati di sport: le quote, infatti, sono un vero e proprio termometro per quanto riguarda i pronostici e le attese sull’esito di un incontro.

In particolare

in occasione della Coppa del Mondo, per la prima volta Snai proporrà nuove scommesse sul numero di calci d’angolo e di ammonizioni, sul minuto nel quale sarà segnato il primo gol, oppure se una delle squadre subirà o meno un’espulsione. Si potrà persino scommettere sulla possibilità che, nel corso di una partita, sia battuto almeno un calcio di rigore, o sulla percentuale di possesso palla: durante i Mondiali, Snai offrirà in tutto oltre 20.000 diverse possibilità di scommessa!

Niente da eccepire, anzi, più precisamente, niente di illegale, se non la semplice valutazione che il fatto che la Rai pubblicizzi la pratica delle scommesse, e pertanto contribuisca indirettamente ad incrementare la già ampiamente diffusa patologia della dipendenza da gioco, può forse apparire normale a molti ma non a tutti.

L’assunto per cui la scommessa legale e controllata limita il dilagare di quelle illegali, presupposto su cui si basa la difesa della pubblica reclame del bookmaking, potrebbe essere facilmente disintegrato da un’analisi delle statistiche socio-sanitarie del nostro paese.

Ma non è la questione morale che ci si propone qui di indagare, quanto il senso ultimo che questo piccolo format promozionale, a fronte della manifesta finalità di offrire un servizio informativo, veicola.

Ognuno di questi spot ha la durata di 90 secondi ed è ambientato in un punto scommesse, nel quale si aggirano non meglio identificati “comuni cittadini”, indaffarati a decidere se sia più opportuno scommettere su una squadra o su un’altra.

Davanti a questo sfondo di comparse confabulanti, compare lo show-man Gianni Ippoliti, che arringa i telespettatori e procede ad intervistare un giulivo ed efficiente impiegato Snai, cui viene richiesto di interpretare le quotazioni delle prossime partite, in mostra sul tabellone elettronico, e di offrire qualche dritta a chi ascolta.

Dopo aver raccolto un’abile risposta da piazzista, lo show-man torna sui suoi passi e si aggira in mezzo agli avventori, tra cui, incredibilmente, primeggiano sempre le donne, come ci si affretta a sottolineare.

Quindi Ippoliti offre il microfono all’uomo che sta facendo con grande entusiasmo e competenza la sua puntata, per chiudere infine sulla ragazza che armeggia al self-service elettronico con la snai card, ad evidenziare come anche per scommettere non si debbano più fare file, se si possiede un minimo di know-how tecnologico.

Tutto è ironico, giovanile, rassicurante.

Il punto Snai appare l’esatto opposto di quelle caotiche sale scommesse storicamente piantate negli ippodromi e negli snodi urbani delle nostre città, atavico regno di coloro che insistono nel cercare quella botta di culo che dovrebbe cambiargli la vita, e che attraverso questo simpatico hobby mettono spesso in grave crisi le proprie finanze e il proprio equilibrio psichico.

Ecco, questo spot ce lo vuol far sapere: al punto Snai non ci sono quegli orridi “rovinafamiglie”, ma tante moderne trentenni, che discutono tra loro di quote come se per tutta la vita non avessero fatto altro.

Così, mentre lo show-man saluta, lo spettatore, nonostante l’evidenza, resta nel dubbio: lo spot è in diretta o è registrato? La situazione è reale o fittizia? Le persone che si aggirano in quella location, apparentemente grezza eppure estremamente artificiosa, sono clienti veri o comparse debitamente istruite? E ancor di più: sono davvero quelle giovani donne gli abituali avventori di un punto Snai? E il quotista è davvero il nostro migliore amico?

In realtà, si tratta di domande che è inutile porsi. In una dimensione mediatica che pretende di cancellare ogni distinzione tra persone e personaggi, e che ha progressivamente sostituito la realtà con un tele-simulacro, non ha più senso parlare di “verità”, ma solo di credibilità della narrazione.

Appare perciò significativo che il protagonista dello spot sia Gianni Ippoliti, “personaggio di rottura”, come lui stesso ama definirsi, che proprio sull’importazione dell’uomo comune all’interno dello schermo ha costruito negli ultimi vent’anni i suoi format, i suoi contratti e la sua carriera Rai

E’ a lui che si deve la nascita a fine anni ottanta di prototipi come “Provini” (1988), uno dei primi format costruiti intorno alle esibizioni di sconosciuti mandati allo sbaraglio, o “Dibattiti” (1988), in cui si organizzavano tavole rotonde con altri sconosciuti; è a lui che si devono trovate come quella del quiz-show che, già all’inizio degli anni novanta, impegnava i concorrenti nell’indovinare i mestieri di ulteriori sconosciuti.

Era il tempo del trionfo televisivo della “ggente”.

Ma se scopo dichiarato di quei primi rudimentali format era appunto compiere un’operazione di rottura, e far così apparire il mezzo televisivo accessibile a tutti, il loro effetto fu in realtà quello di persuaderci del fatto che solo attraverso quel mezzo potevamo avere una possibilità di parlare al mondo e riscattare così le nostre miserie quotidiane.

Come accade oggi nel grande punto Snai, in quella televisione c’era apparentemente posto per tutti, non solo per quei personaggi “famosi” che già la abitavano a vario titolo. Come accade oggi nel grande punto Snai, quella televisione era un posto dove era possibile giocarsi un’opportunità, realizzarsi, sentirsi bene.

Così il cerchio si chiude: da una parte si tratta di trovare un posto per la ggente all’interno della finzione mediatica, dall’altro di esportare la finzione mediatica nella realtà per occupare il posto lasciato libero da quella stessa ggente.

Come nel più scontato dei racconti di fantascienza, i vampiri sono arrivati tra noi.

E’ stato del resto lo stesso Ippoliti a sperimentare in modo esemplare questo processo di transfert, facendo costruire ed installare una statua della show-girl Manuela Arcuri sul lungomare della città salentina di Porto Cesareo:

la statua della show-girl

La materializzazione fisica del simulacro si è compiuta.

E in effetti il totem televisivo attrae turisti, aumenta gli introiti delle casse comunali e scatena ulteriori eventi, come la protesta delle mogli dei pescatori e la reazione stizzita dello stesso Ippoliti, pronto ad abbattere il totem a picconate pur di imperdirne la rimozione.

Ma soprattutto il totem assolve direttamente alla funzione primaria della simulazione mediatica: creare un mondo migliore di quello in cui viviamo, un mondo sempre più simile a un gigantesco parco Disney.

Un mondo più seducente, più sorprendente, più emozionante.

Un mondo più, come quello del grande punto Snai.

Basta crederci.

Non per diventare fedeli discepoli, ma fedeli consumatori.

E trasformarci definitivamente da persone comuni in comuni clienti.

Niente di partcolarmente nuovo: non dobbiamo comprare prodotti, ma stili di vita.

E’ per questo che lo spot Snai non ci spiega tanto come si scommette, ma ci spiega soprattutto che scommettere è furbo e figo, è ciò di cui oggi non si può fare a meno per essere in.

No, niente di particolarmente nuovo.

A parte la trovata di incrementare tramite pubblica istigazione le dipendenze private

visioni distorte

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