Radio Cage a “Roma incontra il mondo”: la recensione del concerto di Kruder & Dorfmeister

RadioCage 21 luglio 2010 0

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di Matteo Razzaguta

Era la fine dell’estate 1998 quando un doppio cd, sabbiato d’oro e senza alcuna scritta sopra, cominciò a circolare tra gli addetti ai lavori e non, invadendo ben presto i negozi specializzati, tanto da imporre un nuovo genere che sarebbe andato avanti per alcuni anni e avrebbe preso il nome di Downtempo.

Quel disco era “The K & D Sessions” e conteneva i remixes che dal 1994 al 1998 Peter Kruder e Richard Dorfmeister, due Djs e produttori viennesi, cofondatori dell’etichetta G-Stone, avevano plasmato per artisti quali Roni Size, Aphrodelics, Lamb, Depeche Mode e tanti altri.

La peculiarità di questo disco e successivamente del genere ribattezzato downtempo, stava nel mescolare più generi insieme, quali dub, drum’n bass, trip hop, funky, black e hip hop, con uno stile ed un’eleganza fino ad allora sconosciuta per la musica elettronica; un’altra caratteristica fu il basso numero di bpm, un ritmo cioè musicalmente più lento, altra novità per il panorama della musica dance.

Il successo non tardò arrivare per il duo viennese, grazie anche a un dj set edito per la serie Dj Kicks; anche l’etichetta da loro fondata ebbe un discreto riscontro di vendite grazie ad artisti come Voom Voom, Makossa & Megablast, e ai due nuovi progetti che negli anni successivi Kruder & Dorfmeister portarono avanti , rispettivamente Peace Orchestra (Kruder) e Tosca (Dorfmeister).

Così, per celebrare il sedicesimo anno del loro sodalizio, i due hanno pensato di pubblicare una raccolta contenente nuovi brani degli artisti della G-Stone recordings (loro compresi), dal titolo ”Sixteen F**king Years of G-Stone Recordings”, e di rimettersi insieme per un tour che “non rappresenta la fine di una stagione – hanno dichiarato- ma la sommatoria di quanto abbiamo fatto finora”.

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La seconda delle tre date italiane si è svolta nell’incantevole scenario sull’isola del laghetto di Villa Ada, nell’ambito della rassegna “Roma incontra il mondo” organizzato da Multikulti e Arci Roma con il patrocinio del Comune.

Di fronte a circa duemila persone il live act di Kruder & Dorfmeister ha preso il via puntualmente alle 22.30 ed è stato spettacolo puro; gli spettatori sono rimasti subito folgorati grazie ai visuals curati dal videoartista austriaco Fritz Fitzke (già lighting designer dei maggiori teatri viennesi e collaboratore di vecchia data di K& D) che attraverso dodici mega led sistemati sul palco, ha tessuto la sua trama di immagini mai scontate, né troppo invasive (rispetto alla posizione dei due musicisti); visuals che ricordavano sia quelli proposti dai Daft Punk al Traffic Festival di Torino tre anni or sono sia quelli dei Chemical Brothers all’edizione 2008 di Italia Wave.

I primi quaranta minuti sono stati interamente dedicati al disco di cui vi ho parlato in apertura, “The K&D sessions”; veri e propri momenti di esaltazione collettiva si sono registrati per Bomb the Bass- Bug powder dust, Aphrodelics – Rollin’on chrome e Depeche Mode – Useless trattati secondo lo stile dei due artisti viennesi.

La seconda parte della serata è stata, come ha proclamato dal palco Earl Zinger, uno dei due mcs che sono intervenuti nel proseguio dello spettacolo, “Il presente e il futuro di Kruder & Dorfmeister”; il ritmo della musica si è decisamente alzato, il pubblico presente è passato da un movimento soave del corpo ad un vero e proprio ballo, decisamente più sospinto, mentre i due “direttori d’orchestra” forgiavano dai loro macchinari e computer vere e proprie perle della tradizione di casa G-Stone come Makossa & Megablast – Like a Rocket , pescando inoltre a piene mani dal disco del sedicesimo anniversario (da menzionare la loro nuova composizione dal titolo “Aikon” e “The G-Stone anthem”).

Dopo oltre due ore di ottima musica il duo viennese si è congedato, non prima di aver festeggiato il compleanno di Richard Dorfmeister, con un super dub di “Seven Nation Army” dei White Stripes e con una riedizione della beatlesiana “Let it be” trasformata per l’occasione in “K&D” (quest’ultima, per la verità, un po’ troppo lunga e autoreferenziale).

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