Direttamente da Kansas City, arrivano The Get Up Kids, storica band che ha segnato la scena indierock mondiale degli anni ’90. Martedì 27 Luglio agli Ottoemezzo Studios il gruppo americano si è esibito in un’ora e mezza di concerto emozionante e trascinante, sfoggiando grandi classici e nuovi brani tratti dall’ultimo lavoro “The Simple Science”. Per l’occasione abbiamo fatto due chiacchere con Matt e James, rispettivamente cantante/chitarrista e tastierista della band.
Ciao ragazzi, siamo onorati di avervi in città, prima volta per voi in Toscana. Vi siete formati nel 1995, dopo 4 album vi siete presi una pausa nel 2005, per fortuna a tempo determinato. Siete tornati nel 2008 con un nuovo lavoro e di nuovo on the road. Cosa vi ha portato a ricominciare questa esperienza?
- Ci siamo accorti che dopo lo scioglimento eravamo circondati da energie negative, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che la soluzione era riprendere a suonare insieme. Non nascondiamo anche il fattore economico, anche noi dobbiamo pagare i conti a fine mese, e i nostri side-projects non ci permettevano di portare a casa i soldi necessari.
Siete tornati con un nuovo lavoro, un Ep per l’esattezza dal titolo “The Simple Science”. Da un primo ascolto ho notato un cambio di registro, le canzoni suonano più introspettive e hanno venature psichedeliche.
- Effettivamente avevamo voglia di sperimentare nuove sonorità, di arrivare ad un sound più maturo che rispecchiasse il nostro attuale momento. Ci siamo divertiti a sperimentare nuovi suoni e nuovi effetti, siamo cresciuti sia come uomini che come musicisti e ci riteniamo contenti che i fan apprezzino la nostra evoluzione.
Cosa provate oggi a suonare brani che avete scritto anni fa e che parlano di amori e situazioni adolescenziali?
- Anche se i testi parlano di temi che non ci riguardano più direttamente, suoniamo quei brani cercando semplicemente di dare energia positiva ai nostri fan, senza dare tanta attenzione ai testi, cercando sempre di divertirsi e far divertire.
Matt, ora che i Get Up Kids sono di nuovo on the road, cosa ne è dei tuoi side-projects?
- Per quanto riguarda i New Amsterdams sono al momento in standby. E’ una band difficile da gestire a livello logistico perchè viviamo in città diverse e organizzarci ogni volta non è per niente facile. Come solista dopo il primo album “Confidence man” del 2008 sono al lavoro su brani nuovi e presto uscirà un secondo disco. Il progetto Terrible Twos è un alter-ego dei New Amsterdams ed è nato dalla voglia di suonare canzoni per bambini e l’idea è ovviamente venuta quando sono diventato padre.
A proposito di questo, cos’è cambiato da quando sei diventato padre?
- Sicuramente l’arrivo di un figlio ti cambia la vita, le prospettive, ma devo dire che a livello creativo non mi ha influenzato molto, a parte il su citato progetto che è arrivato al secondo album “Jerzy the Giant”.
Cosa sapete della situazione politico-sociale italiana e cosa pensate del vostro nuovo presidente?
- So che in Italia non ve la passate molto bene, sia a livello economico che a livello politico. Ho letto che siete governati da questa sorta di “party guy” (ride). Per quanto ci riguarda sono molto contento di Obama, non nascondo di averlo votato e supportato. Penso stia facendo buone cose e la cosa che mi piace è che finalmente non abbiamo più un presidente che fa appparire gli Stati Uniti come il paese a capo del mondo, il miglior paese sulla terra, come invece ci faceva apparire Bush, attirando soprattutto antipatie nei nostri confronti.
Riguardo al vostro futuro, cosa avete in serbo?
- Avevamo in testa l’idea di far uscire un altro ep ma poi sono venute fuori un sacco di nuove canzoni che finiranno probabimente in un nuovo album che vedrà la luce nel Gennaio 2011, cui seguirà un nuovo tour. Speriamo di tornare in Italia la prossima estate.
Setlist del concerto:
holiday
i’m a loner dottie, a rebel
your petty pretty things
the one you want
valentine
woodson
coming clean
overdue
keith case
red letter day
tommy gentle
martyr me
campfire kansas
action & action
amy
walking on a wire
cover cure
ten minutes
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Articolo di Matteo Caldari.






















