Purtroppo e per fortuna non ho potuto assistere alla disfatta casalinga degli amaranto, umiliati da un brillante Sassuolo. Se chi ben comincia è a metà dell’opera, facciamo finta che a Livorno per ora non si inizia niente, siamo ancora tutti in ferie.
In effetti l’inizio del campionato il 22 agosto mi sembra un’esagerazione, un delirio nel nome dei diritti televisivi affinché il calcio non si fermi mai e tutti possano rimanere incollati davanti allo schermo, anche con 30 gradi all’ombra. Un campionato con 42 partite è già un abominio di per sè, un mostro senza coda impossibile da domare. Se ci si aggiunge un passivo delirante e l’ultimo posto in classifica, non ci vuole un genio per capire l’andazzo delle prossime settimane, sia in campo che sugli spalti.
Le premesse estive non erano certo rassicuranti, soprattutto dal punto di vista dei tifosi. La tanto contestata tessera del tifoso, il calo pauroso degli abbonamenti, in tutta Italia e non solo all’Ardenza, e la scia della contestazione a Spinelli per la retrocessione indecorosa di pochi mesi fa. Qualche speranza la campagna acquisti l’aveva alimentata, con qualche giocatore giovane e promettente. Nessun nome clamoroso da trasformare il Livorno in una corazzata, ma tutto sommato qualche possibilità di divertimento si poteva intravedere all’orizzonte.
Alla partenza invece il castello di carte frana miseramente adosso a Pillon e a Spinelli. Gli amaranto si ispirano alla mitica pellicola di Romero degli anni 70 e si aggirano stile morti viventi sul terreno di gioco, mentre gli emiliani dominano senza eccessivo stress. L’ultima disfatta per 4 – 0 in casa risaliva al Montevarchi, nei tempi bui dei vari fallimenti e delle stagioni anonime in serie C, e solo questo dovrebbe far riflettere seriamente gli addetti ai lavori. Ora inizieranno i soliti processi, le solite frasi fatte, i giustizialisti e i guardinghi. Ma l’unica vera soluzione rimane esclusivamente lo spettacolo. L’unica via d’uscita per le squadre minori è divertire il proprio pubblico, indipendentemente dal risultato finale. Solo così un giorno potremo sperare di rivedere una curva degna di questo nome, senza dover ricorrere alle foto di repertorio.


















