Al tempo dei bastoni

Alessio Traversi 10 settembre 2010 1

mazza

Cercando di documentarmi su un episodio di violenza urbana accaduto in questi giorni nella città di Livorno, mi sono imbattuto nella copia di un antico manoscritto, redatto da un anonimo cronista, che narra un’analoga vicenda accaduta dalle nostre parti in epoca medievale, in un periodo imprecisato. Pur dubitando fortemente dell’autenticità di questo documento, in quanto risalente a un’epoca rispetto a cui le vicende del nostro territorio non sono state storiograficamente ed ufficialmente stabilite, mi è sembrato opportuno proporlo ai lettori proprio in virtù della straordinaria somiglianza con quanto accaduto in questi giorni:

Correva l’anno domini 1***, ne lo mese di settembre, nella ora post meridiana, quand’io fui richiamato da le urla di gente molta scesa ne la via de’ Molini, ove da poco era avvenuto uno increscioso fatto.

Essendovi accaduto che due genti forestiere, uno padre e uno filio, erano venute a scontro con due cittadini della contrada, anco essi uno padre e uno filio, ed avevano proditoriamente colpito essi con bastoni, procurandoli ferute grosse a braccia e spalle.

Avendo ciò udito, molti cittadini della contrada erano correndo scesi nella via de’ Molini dove lo increscioso fatto era occorso, e in grande numero si erano ivi radunati sotto la abitazione de li forestieri, con la intenzione di chieder loro conto de lo atto di violenza, essendo inoltre che tali forestieri erano stati già avvezzi ne li giorni passati di cattivi atti, imperocche si riteneva che, essendo lo vaso colmo, ora fosse di darli giusta punizione.

Mentre colà mi trovavo ne l’attesa, giunsero numerose guardie, con lo incarico di appacificare li animi e risolvere lo fatto trasportando li forestieri nello carcere, e quindi disperdere la folla, avendola soddisfatta de la richiesta che a gran voce veniva, poiché molti erano li testimoni che riferivano li cattivi atti de li duo forestieri.

Imperocche lo modo non si trovava a che ciò fosse fatto, poiché timore era de lo capo delle guardie che una volta tratti in strada li forestieri fossero assaliti da la folla inferocita e che perciò grande fosse lo rischio del compiere lo trasporto.

Così che le ore trascorrevano senza che nulla avvenisse, che la folla non scemava e le guardie erano incerte sul da farsi.

E mentr’io colà stavo molte parole arrabbiate udivo de la folla contro li forestieri e più de le altre il fatto che dovessero tornare al paese loro che qui avevano rotto li coglioni e anche altre cose brutte, che io pensai che molti erano fin troppo adirati ma ebbi paura a dirlo poiché temevo che l’ira loro si volgesse anche contra di me; che infatti anche alcuni ragazzi de la Officina Sociale, che anco essa sita è ne la via de’ Molini, erano scesi ne la strada a calmare li animi, ma la folla anco verso loro si era irata, cosicché si rischiò una rissa tra cittadini stessi de la contrada, e infatti si videro ancora dei bastoni che in verità erano manici de le ramazze e anco spuntò un ciocco di legno da uno carro.

Fino a che a lo calare della sera giunse lo Console stesso de lo Comune per far sì che lo fatto giungesse a fine, e vidi molti che lo circondavano e incalzavano dicendoli che volevano vivere in pace ne la contrada e che si doveva castigare li cattivi che in essa v’erano.

E anche v’erano alcuni che li dicevano che lo Comune dava le abitazioni del popolo a li forestieri invece che a li abitanti veri de lo Comune, ancorché ciò parvemi falso imperocche essendo che io redigo le cronache de lo Comune con i miei occhi vidi le liste de le abitazioni del popolo date a li cittadini, ed erano quasi tutti gente de le contrade e non v’erano quasi forestieri alcuni, ma solo certi che erano andati ospiti in convivenza de le donne e de li uomini de le contrade che gli era stata data la abitazione popolare, e questo anche avrebbi voluto dire ma ancora ebbi spavento che l’ira loro si volgesse contra me.

Finocche poi infine la qual cosa dell’assedio ebbe fine, che i duo forestieri furono fatti scendere e saliti sulla carrozza delle guardie, seppur in quello momento in cui scesero ci fu gran confusione e molti tiravano pietre grosse verso li forestieri e la carrozza, di cui una colpì persino lo Console stesso che stava davanti a li altri per far sì che la cosa si facesse.

E al fine mentre la folla era trattenuta a stento da le guardie, la carrozza partì di gran furia e sparitte ne lo buio della notte.

A ciò che si fu compiuto, io stesso me ne partii da la via de’ Molini, che lo assedio era finito ed io era molto turbato, che non sapevo che pensare ed anche avevo paura al ciò raccontare in questa mia cronaca, che non si può certo dir bene de li duo forestieri, ma però anche la gente de la contrada mi aveva fatto spavento molto, e infine credevo che era meglio non dir bene neanco di tutti quelli che quietavano li animi, imperocche anche loro per poco non presero li bastonate, e io massimamente temo li bastonate.

Acciocche io scrivo solo che brutti sono stati questi accadimenti che sono stati ne la via de’ Molini in questo mese di settembre dell’anno domini 1***, e che speriamo tutti noi ch’essi mai più di nuovo si accadono, e anzi certi siamo che nel tempo futuro vicino e lontano essi mai più accaderanno nella nostra città.”

Un commento »

  1. Ilio Dainelli 3 settembre 2010 alle 22:32 - Reply

    Alessio, un amico, un poeta, un artista, che mi piacerebbe rivedé’…magari prima di morì.
    Ilio

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