Trentennale e declino del modello Mediaset

Alessio Traversi 2 giugno 2011 0

mediaset

Tra i molti aspetti degni di interesse del crollo della cultura berlusconiana verificatosi in queste elezioni amministrative, e in particolare in quelle che hanno sancito per la prima volta che un candidato espresso dalla sinistra dovesse diventare il sindaco di Milano, c’è n’è forse uno che rischia di non essere analizzato e compreso a fondo.

Esso riguarda l’aspetto più profondo del modello di rappresentazione della realtà che da trent’anni domina il nostro paese, e che proprio quest’anno celebra il suo trentennale.

La nascita ufficiale di Canale 5 risale infatti al 1981, anno in cui la rete ammiraglia della società allora denominata Finivest nacque come assemblaggio di canali privati. Fu anche l’anno in cui Canale 5 cominciò a trasmettere Dallas, il suo primo storico serial di importazione, mentre i suoi show-man di punta, quali Mike Bongiorno, Corrado e Raimondo Vianello cominciavano a impersonare i format che avrebbero fatto la storia della televisione privata e poi della televisione in generale, segnando nel tempo il trionfo del tubo catodico sulla nostra vita reale.

Il segreto principale del dominio narrativo del premier sul nostro paese risiede in parte decisiva in quel modello e nei personaggi che lo incarnavano, capaci di offrire un punto di riferimento nello stesso tempo seducente e rassicurante a una nazione in fuga verso l’edonismo. Un modello talmente potente che ha finito per sovrapporsi materialmente al paese, rendendo sempre più labile la distinzione tra “italiano” e “berlusconiano”.

Ciò che evidentemente si sta incrinando è proprio quel modello, che negli anni più recenti è apparso meno capace di soggiogare e domare le istanze di un paese nuovamente in fuga.

Non è un caso ma un segno che le prime elezioni che il premier ha davvero perso da quindici anni a questa parte siano le prime elezioni del post-Mike.

Oggi il modello Mediaset, costruito attorno a un’estetica ormai in affanno e a una serie di testimonials ormai scomparsi, sembra traballare, arrancando nel rincorrere quello sempre più in voga tra le generazioni più giovani, risucchiate dai format sempre più patinati, vacui e falsamente partecipativi dello stile MTV; e contemporaneamente ha perso una parte significativa del suo potere rassicurante sull’uomo italico, poiché l’immagine contemporanea del premier scanna-veline ha determinato un notevole corto-circuito rispetto a quella antica e cordiale dei buoni presentatori di famiglia come Mike e Vianello, che all’interno delle loro trasmissioni invitavano gli ascoltatori a votare per l’uomo che si era fatto da solo e che poteva offrire a tutti lavoro e libertà.

Oggi il modello Mediaset, così come si è espresso negli ultimi anni, appare in difficoltà come mai prima nel governare il paese.

Questo non significa che sia al tramonto.

Esso durerà anzi molto di più di colui che lo ha generato.

Per superarlo davvero non basta batterlo alle elezioni.

Dobbiamo guardare dentro noi stessi, per capire dove, come e quanto ci possiede.

E possibilmente per liberarcene.

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