… I WILL BE A LEGEND (Part 2)

cristiano chelini 21 novembre 2011 0

Tributo a Freddie Mercury in occasione del ventennale della sua morte.

Segue la I° parte

… Nell’estate del 1979 esce finalmente Live Killers una raccolta dei pezzi migliori dei Queen eseguiti durante le recenti tournée. Le vendite furono subito elevate. I concerti del gruppo erano dei veri e propri eventi, e in questa raccolta il pubblico poteva finalmente apprezzare la straordinaria classe di Mercury, che con il suo pubblico davanti riusciva sempre a mettere quel qualcosa in più che lo rende ancora un oggi un esempio per tutti i frontman mondiali. L’album ottenne anche il plauso della critica:

-          Non sono tra quelli che si inquietano al solo sentire il nome Queen. L’album è ben confezionato e contiene una scelta pressochè perfetta delle migliori canzoni del gruppo – Sounds

-          Andate a prendere champagne e rose, siamo di fronte a un vero trionfo, un disco che valorizza le canzoni dei Queen e non è certo un semplice riempitivo in attesa del nuovo album di studio. Non vi deluderà. – Record Mirror

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Freddie in questo periodo passava molto tempo a Monaco. Citta con una vita notturna a dir poco movimentata, ma anche una città dove Freddie si poteva unire a molti amici che nel tempo divennero le persone più vicine a lui. Proprio a Monaco compose in questi anni una canzone che permetterà ai Queen di raggiungere per la prima volta la vetta nella classifica americana: Crazy Little Thing Called Love. Mercury la definì così: “Non è tipico del mio lavoro, ma in fondo niente può essere definito tipico nel mio lavoro.” In questo brano Freddie si cimenta pure con la chitarra, con risultati piuttosto scarsi, come da lui confermato: “Non mi sono sforzato di diventare un guitar hero, perché non la so suonare, la cazzo di chitarra!”  I primi mesi del 1980 videro i Queen impegnati su due fronti: il nuovo album e  la colonna sonora per Flash Gordon (De Laurentis all’idea di ingaggiare i Queen per la colonna sonora esordì con un “chi sarebbero questi?”). I due lavori vennero portati avanti a Monaco, sempre più meta di divertimento per Freddie, ora che la storia con la Austin era finita, tanto che mal volentieri in questo periodo tornava a Londra. I primi anni ’80, sono anni complicati per i Queen, per le insistenti voci di separazione e per i numerosi cambiamenti di stile. Iniziarono ad usare il sintetizzatore e le loro melodie virarono verso un pop dance che fece storcere la bocca a molti fan degli anni ’70. Ammetto che io sono tra questi. Credo che nonostante alcune perle, i primi 3 album degli anni ottanta siano la parte peggiore della loro discografia, ma come si dice De Gustibus… tra nuove sonorità e cambiamenti di look ecco a distanza di poco tempo uscire Flash Gordon e The Game.  The Game balzò subito al numero uno delle classifiche britanniche, nonostante le critiche non si mostrarono uniformi:

-          Vecchio, stanco, fiacco e risaputo. Sembra un gatto che fa le fusa carezzandosi da solo. – New Musical Express

-           Amo i Queen, Amo i Queen…Un disco che è un goal ai campionati del Mondo, una vittoria nel singolare maschile di Wimbledon – Sounds

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I fan non apprezzarono molto questo passaggio all’elettronica, ma l’album ottenne un ottimo successo, grazie a canzoni come Another one bites the dust, con il fantastico giro di basso di Deacon, Crazy Little thing called Love e un gioiello targato Brian May: Save Me. Non dedicarono molte date al tour estivo, perché Flash Gordon doveva essere pronto al più presto. I lavori si intensificarono negli studi di Londra dove fu deciso che ci sarebbe stato un solo singolo: Flash.

Per un bis del concerto del 20 Novembre a Zurigo Freddie si presentò sulle spalle di una guardia del corpo vestita da Darth Vader, ma la compagnia di Lucas decise di far causa a Mercury, per non aver pagato i diritti. Flash, uscì come singolo il 24 Novembre, l’album l’8 dicembre:

-          Era dai tempi di Charlton Heston e della corsa delle bighe di Ben Hur che non sentivo qualcosa di simile. Un album di dimensioni epiche che si guadagna cinque epiche stellette di merito – Record Mirror

-          Flash Gordon è realmente straordinario – Sounds

Il 9 dicembre durante il live a Wembley, giunse ai Queen l’annuncio dell’assassinio di John Lennon,  un idolo di Mercury. Lo omaggiarono con una versione commovente di Imagine, con il pubblico distrutto dal dolore e i quattro in chiara difficoltà emotiva. Freddie sbagliò anche il testo, ma Brian spiegò che era stato lui a dimenticare gli accordi passando al ritornello troppo presto. Alla fine del 1980 i Queen avevano venduto 45 milioni di album e 25 milioni di singoli, nonostante il disappunto di molti fan, The Game aveva conseguito ben cinque album di platino in Canada e un nuovo passo stava per essere compiuto.

C’erano dei paesi dove i Queen non si erano mai esibiti, qualcuno suggerì per scherzo il Sud America, ma i Queen non si scomposero e con la promessa di avere accesso ai grandi stadi accettarono l’idea. I concerti furono pieni di problemi tecnici, ma nonostante ciò regalarono forti emozioni. Durante il live di Love of my Life in Argentina a Freddie cascò il microfono, il pubblicò continuò senza sbagliare minimamente una parola, Freddie giunse ad ascoltare tutta la canzone, asciugandosi qualche lacrima a fine melodia. Da li in avanti, Love of my Life sarebbe quasi sempre stata cantata in gran parte dal pubblico. Tutti gli album dei Queen salirono ai primi posti della classifica argentina e Love of my Life restò per un anno nella classifica dei singoli. In Brasile riuscirono a tenere un concerto con 131000 spettatori, record di paganti per un concerto rock.

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Stanchi ma pieni di gioia per il successo ottenuto i quattro tornarono a  Londra.  Si presero una pausa, non erano previste nuove uscite, se non dei lavori personali o il primo greatest hits. Usci poco dopo, nel 1982, Under Pressure, una canzone a 2 voci, Mercury, Bowie che rimane anora oggi, una delle opere più belle di Mercury. Proprio mentre la canzone era prima tra i singoli in Argentina scoppiò la guerra delle Falkland che Mercury giudicò così: “Si tratta di giovani che ammazzano altri giovani, non c’è gloria nell’essere fatti a  pezzi”. I Queen fecero un lungo periodo di concerti con qualche singolo inedito (vedi Las Palabras de Amor) e i vecchi classici. Uscì da li a poco Hot Space, con i due singoli sopra citati e sonorità sempre più distanti dai primi Queen, i fan come me non ne rimasero sicuramente entusiasti. Non ottenne grandi vendite, ma oggi molti critici lo ritengono straordinario. Estremamente avanti con le sonorità tanto da non essere capito, soprattutto in pezzi come Body Language e Back Chat. A proposito di Body Language comunque Sounds scrisse: “Era dai tempi delle “Ragazze in Bicicletta” che i Queen non tiravano fuori qualcosa di tanto provocante. Eccellente singolo che non piacerà a Mary Whitehouse.”

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Mercury nel frattempo si divideva tra le scene gay di Londra, New York e Monaco. Il suo arrivo suscitava sempre scalpore, sia per la sua fama, sia perché era preludio per l’organizzazione di feste fuori dal comune. Alle voci di un imminente scioglimento Mercury replicò così: “Ormai siamo troppo vecchi per scioglierci, ve lo immaginate cosa possa voler dire formare una nuova band a 40anni ?”. Dissacrante, eccentrico e ironico, Mercury era proprio così. Schivo, annoiato, talvolta irriverente fuori dal palco. Un generoso, un amante del pubblico, un esibizionista sul palco.  Bates, uno dei pochi ai quali Mercury in questi anni concesse un’intervita, afferma: “aveva dei modi quasi Vittoriani, estremamente educato, tè, biscottini e un sacco di chiacchere, fu molto affascinante, fece anche di tutto per mostrare interesse per quello che piaceva a me. Era un vero appassionato d’arte, e chiaramente un esperto. Non volle altre persone intorno, voleva una certa intimità, gli chiesi se voleva che evitassi degli argomenti, mi disse di chiedergli cosa mi interessava veramente. La sua omosessualità non venne mai fuori, non mi interessava, non aveva a che fare con la sua musica. Ammise di essere un “Party Animal” e che gli piaceva godersi la vita fino in fondo, allontanarsi dalla Gran Bretagna il più spesso possibile. Concluse dicendo che aveva tre personalità: la prima lavorava sodo, la seconda era festaiola incallita e la terza amava esser lasciata in pace”. I Queen che erano rimasti separati, per lavori autonomi, ma comunque in contatto, tornarono a lavorare insieme a fine 1983 e nel 1984 fecero tappa al Festival di Sanremo dove Radio Ga Ga venne accolta da un’autentica ovazione. La critica non fu delle migliori:

-          Una chiara mancanza di intenti, spessore, coesione e spirito. Un’arrogante banalità che mi ha rovinato il pomeriggio. New Musical Express.

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Nonostante la canzone non sia obiettivamente un capolavoro, diventerà un’occasione di condivisione unica durante i concerti, dove il pubblico partecipava con uno spettacolare gioco di applausi. The Works uscì il 24 Febbraio e fu accolto meglio del singolo.

-          La carente Ragio Ga Ga è riscattata dalla fluida Tear it Up con la sua chitarra graffiante Un altro gioiello della corona _ Record Mirror

L’album segna un gran ritorno dei Queen, dopo qualche anno discutibile, o comunque particolare. Brani come I want to break free, Is this the world we created, Hammer to fall ( imperdibile nei live), faranno la storia del gruppo britannico. It’s a Hard Life rimane nell’immaginario di molti, il gioiello di questo album. A questo brano mi legano molte cose personali, ma è difficile per tutti dimenticare il video clip e il finale meraviglioso della canzone: “alla fine potrò voltarmi indietro e dire: I did it for Love”.

-          C’è tutto. Ve l’assicuro. Critica sociale in Machines, una delicata ballata alla Freddie in Is this the world we created e persino un accenno metal vecchio stampo di Brian in Hammer to Fall – Sounds

I Queen viaggiarono in tutto il Mondo, Giappone e Australia compresi, e realizzarono clip molto differenti dal passato, come afferma Taylor: “volevamo divertirci un po’, la gente non deve pensare che ci prendiamo troppo sul serio” (dopo la registrazione del clip di I want to break free). L’album ottenne grande successo di vendita, dopo un iniziale difficoltà e i concerti furono una vera e propria occasione di entertainment.

Il 1985 è un anno importante: esce il disco solista di Mercury, Mr Bad guy, con brani eccezionali come I was born to Love you. Il disco si piazzò al 6º posto nelle classifiche inglesi. Ma fu soprattutto l’anno di due grandi Live. Il Rock in Rio, dove i Queen aprirono e chiusero l’evento rock; salirono per la prima volta sul palco alle due del mattino, davanti a circa 250.000 persone, il più grande pubblico pagante per un singolo concerto e soprattutto il Live Aid, un concerto organizzato per fini umanitari, con tantissimi protagonisti della scena musicale del periodo.  Tutti i grandi gruppi avevano accettato, ma tutti avrebbero voluto chiudere il concerto, i Queen non la pensavano così, volevano entrare subito in scena, prima di tutti i gruppi più attesi. A giudizio unanime di giornalisti, critici e fans, rubarono la scena a tutti i partecipanti del concertone di Wembley.

-          Mi erano sempre piaciuti ma quella sera Freddie dimostro che showman fosse – Pail Young

-          Bastardi !. Avete rubato lo Show – Elton John

-          Noi abbiamo suonato bene, ma Freddie era oltre e ha portato tutto a un altro livello – May

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Il gruppo sembrò prender linfa vitale da questo concerto e si mise subito a lavoro per il disco A Kind Of Magic, ufficialmente colonna sonora di Highlander, l’ultimo immortale. L’Lp balzò subito in testa alla classifica, nonostante la critica fosse discorde.

-          Un por pourri di stili musicali. Probabilmente solo una formazione della statura dei Queen poteva accostare generi tanto diversi senza scontentare i suoi fans. - Kerrang

-          L’unica emozione intensa che riesco a provare è il desiderio che Brian May si tagli i capelli – Record Mirror

Il 6 Giugno partì il Magic Tour, che per tutti rimane il touri più bello della storia dei Queen. I ragazzi portarono in scena le canzoni più belle dell’album: One Vision, A Kind of Magic, Friends will be friends, Who wants to live Forever, One year of Love e meravigliose perle del passato, molte delle quali arrangiate in modo originale. Tra le date ci fu chiaramente quella di Wembley, dalla quale nel 1992 venne fuori la raccolta Live at Wembley.

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I Queen si separarono ancora una volta, per riposarsi e per inseguire progetti solisti. Tra quelli di Mercury ci fu l’album Barcelona con l’eccezionale soprano Montserrat Caballé. Incisero insieme la canzone Barcelona che nel 1992 divenne il brano delle Olimpiadi spagnole. È il 1988 e Freddie ha già contratto l’HIV, tenendolo però nascosto a fans e Queen. Barcellona, così eccezionale e inattesa fu accolta con clamore positivo dai più, come sciagura del rock da altri:

-          Sensazionale, assolutamente straordinario. Davvero l’ultimo grido in fatto di platealità – Kerrang

-          Piacerà ai veri amanti della musica – Sounds

-          Il più bizzarro accostamento di talenti che mene umana ricordi -  Record Mirror

Il periodo di separazione portò i suoi frutti e nel 1989 i Queen tornarono a pubblicare un nuovo album: The Miracle. Il disco ebbe buoni successi di vendita, una copertina dell’album molto bella, dove i quattro volti sono fusi insieme e alcune tracce memorabili come The miracle, Invisible man, I want it all, Breakthru rendono il disco molto apprezzato dai fan. Nonostante il buon successo, voci poco incoraggianti sulla salute di Mercury si rincorrono, incomincia a circolare l’ipotesi AIDS, le apparizioni si fanno sporadiche e quelle obbligatorie non mostrano sicuramente un Freddie in gran forma. Tra paura e smentite  gli amici e i 3 compagni di viaggio dicono che non voleva essere di peso a nessuno, talvolta sembrava stesse meglio, non voleva smettere di lavorare e dopo The Miracle si misero subito a creare un nuovo album  e a registrare demo. Probabilmente la paura di non riuscire a finirlo attanagliava Mercury che sfruttava ogni momento di buona salute per lavorare ad Innuendo. Questo uscì a Febbraio 1991 e balzò come il singolo, la titletrack, in vetta alle classifiche. L’affascinante copertina era basata sulle illustrazioni di J.J Grandville e le canzoni contenute rendono Innuendo a detta di molti uno dei migliori, se non il migliore album dei Queen. Tra i titoli più famosi ricordiamo: Innuendo, The show must go on, Headlong,  I’m Going slightly mad (nel video Freddie mostra tutta la sue teatralità eccelsa) , Bijou e la struggente These are the days of our Lives. Sicuramente forte l’influenza dello stato d’animo dei 4 musicisti. Anche nei brani non scritti da Mercury, c’è un forte richiamo alla paura di non finire un lavoro, al tempo che scorre, alla speranza vana di un futuro. I Queen erano ormai ben coscienti dello stato di salute di Freddie. Lui li invitò a non compatirlo e per il momento non fece rivelazioni pubbliche. Emblematico e strappa lacrime l’ultimo video dei Queen, These are the days of our Lives nel quale l’ultima inquadratura è dedicata ad un Freddie sorridente, in bianco e nero, che sotto la melodia piena di pathos della canzone pronuncia al suo pubblico le sue ultime parole: “I Still Love You ”.

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Nel corso degli ultimi mesi la stampa non aveva dato tregua a Mercury, tutti volevano una conferma delle voci sulla malattia. Il 23 Novembre fu lo stesso Freddie ad annunciare di avere contratto il virus dell’AIDS. Di li a  poche ore, alle 19.00 del 24 Novembre si spense per una broncopolmonite. Brian e Roger furono costretti a rilasciare una pubblica dichiarazione sulla morte di Freddie: ”Abbiamo perduto il più grande e amato componente della nostra famiglia, stroncato all’apice della creatività, ci sentiamo onorati di aver potuto lavorare e vivere con lui, non appena ci sentiremo in grado gli renderemo omaggio nello stile che a lui si confaceva…”

To Be Continued

 

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