
Tributo a Freddie Mercury in occasione del ventennale della sua morte
Ed eccoci qua, con un po’ di gioia e un po’ di malinconia a cucinare l’ultimo piatto di questa trilogia, il più raffinato ma anche il più sofferto. Note di tartufo e retrogusto di cioccolato amaro per quel che non può che essere un articolo lontano dalla cronaca e vicino al cuore. È un avvertimento a tutti i lettori: chi non vuole sentire parole a forte rischio di diabete, chi non se la sente di dedicare qualche minuto ai ricordi e, per ovvie ragioni, alle emozioni, ci lasci qui; dove la cronaca finisce ed inizia la Vita.
Pochi mesi dopo la morte, si diffonde la notizia che si sarebbe svolto un eccezionale concerto tributo al leader scomparso dei Queen, allo Stadio di Wembley, la casa di Freddie. Scorrendo i nomi dei partecipanti sembrava di scorrere l’enciclopedia del rock: Bowie, Guns’n’Roses, Metallica, Extreme, Annie Lennox, Seal, Elton John, George Micheal, Plant, Liza Minnelli, Paul Young, Bob Geldof, Ian Hunter e tanti altri. Ad abbellire il tutto una fenice ala tredici metri sul palco. L’atmosfera di malcelata emozione che si poteva respirare era venata da un fondo di tristezza. Alle sei del pomeriggio il concerto iniziò aperto da Brian, Roger e John e via via tutti gli artisti entrarono in scena. Ci furono pure collegamenti con concerti tenuti da altre band in giro per il Mondo. David Bowie a fine esibizione piegò un ginocchio a terra e recitò il Padre Nostro, a fine concerto Lisa Minnelli presentata da un commosso Brian cantò We are The Champions, e venne accompagnata sul palco da tutti gli artisti, fu il degno saluto a Freddie. A dover di cronaca possiamo dire che tra emozioni e canzoni, George Micheal si distinse da tutti con una versione meravigliosa di Somebody to Love. Rimane ad oggi, a mio avviso, l’unico in grado di cantare le canzoni di Mercury con una intensità quantomeno simile. Di li a poco vennero pubblicati dischi, raccolte e video sui Queen, ormai sciolti definitivamente. Nel 1995 uscì l’album Made in Heaven che chiaramente arrivò subito in testa alle classifiche. Vi erano le ultime registrazioni di Mercury tra le quali una pazzesca Mother Love, che Brian May rivelò essere stata cantata da Mercury con qualche bicchierino di vodka in corpo che gli aveva permesso di alzarsi dal divano e mettersi davanti al microfono per pochi minuti. La sua voce raggiunge nonostante ciò vertici incredibili. Fu il suo ultimo brano inciso.”Quel che sentite è un uomo che non riusciva a stare in piedi senza soffrire atrocemente e che non aveva più carne sulle ossa, sentite la sua potenza, la sua volontà” (Brian May). Sulla copertina del disco appare una statua di Freddie con il tipico braccio alzato, lo sfondo della sua Montreux, che sarà sede del memorial annuale dedicato a lui, e la scritta “dedicated to the immortal spirit of Freddie Mercury”. Ascoltando Made in Heaven si ha la paura di aver perso qualcosa di unico. Innuendo e Made in Heaven sono eccezionali. Inoltre Mercury si rivela all’apice della sua bravura e il terrore di aver perso molte possibili creazioni strepitose attanaglia i fans. Ma come accade sempre in questi terribili eventi, la morte ha reso questo artista infinito ed immortale, un Dorian Gray corredato da uno specchio infrangibile: bello, vivo, immortale nello spirito di tutti e nelle immagini dei media che per sempre ricorderanno la sua arte, senza il rischio che il futuro la sbiadisca. Ed ecco che il titolo dell’articolo…”I will be a Legend” raggiunge il suo compimento. La frase è colta da un’intervista fatta a Mercury agli inizi della carriera, nella quale affermò, stravagante come sempre, di non voler diventare una rock star, ma una leggenda (“I won’t be a rock star. I will be a legend”). Non c’è dubbio che la previsione sia stata mantenuta. Vittima del suo sarcasmo, vittima della sua Vita. Il destino ci consegna la leggenda di una rock star grandissima in Vita e diventata mito dopo la sua triste scomparsa. I fan di Mercury sembrano non diminuire, schiere di giovani, anche giovanissimi, si radunano durante i memorial days di Montreux, che da fiero partecipante vi posso dire essere emozionantissimi, i dischi continuano ad essere molto richiesti, si moltiplicano le tribute band, gli omaggi televisivi e quelli via internet (ultimo quello del doodle meraviglioso di Google per il 65°compleanno di Freddie). In tutto ciò lo spirito di Freddie rimane ad aleggiare sopra di noi, come ogni leggenda che si rispetti. I ricordi di tutti sono indelebili, sia quelli dei fan comuni, sia quelli degli illustri colleghi. Riporto qualche stralcio di dichiarazione:
- Tutti adesso dicono che fenomeno fosse, ma il fatto è che lo era davvero. Era Talmente Bravo che un minuto poteva essere sentimentale e prendere per il culo se stesso e un minuto dopo cambiare e ammutolire il pubblico con brani come “Who wants to live forever”. Questo vuol dire essere un frontman (Dickinson)
- Di tutti i “teatrali” cantati rock, Freddie era una spanna sopra tutti. – Lui andava oltre. E naturalmente, ammirerò sempre un uomo che indossa collant. Lo vidi in un concerto e pensai che lui era l’uomo che era in grado di tenere il pubblico nel palmo di una mano (Bowie)
- Dato che Freddie amava la spettacolarità credo che tutto questo gli sarebbe piaciuto…Per me Freddie è stato l’interprete definitivo; e anche se sono cresciuto con la loro musica, la cosa che mi è sempre piaciuta di più di Freddie è che è stato un grandissimo interprete in qualsiasi momento. (Paul Young)
- Se non mi fossi aggrappato ai testi di Freddie Mercury quando ero un bambino, non sarei dove sono ora. Mi ha insegnato tutte le forme di musica. Mi ha aperto la mente. Non ho mai avuto un insegnante cosi grande nella mia vita (Axl Rose)
- Da troppi anni, ormai, non provo più esaltazione ascoltando musica, o creando musica, o scrivendo davvero qualcosa, e per questo mi sento in colpa al di là di quanto le parole possano spiegare. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento alzarsi il ruggito della folla, io non provo dentro di me quello che provava un artista come Freddie Mercury, che sembrava amare e trarre energia dall’amore del suo pubblico, cosa per cui lo ammiravo e lo invidiavo.(stralcio della lettera di Kurt Cobain prima del suicidio)
Mentre sto scrivendo ascolto chiaramente un po’ di Queen. Era da tempo che non li ascoltavo così tanto e così intensamente. Il rileggere pezzi di biografie e il dover ricordare qualche aneddoto mi ha spinto a riscoprirli un po’ nella mia memoria….passano alle mie orecchie note bellissime, frasi meravigliose e di conseguenza ricordi personali importanti:
- My soul is painted like the wings of butterflies, Fairy tales of yesyerday that will grow but Never Die. (The show must go on)
- in the quiet of the night, let our candle always burn (Teo Torriatte)
- But touch my tears with your lips, touch my world with you fingertips, and we can have forever, and we can love forever
forever is our today” (Who wants to Live forever)
- You can be anything you want to be just turn yourself into anything you think that you could ever be free with your tempo (Innuendo)
- I’m playing my role in history.Llooking to find my goal. Taking in all this misery, but giving it all my soul (Made in Heaven)
- I’ll look back at myself and say I did it for love (It’s a hard Life)
Ma ancora più bello è che al di là delle sue canzoni, delle sue frasi, dei ricordi di famosi cantanti rock rimane l’amore che Freddie ha lasciato in tutti i suoi fans. Nelle persone più normali, che grazie a lui hanno provato emozioni fortissime, hanno trovato ispirazione, hanno trovato un conforto, ognuno ci metta ciò che vuole, ma per molti di noi questo starordinario ragazzo dalla voce toccata da Dio continua ad essere un punto di riferimento. Mi piace riportare alcuni dei pensieri che vi ho chiesto di mandarmi, perchè questo non sia un mio articolo, ma uno stralcio di cuore che unisce molti di noi…
“Ricordo bene quando morì Freddie: era il giorno del mio 12° compleanno. Ricordo perfettamente io e mio fratello in auto con i miei genitori che ascoltando la radio sentimmo la notizia: io chiesi se era quello di “We are the champions”, e mio babbo annuì. Da quel giorno ho cominciato ad ascoltare il rock innamorandomi dei Queen e delle loro canzoni. Il nostro vicino, che scoprimmo esserne un fan accanito, ci duplicava gli album registrandoli su cassetta e noi non facevamo altro che ascoltare dalla mattina alla sera la magia della voce di Freddie che duettava con la chitarra di Brian. Sapevamo addirittura a memoria chi avesse scritto ogni canzone della discografia, avevamo cd, lp e vhs. I Queen ci hanno introdotto alla musica rock e ci hanno fatto prendere in mano gli strumenti per la prima volta. Eravamo sempre più convinti che fossero la migliore rock band di tutti i tempi. Sono passati 20 anni, personalmente ho avuto altri “amori musicali” ma come si dice, il primo amore non si scorda mai e mai lo scorderò… “I still love you“. (Matteo Caldari)
“Non esagero dicendo che per me onorare la memoria di Freddie è come ricordare una persona a cui mi sento legato come se lo avessi conosciuto personalmente, è come se rendessi omaggio ad un caro vecchio amico di famiglia che mi ha visto crescere e che nonostante se ne sia andato continua ad essere una presenza costante nel tempo. Quel “tempo” così abile nel rimarginare le ferite con il suo inesorabile trascorrere ma che ti fa inevitabilmente dimenticare anche le cose belle, non riesce tuttavia ad intaccare i bei ricordi e le emozioni che mi legano ai Queen.
Io e mio fratello siamo letteralmente cresciuti con le loro canzoni, fino a diventare uomini, nel mio caso anche padre di una splendida bambina a cui non certo faccio mancare, già da appena nata, la compagnia delle loro geniali armonie. E di sicuro invecchieremo con loro poichè è oramai assodato che non ci stancheremo mai delle loro canzoni.
Ero poco più di un bambino quando Freddie ha lasciato questo mondo, non sapevo che cos’era l’HIV e l’AIDS, riuscivo a malapena a capire che quella voce che tanto amavo se n’era andata, un mostro invisibile ma invincibile se l’era portato via forse perchè invidioso del suo talento, ricordo il dispiacere dei miei genitori e di mio fratello quando apprendemmo la notizia dall’autoradio. La sua incredibile carriera parla da sola, è vero che la musica rientra in quei campi in cui si deve render conto dei gusti personali e di un’ovvia soggettività, ma nel caso di Freddie Mercury solo chi vuol essere volutamente provocatorio o involontariamente ridicolo non riconosce la sua innegabile grandezza.
Aggiungo che ha sicuramente avuto anche una importante influenza sull’educazione del sottoscritto: non può esserci niente di sbagliato o di “deviato” nell’essere omosessuale se il mio più grande mito ne è l’icona per eccellenza. Questo, unito in seguito alla scoperta per me del movimento Punk-HC e del grunge, anch’essi nemici dichiarati dell’omofobia, mi ha reso, sin dall’adoloscenza, rispettoso nei confronti degli omosessuali e dei loro diritti, a differenza dei miei coetanei che ne facevano un facile oggetto di scherno, in un’età in cui le diversità vengono accettate difficilmente.
Devo a lui ed in egual misura a Brian, Roger e John, una spinta decisiva a voler diventare un musicista, infatti, ancor prima di impugnare uno strumento, io e mio fratello scimmiottavamo, con l’allora nostro vicino di casa, anche lui grandissimo fan dei Queen, le gesta dei nostri idoli e con la fantasia e l’immaginazione tipica dei bambini quella piccola cameretta diventava il palco di Wembley e del Live in Rio.
In definitiva sono ormai passati venti anni dalla tua scomparsa caro Freddie, quel bambino è cresciuto, è diventato un uomo ed un padre che la tua voce immortale riesce sempre a far sognare, perchè nonostante i tempi difficili, le preoccupazioni e le cose in continuo mutamento, per me i Queen rimaranno per sempre una certezza su cui contare, per questo non smetterò mai di renderti omaggio e di dirti grazie”. (Diego Caldari)
Trovo le parole di questi ragazzi meravigliose, in molte si legge la malinconia di chi ha visto in Freddie non solo un cantante, ma quasi un amico. Forse è questa la magia che circonda questi ricordi. Siamo tutti ragazzi intorno ai 30anni, nessuno ha potuto vivere a pieno la carriera di Freddie Mercury, nessuno di noi ha fatto in tempo ad essere un suo fan nel periodo in cui riempiva gli stadi e veniva osannato dai media. Tutti lo abbiamo dovuto scoprire postumo. Abbiamo cercato di viverlo come meglio abbiamo potuto, abbiamo desiderato chissà quanto vederlo dal vivo, ma nessuno di noi ha potuto. Ecco perchè ci siamo avvicinati a lui in modo diverso da quello classico con il quele solitamente ci si avvicina agli artisti. Più che con la star abbiamo dovuto confrontarci con il Mito.
Per tutti noi, Freddie non è stato un idolo, ma un amico. Una persona che con la sua voce e le sue parole, accompagnava le nostre Vite. Sicuramente non c’era nessuna sua hit alla radio il giorno in cui abbiamo affrontato l’esame delle scuole medie, non c’erano concerti in programma per l’estate dopo la mautità, non c’era niente di tutto ciò; è il bello ed il brutto di dover vivere il passato senza un presente. Tutto appare onirico, malinconico, forse amplificato. Ed allora abbiamo dovuto scegliere Noi la colonna sonora per tutti gli eventi che hanno accompagnato le nostre vite. Matteo e Diego hanno dovuto selezionare le prime canzoni da suonare nella loro stanza, altri avranno selezionato le parole da dedicare alle fidanzate, altri non so, avrano semplicemente selezionato pillole di buona musica per i più svariati motivi. Ognuno di noi ha scelto (e lo trovo bellissimo) la sua colonna sonora. Ognuno di noi ha deciso quale pezzo dei Queen fosse giusto abbinare ad un dato istante. La bellezza della scelta è l’unico vantaggio che troviamo nel non aver potuto viverli a pieno. Ci celiamo dietro questa consolazione per non farci troppo male, per non sentirci così impotenti. Di Freddie avrei veramente tanti aneddoti da ricordare, alcuni legati a fidanzate, molti legati ai viaggi, alcuni agli amici. Vi ho già detto qeullo del mio primo cd, oggi ne ho scelto un altro, quello che reputo il più prezioso. Quello che mi lega ad un amico. Ho pensato molto a lui in questi giorni. La nostra amicizia è sempre stata forte, ma sempre ostacolata dalla distanza, anche per diversità caratteriali non sarebbe stato così facile coltivarla se non ci avesse pensato Freddie con la sua musica. Ricordo benissimo il giorno nel quale scoprimmo di avere questo amore comune, da li in poi molte nostre avventure sono state colpite, toccate, talvolta anche solo accarezzate dalla presenza della musica dei Queen. Oggi la nostra amicizia è salda più che mai, crescendo le difficoltà spaziali sono calate, un tatuaggio che riporta una frase di Freddie ci unisce dal 2007 e credo proprio che se oggi siamo così uniti molto lo dobbiamo a quel ragazzo tanto forte, quanto fragile che dotato di una voce fuori dal comune, di capacità di frontman meravigliose e di un enorme carisma ha deciso di ispirare le nostre vite da buon messaggero degli Dei….
“Thank You Beautiful People, You’ve Been a Really special Audience, Thank You very Much….Goodnight. Sweet Dreams, God Bless you… We Love You” (Freddie 1986)


























