Fortezza Progressive

Gabriele Nannetti 10 dicembre 2011 0

Una composizione della Fortezza con la copertina di "In The Court Of The Crimson King", uno degli album più rappresentativi del progressive rock di tutti i tempi

 

Ieri sera, Venerdì 9 Dicembre, la nostra Fortezza Vecchia è stata ‘teatro’ (è proprio il caso di dirlo) di tre eventi musicali di alto profilo culturale, tutti all’insegna della musica progressiva. E’ bene spendere alcune parole per chi non conoscesse questo genere: solitamente si fa risalire l’origine del progressive all’Inghilterra del 1967, dove l’ancor giovane musica rock ‘progredisce’ verso sonorità nuove, liberandosi dalle catene della struttura strofa-ritornello e sfruttando il nuovo spazio concesso dai 33 giri. Difficile inquadrare questo genere, ma alcuni elementi distintivi sono: il recupero di strumenti acustici, quali flauto traverso e violino; la sperimentazione nel suono, con l’utilizzo di suoni ambientali e citazioni audio; la struttura non statica delle tracce, talvolta organizzate in vere e proprie ‘suite’ o persino in concept album lunghi un intero disco; i testi impegnati e aulici.Ma veniamo alla serata.

Donato Zoppo in versione 'manga', nell'avatar tratto dal suo blog

Un aperitivo ‘progressive’ a base di eccellenti cannoli siciliani e sfoglie ricoperte di cioccolato, piacevolmente inusuale, ha carezzato lo stomaco, in attesa della presentazione dell’ultimo libro di Donato Zoppo. A leggere la lunga bibliografia di questo autore, e sapendo che il suo argomento favorito è un genere musicale nato nel ’67, ci si attende un uomo di una certa età: e invece Donato è un ragazzo di 36 anni, nato a Salerno giusto alla fine dell’epoca d’oro del progressive. Scrittore, blogger, critico musicale e speaker radiofonico, dimostra una padronanza assoluta del suo campo, e sa coinvolgere e farsi coinvolgere durante tutta la presentazione, organizzata dall’associazione TodoModoMusicAll in collaborazione con la libreria Gaia Scienza. Inutile dire che il suo ultimo libro “Prog. Una suite lunga mezzo secolo”, edito da Arcana (publisher di punta nei saggi di genere musicale) parla appunto di rock progressivo. Oltre a questo, si discute anche del suo precedente volume intitolato “Cotto e suonato”, curioso mix di musica e cucina, edito da Aereostella, e scritto con Michela Bernardi.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, l’autore ha accettato di rilasciare un’intervista per Radiocage, che potrete ascoltare prossimamente sul nostro sito. Torniamo dunque al resoconto della serata.

I tempi sono stretti e dalle note di carta si passa senza pause a quelle suonate, con le atmosfere evocative dei DisOriente. E’ un gruppo da gustare in pieno relax, con gli occhi socchiusi, e la cornice antica della Fortezza si sposa perfettamente con il trio percussioni-contrabbasso-voce. Il bilanciamento è ottimo: ogni strumento diventa fondamentale e risulta perfettamente udibile e godibile, ma al tempo stesso la miscela dei suoni crea un amalgama davvero unico. Il concerto è dedicato alla memoria di un componente del gruppo venuto a mancare, e l’addolorato rispetto si avverte con chiarezza nella voce della cantante e nelle note dei musicisti.

La locandina dello spettacolo 'Europa Minor', organizzato da TodoModoMusicAll

A confermare la struttura di ‘suite’ della serata, ha poi inizio l’evento principale, cui viene dato il via quando ancora il precedente concerto non è terminato. Una scelta non troppo felice a livello acustico, ma ci si dimentica presto del piccolo incidente, perché Europa Minor è uno spettacolo che coinvolge totalmente l’attenzione dello spettatore. L’opera, già in parte presentata in forma di concerto l’estate scorsa durante Effetto Venezia, è interamente organizzata dalla TodoModo Music All, associazione labronica che si occupa di formazione e aggregazione in campo artistico. Lo spettacolo è incentrato su una lunga suite progressive dei Tugs, storica band livornese nata nel 1978, e ‘risorta’ soltanto di recente. Oltre ai componenti originali (Pietro Contorno – voce e chitarra; Nicola Melani – chitarra; Bruno Rotolo – basso) si sono aggiunti dei nuovi compagni d’avventura: Marco Susini alla tastiera; Fabio Giannitrapani alla batteria; Francesco Carmignani al violino; Claudio Fabiani al basso. Il soggetto e i testi sono dello stesso Contorno, la direzione musicale di Susini e le canzoni scritte da entrambi, insieme a Melani.

L’allestimento scenico prevede, di fronte al palco da cui suona la band, una gran quantità di oggetti dal sapore antico: grossi volumi rilegati in pelle, valigie consunte, un vecchio trono in legno e bauli impolverati. Il contesto della Fortezza, coi suoi mattoni masticati dal tempo si sposa perfettamente con questo tipo di setting. C’è anche una piccola installazione video alla destra del palco, con dei cubi su cui vengono proiettate diapositive di carattere storico in accordo con la rappresentazione e la musica, ma risulta poco visibile e non molto efficace.

Lo spettacolo si apre con l’ingresso dei personaggi, sulle note evocative dei Tugs. Sono tutti molto caratterizzati ed eterogenei. Ci sono ad esempio: una regina dall’aspetto austero; un soldato gravato dal peso delle armi e dell’equipaggiamento; un musicista con spartiti e strumenti sulla spalla. Alcuni di questi se ne vanno di scena dopo aver sfilato, mentre il soldato e il musicista rimangono ai lati opposti della scena, presi da attività di routine, quasi come figure di contorno a cui è piacevole dare uno sguardo durante l’esecuzione dei pezzi musicali.

La struttura è abbastanza regolare nonostante tutto: le canzoni  si alternano a brevi scene recitate dagli attori, molto spesso in forma di monologhi. Una bambina scalza intona l’inno francese; una madre imbarazzata cerca in ogni modo di evitare l’argomento ‘sesso’ con la figlia già quattordicenne, che proprio perché all’oscuro di come nascano i bambini si scopre essere in realtà già incinta; una sposa lamenta l’alito cattivo del marito e chiede il divorzio a un burattino comandato da lei stessa, un’esilarante caricatura di un giudice settecentesco, dai lineamenti marcati e la tipica parrucca bianca coi boccoli; una giovane ragazza ebrea viene prima spogliata dei suoi abiti e dei suoi capelli per ritrovarsi con la divisa e il numero tatuato da lager nazista, e poi, come una crisalide che esce dal bozzolo, sboccia una volta ancora come ballerina in tutù, dalla capigliatura fluente e le movenze delicate.

L’esecuzione dei brani da parte della band è impeccabile, e la presenza del flauto traverso e del violino danno quel tocco di ‘storico’ necessario all’atmosfera in cui si muovono i personaggi. La voce di Pietro Contorno, a dispetto di linee vocali con tonalità insanamente alte, non delude in nessuna occasione. Dopo quasi un’ora trascorsa sul palco con funzioni di ‘contorno’ entrano finalmente in scena anche il musicista / direttore d’orchestra e il soldato. Il primo si esibisce in un ballo sconclusionato e molto divertente, un tentativo volutamente maldestro di seguire il ritmo di una canzone non strutturata e quindi ardua da danzare, per poi addormentarsi, esausto, in mezzo alla scena. Il secondo, soldato del primo conflitto mondiale in licenza per motivi di salute durante il 1916, esprime invece ad alta voce i suoi pensieri di giovane devastato da un conflitto inutile, già totalmente avulso, dopo un solo anno di guerra, dal mondo che conosceva. E tuttavia, riesce a trovare nell’assenza di aspettative un motivo di speranza e un incentivo ad affrontare la vita con una nuova libertà: una libertà che purtroppo non troverà se non nella morte sul campo, come si scopre verso la fine dello spettacolo.

Una menzione particolare va ai piccoli attori, nella parte di bambini di umili origini che osservano l’ingresso in scena della Signora Borghesia, mettendo in scena  una questua che va a fondersi anche col pubblico, creando quindi un contatto diretto con gli spettatori. Anche il loro balletto, che ruota in modo originale intorno a un semplice straccio da lustrascarpe, risulta divertente e piacevole.

Sul finale, torna in scena la regina austera, Europa in persona, emblema e testimone di tutti gli eventi narrati in quest’avventura, e lo spettacolo si chiude con il ritorno in scena di tutti gli attori, momento fondamentale qui più che in altre rappresentazioni teatrali, in quanto la rivelazione dei nomi dei personaggi risulta importante per comprendere alcuni aspetti dello spettacolo che potevano essere sfuggiti. Si ha infatti la conferma che i personaggi incarnano sentimenti o concetti ben più grandi di loro: il soldato è ‘La Guerra’; la bambina è ‘La Libertà’; il direttore d’orchestra è ‘La Musica’.

I lunghi applausi non mancano di sottolineare l’apprezzamento del pubblico: tuttavia si resta con la voglia di un secondo ascolto, come accade spesso con i migliori album. Europa Minor, nonostante l’epiteto latino aggiunto, a detta dello stesso autore, come simbolo di umiltà, non può infatti essere colto a pieno in una sola volta. Non soltanto le canzoni di per sé richiedono più tempo per poterne gustare ogni particolare, ma a esse si aggiungono appunto gli aspetti teatrali e scenici, di cui non si riescono a catturare tutte le componenti alla prima visione.

E se, quando si tratta di un vinile, è sufficiente riportare la puntina di diamante sul bordo esterno del disco, con Europa Minor non resta altro che questo: augurarsi che lo spettacolo venga messo in scena nuovamente.

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