Intervista ai Verdena

Giuseppe Cardone 14 dicembre 2011 0

Firenze, 9.12.11

Dopo l’intervista al Cage Theatre dello scorso Febbraio, abbiamo incontrato Luca Ferrari, il batterista dei Verdena, in occasione del loro concerto al Viper Theatre. La formazione bergamasca che ha incassato notevoli successi di critica e di pubblico, con la pubblicazione del doppio Wow e il relativo tour in giro per l’Italia e l’Europa.

Abbiamo parlato del tour, della cultura musicale italiana, dello studio-pollaio e di altre curiosità.

Sesta data toscana, la quarta fiorentina, del vostro intenso e acclamato Wow tour, che ha visto anche una parentesi europea. Un bilancio?

In Italia è andata da Dio, più del solito. Anche a livello di media la situazione è migliorata: s’è aperto qualche spiraglio in più. Siam contentissimi, purtroppo sta per finire. Ultima data il 27, al Bloom, nei pressi di Milano.”

Avete fatto tantissime date, quindi avete suonato molto. Soprattutto e ovviamente avete dato spazio alle canzoni dell’ultimo lavoro, Wow. Di queste, ben ventisette, indicaci quella più difficile da eseguire e quella dove vi divertite di più ad eseguire da vivo.

C’è ne una che non siamo ancora riusciti a fare, l’unica, che è La volta: quindi probabilmente è questa quella più difficile. Un pezzo stumentale, un po’ complicato da eseguire ma che comunque abbiamo intenzione di proporre in una delle ultime quattro date da qui alla fine del tour. Stiamo provando. Invece il pezzo che mi piace molto dal vivo è Rossella roll over. Anche Scegli Me, mi piace, che per un bel po’ è stato il pezzo che apriva i nostri concerti in questo tour.

Lasciamo per un attimo l’aspetto musicale, per una curiosità: sfogliando le pagine del  booklet di Wow ho notato che il set utilizzato è un posto che conosco molto bene, essendo io residente proprio in queste zone. Siete sul mare, su una spiaggia bianca, che se non fosse per le ciminiere sullo sfondo sembrerebbe di stare ai Caraibi. Si tratta invece delle spiagge bianche, tra Rosignano Solvay e Vada, in provincia di Livorno. Motivi di questa scelta?

Questo disco, fin dai primi ascolti, c’ ha sempre dato un idea del mare di sottofondo. Una scelta legata anche al pezzo (anzi ai due) Sorriso in spiaggia. Cercavamo e volevamo una spiaggia, e che fosse bianca! La Roby ( Roberta Sammarelli, la bassista) che già conosceva questi posti ce l’ha indicati.

Torniamo a parlare di musica. Abbiamo letto di una vostra produzione per il nuovo lavoro della band pisana dei Criminal Jokers, alla loro seconda uscita discografica. Come procede questo progetto e più in generale quanto tempo dedicate alla registrazione e produzione di band emergenti?

Non so esattamente com’è finita. Doveva produrli Alby ( Alberto Ferrari , il cantante e chitarrista) ma probabilmente lavorerà solo su due pezzi, non c’era più il tempo. Penso che loro stiano già lavorando al disco. Una notizia data un po’ troppo precipitosamente, forse. C’era l’idea in effetti che venissero da noi e sarebbe stata la nostra prima esperienza, come produzione.

Una volta e comunque sempre Alby che è quello che materialmente è dietro al mixer, abbiamo provato con un gruppo di Bergamo, qualche anno fa, che ora non c’è più: Hogwash. Un lavoro di due mesi e mezzo uscito nel 2006. Poi abbiam finito perché comunque il posto dove registriamo è piccolo.

Ecco parliamo proprio della Henhouse, il vostro pollaio che avete trasformato in studio di registrazione. Parlaci un po’ di questo spazio.

In realtà è la nostra prima sala prove che poi abbiamo ingrandito, con la regia, e dove abbiamo registrato i nostri ultimi tre dischi ( Il Sucidio dei samurai, Requiem, Wow ) e il progetto mio e di Alby, betoschi-83705ch1.
È di sicuro un posto di ritrovo, da molti anni. Io c’ho passato tutta la giovinezza, ad ascoltare i dischi coi soci e a jammare. E ancora oggi organizziamo un casino di jam, tipo il lunedì sera quando siamo a casa, dove chiamiamo amici a suonare. È il nostro spazio, è una figata.

Avete comunque un occhio attento alle nuove band, soprattutto le band della vostra Bergamo. In questo tour e anche con iniziative editoriali (la selezione delle band emergenti che avete proposto in collaborazione con XL la Repubblica ) avete dato spazio alla nuova scena musicale della vostra città.

Ci son dei bei gruppi. Mi piace perché non c’è nessuna prospettiva intellettuale o politica. Suonano per il piacere di farlo, e basta.

Voi fin da subito vi siete legati a una cosiddetta major. Una scelta che comunque sembra non abbia influito sulla vostra libertà artistica. Mi viene in mente anche e soprattutto la vostra ferma volontà a livello contrattuale di gestire il prezzo del biglietto dei vostri concerti.

Coscienti delle inculate che c’erano in giro, al momento della firma con la nostra major, abbiamo messo subito in chiaro le cose: lato artistico totalmente gestito da noi. Dalla produzione musicale alla grafica delle nostre copertine. Anche per il discorso dei concerti siamo molto fermi sulla scelta di tenere bassi i prezzi dei biglietti. Fosse per me dovrebbero essere gratis i concerti, proprio un festone. Poi nella pratica questo non è possibile. Ma rendere accessibili con prezzi bassi anche i concertoni, tipo Dylan o Young. Che per di più fanno parte di una generazione in cui i dischi si vendevano. E ne hanno venduti di milioni. Quindi già sei stato molto fortunato, regala la tua fortuna a più gente. Poi loro che avevano questa filosofia hippie, diciamo che s’è un po’ persa (ride)

Esiste, soprattutto in Italia, a livello proprio culturale una netta separazione tra gli indipendenti e quelli che si fanno produrre dalle major. Soprattutto i primi tendono quasi a compiacersi di tale status e qualsiasi progetto, anche a loro affine artisticamente, ma che è prodotto dal mainstream è considerato un traditore, comunque qualcosa da non prendere nemmeno in considerazione. Si costruiscono, crogiolandosi, una nicchia. Cosa ne pensi di questa contrapposizione culturale?

Queste robe qui non mi sono mai interessate più di tanto. Io ascolto gli Abba così come i Testament. Ci sentiamo dei pervertiti del pop. Amiamo le melodie, ci piacerebbe fare dei pezzi pop. Ma non ci riusciamo molto, son sempre un po’ sbilenchi (ride)…misceliamo tutto con le nostre influenze, il rock dei Melvins o Nirvana…siamo aperti a qualsiasi cosa e il fatto di aver firmato per una major c’ha comunque permesso di costruirci il nostro studio di registrazione e di avere a disposizione un ottima produzione.

Bisognerebbe piuttosto puntare l’attenzione sulla partecipazione della gente che va a vedere i concerti. Ci son dei gruppi come il nostro, anche tra gli indipendenti, che ricevono comunque un ottimo seguito ai concerti e altri che fanno pochissimi spettatori.

Questa è magari una domanda che andrebbe rivolta a Alberto (l’autore dei testi) ma volevo mettere a confronto due versi estrapolati da due pezzi della vostra discografia: “mi affogherei anche se non mi viene” da Valvonauta con “ora puoi il fisico ce l’hai per fare la rivoluzione che aspetto”. Un bel Miglioramento sulla percezione del futuro…

Penso che ci sia molta più positività, dieci anni dopo, nell’ Alby soprattutto. Una positività percepibile in tutto questo nuovo lavoro.

L’uso diffuso del piano Rhodes e delle melodie ne è la prova…

Sì noi lo usiamo in una maniera diciamo molto distorta. Sai quanta gente arriva ai concerti e ci domanda se è rotto! (ride).

Ti lascio con una curiosità: Miglioramento, l’ultimo singolo estratto da Wow. Il relativo video, da un mese in rotazione in tv, appare alquanto inquietante e dal sapore vintage, in linea con le vostre precedenti produzioni. Vi siete prestati anche ad interpretare delle marionette in un film messicano del ’59 ( Santa Claus ). Vi siete divertiti?

L’idea è stata del regista ( Fabio Capalbo ) che è andato a recuperare uno dei film più brutti della storia, dicono. Una pellicola molto vecchia che è uscita dai diritti d’autore della SIAE, un’ idea che aveva utilizzato anche per altri lavori con altre band. C’è piaciuta la proposta. Non volevamo né suonare né recitare. C’erano dei tipi che ci tenevano su i fili, che ci tiravano su e io tiravo su i tipi!…è stato divertente.

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