In un articolo apparso il 7 Gennaio su Libero e consultabile sul sito del quotidiano si riporta l’indiscrezione secondo cui il ministro Passera starebbe preparando un “maxi disegno di legge sulle liberalizzazioni delle professioni, del commercio e anche dei servizi pubblici locali” e soprattutto che “la parte dei servizi pubblici locali richiamerà anche la direttiva europea che impone ai paesi membri la liberalizzazione della gestione dell’acqua”.
Certamente occorre prendere con la dovuta cautela notizie di questo genere, anche perché questo governo ci ha abituato a tenere molto alla segretezza dei provvedimenti e dei loro contenuti fino a poco prima della loro effettiva messa in atto. Il che certamente rende difficile avviare contestazioni ufficiali o anche solo consentire il dibattito all’interno dei canali d’informazione.
Ma gli intenti sono ben chiari: il sottosegretario alla presidenza Catricalà, ospite a Porta a Porta pochi giorni fa ha parlato di liberalizzazioni in tutti i settori; poi ci sono le dichiarazioni dello stesso Passera (“Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore.”); e quelle del sottosegretario all’Economia Polillo (“Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico. E’ il servizio di distribuzione che va liberalizzato”).
Insomma, approfittando della crisi nera che tiene ben occupata l’attenzione degli italiani, e facendosi scudo dietro a pretese senza alcun titolo da parte della BCE, il governo si prepara a imbarcare (o forse si dovrebbe dire im-bancare) l’acqua sulla nave delle liberalizzazioni, tradendo in modo palese il risultato dei referendum dello scorso Giugno che, ricordiamo, riguardavano non solo il settore idrico ma tutti i servizi pubblici.
E dato che i comitati promotori hanno versato già abbastanza acqua sotto forma di lacrime e sudore nell’ultimo anno, hanno pensato bene di mobilitarsi subito. Senza attendere il 20 Gennaio, data in cui è prevista la votazione del decreto che farà da apripista alle leggi successive, hanno avviato una raccolta firme sul sito acquabenecomune.org che al momento della stesura di questo articolo ha già superato le 22.000 unità e può vantare tra i primi firmatari: Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Gustavo Zagrebelsky, Roberto Vecchioni, Gaetano Azzariti, Alberto Lucarelli, Riccardo Petrella, Maurizio Pallante, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo, Padre Alex Zanotelli, Luciano Gallino. Per aggiungere la propria voce è sufficiente visitare questa pagina e impiegare una manciata di secondi per indicare il proprio nome e cognome.
E’ chiaro che una raccolta di firme online non ha un valore legale: serve però a ricordare ciò che un valore ce l’ha eccome, e cioè l’esito della consultazione referendaria, insindacabile e incontrovertibile dichiarazione della volontà del popolo sovrano. Mentre chi attacca il carattere pubblico del servizio idrico nulla ha di sovrano non essendo stato neanche eletto, e questa definizione vale sia per la Banca Centrale Europea che per l’attuale Governo.
Concludo riportando un comunicato ufficiale dell’ARCI, che anche in questa occasione ha espresso nettamente il suo sostegno alla causa dell’acqua pubblica.
Il Comunicato di Arci e l’appello “Giù le mani dall’acqua e dalla democrazia”
Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo.
L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.
Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.
Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.





















