
In uscita il 27 di Gennaio il nuovo album dei The Walrus, compagine livornese capace di scelte coraggiose supportate da un talento invidiabile, che siamo lieti di presentarvi sul nostro sito. Il gruppo è composto da:
Giorgio Mannucci – voce, chitarre, tastiere
Francesco Pellegrini – chitarre
Alessio Carnemolla – batteria, tastiere
Dario Solazzi – basso
Marta Bardi – voce, tastiere
L’album si apre con “Macchina volante”, una traccia accattivante basata sulla voce interessante di Mannucci che ci invita a seguirlo in questo viaggio attraverso l’album. Testo ben scritto, piacevoli comparse della voce femminile durante il ritornello e una chiusura che ci porta dal pop al rock, facendoci apprezzare le ottime doti dei musicisti della squadra. Il primo pezzo già cattura, la voglia di continuare l’ascolto aumenta e ti accorgi che nel tuo lettore sta passando qualcosa di seducente. La seconda traccia è “Così diverso”, scivola via con un ritmo veloce e divertente, nonostante il testo sia apparentemente giocoso, è molto più interessante e acuto di quel che si crede. Un po’ di paura ci assale durante il ritornello dove sia il ritmo che la voce sembrano avvicinarsi a uno stile Dari, zuccherino e semplice, per fortuna che il ritornello finisce presto e ci regala un finale talmente di livello che riscatta i secondi precedenti e ci fa passare la paura da sindrome Boyband. La terza traccia si presenta come una delle più interessanti dell’album. Ci sorprende con la voce di Marta Bardi, sensuale e pulita, accarezza la nostra pelle e ci conduce in un viaggio dove la voce maschile si incastra alla perfezione, creando un’ atmosfera che ci diverte, ci colpisce. Ritmo tendente ai Subsonica, grande carica, chitarre e tastiere in evidenza e attimi ricercati che rendono “Specchio” uno dei pezzi migliori dell’album, sicuramente ci farà divertire nel live. La traccia “Sogno” vede la presenza di un testo semplice, fin troppo. Ancora bello l’incrocio dele voci, la traccia è interessante a livello strumentale soprattutto nel finale, non lascia un ricordo, ma forse perchè il pensiero di “Specchio” è ancora troppo vivo. “Signorina delirio” mi prende subito. Mi piace il ritmo, mi cattura il testo (bevendo vino che è un fiume in piena per le strade sovrastando le paure di un paese che sa di infernale), adoro la parte vocale che rimanda ai primi Baustelle del Sussidiario, sensazione che verrà diverse volte durante l’album (ma vista la stima che abbiamo dei Baustelle prima versione non può che farci piacere): che gran traccia!! “Ma Hollywood non imparerà mai” è un altro viaggio targato Bardi, (Tu, ribellione con le star, Tutti quanti a bere al bar, Senza dirti che mi vuoi, Senza far l’ironica), accompagnamento decisamente minimal, ma ben studiato, uno dei testi più riusciti, il resto lo fa la voce di Marta, ancora una volta non troppo lontana dalla migliore Bastreghi. Da Hollywood si passa chiaramente a “Shirley Temple”. Potrei copia-incollare il commento del brano precedente. La parte centrale dell’album è sicuramente la più interessante, le qualità vocali sensuali e accattivanti di Marta danno un tocco di classe a un lavoro già ottimo. Questa rimane la mia traccia preferita dell’album, parte corale meravigliosa, musica che non prende mai il sopravvento permettendo di farci cullare. Vorresti non finisse mai, tanto stai bene, ma come tutte le cose belle per essere godute devon terminare, accade al minuto 3.48, e sorridiamo dispiaciuti. “Dai con la Vita” ci riporta su toni allegri dopo aver affrontato il momento più intimista dell’album, è chiaramente difficile che possa colpire dopo una traccia meravigliosa come la settima, ma nel complesso dell’album è messa al punto giusto, ci solleva il morale, tra ritmo e semplicità (forse troppa??). L’album continua con “Lento erotico”, tutto sommato il commento può essere come quello della traccia precedente. Canzone scorrevole e piacevole, saranno ottime duranete i live, non stonano in un album variegato, nonostante si possano percepire come tracce di un livello minore rispetto a quelle passate . “Il tipo giusto” è una traccia notevole, Mannucci ritrova l’ottima voce dimostrata nella prima canzone. C’è una leggera critica al qualunquismo e alla mediocrità. I ragazzi hanno la stoffa per poter fare certe critiche, non gli manca ne talento musicale ne capacità di scrittori. Non è facile trovare giovani autori che riescano a fare ciò, potrebbero rischiare anche di più. La traccia è all’altezza, diverte in modo intelligente. Si conclude con “Non puoi far finta”, una canzone difficile, dobbiamo dare atto ai ragazzi del rischio che si sono presi, della complessità di questa traccia. Va ascoltata qualche volta prima di poter essere apprezzata. Scelta coraggiosa quella di metterla come ultimo pezzo. Personalmente apprezzo le scelte coraggiose, ci lasciano così, con una buona prestazione dei musicisti. Con suoni sperimentali e la sensazione di aver sentito veramente del talento.
L’album nel complesso è molto buono. I ragazzi hanno grandi doti sia a livello vocale sia come musicisti. Fanno bene a sperimentare e a tentare di regalarci delle novità. Talvolta potrebbero osare di più sia a livello di suoni (molto Baustelliani) che di testi, ma avranno tempo per farlo. Ci sono delle componenti talmente interessanti e talentuose che se prossimamente giungeranno all’orecchio in modo più continuo ci regaleranno veramente delle gemme. Per il momento abbiamo assaporato in modo alterno queste grandi capacità. La speranza è che i ragazzi possano continuare in questo modo perché in tal caso ci porteranno all’ascolto molti album brillanti, ricercati ed intelligenti.
- Appuntamento Live al Cage Theatre il 27 Gennaio

























