La storia della musica indipendente passa attraverso musicisti poco conosciuti al grande pubblico. I Vaselines, band scozzese fondata nel 1986 da Eugene Kelly e Frances McKee, con solo qualche ep, un album e un prematuro scioglimento nel 1990, hanno influenzato suoni, songwriting e attitudine di tante band di showgaze, surf, indie, grunge, alternative, prima ancora che queste etichette esistessero. La semplicità di due voci, chitarre acide e feedback, ironia e critica sociale al vetriolo nei testi, fecero breccia nel cuore sensibile di un fan ingombrante e famoso a livello planetario, quale Kurt Cobain. Grazie a lui abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio Daniel Johnston, i Pixies, i Butthole Surfers, e tutte quelle bands a cui ha reso omaggio nella sua folgorante quanto rapida ascesa. I Nirvana registrarono due pezzi dei Vaselines, “Molly’s Lips” e “Son Of A Gun“, nell’album “Incesticide”, li invitarono ad aprire il loro concerto di Edimburgo nel tentativo di rilanciarli e suonarono la struggente “Jesus Don’t Want Me For A Sunbeam” nel loro unplugged in New York, epitaffio della band più importante dei ’90s. Pagato il giusto tributo alla storia, veniamo ai giorni nostri.
Frances e Eugene, dopo esperienze soliste, si ritrovano nel 2006, nel 2009 vengono messi sotto contratto dalla SubPop e sfornano un disco meraviglioso dal titolo “Sex with an X” nel 2010. Poi fanno un inaspettato tour mondiale con ospiti fissi nella band Bobby Kildea e Stevie Jackson dei Belle & Sebastien. Con questa formazione, più Michael Gaughrin dei 1990s alla batteria, calcano il palco del Cage Theatre di Livorno, e la data profuma di evento.
Iniziano precisi e timidi, forti di un’età che garantisce loro un certo distacco ma con una luce negli occhi che hanno solo le persone che si divertono suonando. Tre chitarre semiacustiche che emanano feedback laceranti e semplici accordi, le voci puntuali che si rincorrono e fraseggiano nelle loro veloci composizioni. Hanno già suonato tre o quattro canzoni e la gente inizia ad affluire, qualcuno si inizia a muovere, l’ambiente si fa caldo. Frances è la più loquace, ma sembra comunque impacciata nel ruolo di oratrice, vuole suonare. Vecchi classici e nuovi pezzi si alternano, da Monsterpussy a I hate the 80s, da The devil’s inside me a Rory rides me raw, dai 3 pezzi più famosi di cui parlavamo all’inizio a versioni più tirate delle loro ultime canzoni. Dopo meno di un’ora, escono e rientrano subito, la gente vuole di più. You think you’re a man e Dum-dum scaldano le tante persone nel teatro.
Finito lo show, i Vaselines sono in giro tra la gente, al banchetto del merchandising, perchè questa è gente seria. Tra il pubblico, la sicurezza di aver assistito ad un pezzo prezioso di storia della musica indipendente e, perchè no, anche ad una lezione di stile ed umiltà, col sorriso sulle labbra. Averne, di band così.
Un paio di video tratto dai concerti di Roma, tanto per darvi un’idea:




























