Roma 2020: Les jeux (ne) sont (pas) faits!

Alessandro Paroli 16 febbraio 2012 0

 

Scrivo da giovane sportivo, con il più comune dei sogni nel cassetto: i giochi a cinque cerchi. Scrivo con i sentimenti dello stomaco che mi guidano: che delusione! Il governo dei tecnici montiani ha detto no alla candidatura di Roma per organizzare le Olimpiadi del 2020, che sarebbero arrivate sessant’anni dopo l’edizione, sempre nella capitale, del 1960. Il solo pensiero di un Olimpiade a casa nostra, nella Capitale, nella Città Eterna metteva i brividi, di gioia, di entusiasmo a tutti gli sportivi italiani.

Placo lo stomaco, riaccendo il cervello e i pensieri si fanno più razionali, meno impulsivi. Penso ai mondiali di calcio del ’90, alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 e ai mondiali di nuoto a Roma del 2009. Penso che quegli stessi brividi di gioia provati dagli sportivi nel pensare all’Olimpiade romana, possano essere venuti anche ad appaltatori, scalatori, cricche, organizzazioni criminali e quant’altro; ma per ben altri noti motivi. Mi si dirà: ”tu sei uno sportivo, hai un sogno. Che ti importa del resto?” Mi importa. Penso al periodo che stiamo passando, alle famiglie che non arrivano più in fondo al mese, che non possono mandare i figli all’università; penso che ho fatto questo sport (scherma) e sono riuscito ad arrivare ad ottimi livelli anche grazie alla mia famiglia, che se lo poteva e se lo può permettere, standomi vicino, anche dal punto di vista economico (la scherma rimane uno degli sport, ahinoi, più costosi del panorama); per i miei genitori quindi non ci sarebbe sogno più bello di vedermi sopra Quel podio. Ma l’Italia non è fatta di soli sportivi che firmano un appello per chiedere a Monti di acconsentire a questa difficile candidatura; il nostro paese è composto soprattutto da persone che hanno a cuore il futuro dei figli a lungo termine, e che preferiscono non vedere i loro soldi buttati al vento o peggio ancora nelle tasche degli “sciacalli”, pur di soddisfare venti giorni di massimo godimento sportivo. “ Pur valutando molto positivamente il progetto presentato dal Comitato promotore, dobbiamo, con rammarico, rinunciare a questo gravoso impegno poiché non siamo nella condizione per dare una garanzia in bianco”, ha detto il presidente del consiglio Monti, a chiusura del sogno olimpico. Che altro aggiungere? Non siamo nella condizione; troppe volte ci è stata nascosta la vera realtà delle cose. La Grecia potrebbe essere vicina, non solo geograficamente. Lo spettro del default non del tutto scongiurato. È il momento di risalire la china, prima di spiccare il volo.

Mi fermo di nuovo, metto ordine tra cervello e stomaco e tiro fuori l’ultimo pensiero: una medaglia d’oro vinta alle Olimpiadi (mi scuserà De Coubertin), che esse siano a Roma, a Tokyo o a Dubai, è sempre una  straordinaria medaglia d’oro.

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