Atterraggio alieno – Il Disgelo

cristiano chelini 1 marzo 2012 0

Se volete un album da sentire, lasciate perdere signori. Questo album va ascoltato. Quanti sono i dischi che usiamo come sottofondo, quasi sempre li adoriamo, li mettiamo e rimettiamo decine di volte, poi passano 3 mesi, probabilmente ce ne scordiamo. Il Disgelo è un album destinato ad esser messo sul vostro lettore qualche decina di volta in meno, ma che non metterete in una scatola dopo 3 mesi, perché sentirete l’esigenza di ascoltarlo nuovamente troppe volte per riporlo.Atterraggio alieno ci propone un lavoro  molto più complesso del disco precedente (“La Piena”) , dove trovavamo molte influenze, ma forse troppi timori di poter essere una novità. Scivolano via le note suadenti e rilassanti di  Il Disgelo, regalandoci attimi di calore, attimi di Vita forse per troppo tempo nascosta dietro lastre di ghiaccio o enormi scudi di antiche battaglie.   Il disco è composto da 10 morbide tracce, che vi impegneranno per  39 minuti di riflessione e amore. Ancora una volta mi scuso con i distratti, ma vi invito a non rischiare di entrare in questo mondo così ricercato, ne uscireste delusi. Chi avrà tempo per  conoscere e voglia di ascoltare invece si innamorerà di questa melodia e della voce particolare di questo bravo autore fiorentino.

Il disco si apre con Saremo ricchi amore : “Un mite inverno non servirà a sciogliere il ghiaccio….” “E quando quoteranno la paura in borsa noi saremo ricchi amore”, frasi che ben si sposano con molti pensieri dei trentenni di oggi e che ci introducono con una voce intimista ed una melodia semplice in un viaggio nel “Disgelo” delle nostre anime. Si continua con  Nero petrolio, che sembra ricalcare suoni alla Dente, ritmo, allegria e testo vivace, per una traccia che alleggerisce le altre.  In Cervello Lo-Fi , l’alieno ci introduce nel suo mondo privato tra “paure interstellari e molecole infernali che piovono sui tetti”. La traccia è estremamente riflessiva. Si invoca una liberazione da ansia e dolore, come spesso accade in molte canzoni, ma qua lo si fa con una delicatezza ed una ricercatezza acustica spasmodica che fa apparire non solo la canzone originale, ma pure il tema. Seguono Il tuo male tra i miei denti, “non mi basteranno i ritagli del tuo tempo, puoi farne coriandoli”,  con il solito testo impegnato, accompagnato da una melodia che fa da incantevole sottofondo e  Al Sole di Giugno, che invece si pone come traccia meno melodica e più ritmica, ma  tutt’altro che povera a livello di contenuti. Ci permette di staccare in parte dalla melodia da ninna nanna delle precedenti tracce, non perdendo comunque l’attenzione per il testo, che tanto contraddistingue questo artista. Si prosegue con Canzone di amore o di minaccia,  che di nuovo “appesantisce” i nostri animi, non nel senso negativo del termine,ma in quello positivo. Ovvero come qualcosa che ci riconduce ad aprire la mente ed il pensiero. Scivola via tra la solita melodia ricercata e un dolcissimo fischio che accompagna il nostro viaggio all’interno di un mondo alieno, ma anche del nostro Io, che forse è più alieno di quel che pensavamo. Si prosegue con Alaska e Vorkuta, difficile slegarle, tra rimandi a temperature e luoghi semi deserti. Forse l’alieno si trova maggiormente a suo agio in queste terre e tra questi  panorami così incontaminati, così poco artificiali, come i suoi suoni, come le sue parole… La penultima traccia è la titletrack, Disgelo. Ancora il riferimento all’ansia e all’auspicata fine dell’inverno, ancora la voglia di evadere e liberarsi.  Ancora l’amore come tema principale, ancora voce suadente e melodia che non prende mai il sopravvento sul racconto. Anzi, lo accompagna e lo culla. Si conclude con Ho visto cose. Tipica espressione che ogni alieno arrivato sulla terra potrebbe pronunciare una volta tornato alla sua casa.  L’alieno ha concluso il viaggio, adesso lo racconta con l’animo di chi ha provato paura, gioia, incanto e panico. Soprattutto di chi ha visto ” i suoi occhi di roccia a largo in un mare di piombo”, perché si può venire da un mondo lontano, ma l’amore guida il percorso di questo disco, come se l’alieno fosse umano proprio come noi, avesse un cuore e pure un nome come tutti gli abitanti della terra, magari un nome qualunque come Francesco Falorni.

Lascia un commento »