Intervista a Hans Honnacker, studioso di letteratura italiana

RadioCage 14 marzo 2012 0

Intervista a Hans Honnacker, studioso di letteratura italiana

Hans Honnacker è uno studioso di letteratura italiana, di origine bavarese, che vive a Firenze da circa venti anni a Firenze. Si è trasferito in Italia da Monaco per approfondire i suoi studi di letteratura e di filosofia rinascimentali, e per una decina d’anni ha insegnato presso l’Università di Modena. Attualmente, insegna materie letterarie presso un istituto superiore di Figline Valdarno.

Tra i suoi saggi, ricordiamo: Il κόσμoς morale illustrato nei prologhi dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto nelle edizioni del 1516 e del 1521: la Weltanschauung ariostesca fra Orazio ed Erasmo, in “Schifanoia” XXII (2002), pp. 31-54, Il caso curioso di Baptista Siculus e del suo carmen in persona auctoris nell’editio princeps del «De re aedificatoria» di Leon Battista Alberti (1485), in “Albertiana” 8 (2005), pp. 239-253, «Siamo qui per questo…». Mario Luzi a San Miniato al Monte, in “Italian Poetry Review” III (2008), pp. 389-395, e La poesia è ritraducibile? L’esempio delle “Nuove stanze” di Eugenio Montale, in G. Palumbo (cur.), Sui vincoli del tradurre, Roma, Officina, 2010, pp. 69-82.

Già da questo elenco, si coglie la molteplicità dei suoi interessi letterari, che hanno quale punto cardine il Rinascimento italiano.

Ringrazio subito Hans per il regalo che mi ha fatto: avermi dato appuntamento in un luogo magnifico. Ci incontriamo infatti nei locali della Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino (S.I.S.M.E.L.), ospitata dalla Certosa del Galluzzo. A poco a poco la nebbia mattutina lentamente va dissolvendosi per il sole di questi primi giorni di primavera e la Certosa, da lontano, ricorda l’abbazia benedettina de Il nome della rosa. Attraversiamo il chiostro e saliamo le scale del maestoso convento alle porte meridionali di Firenze che, tra l’altro, custodisce le Storie della Passione del Pontormo.
Al momento Hans sta collaborando alla compilazione di un repertorio di autori latini da Boezio a Erasmo (
C.A.L.M.A.). E proprio a Erasmo è dedicato l’ultimo suo saggio. Ovviamente, chiedo lumi in proposito.

Si tratta di una ricerca biobibliografica sulle opere latine di Erasmo (vedi H. Honnacker, Erasmus Roterodamus, Firenze, SISMEL, Edizioni del Galluzzo, 2011 (Quaderni di C.A.L.M.A., 1)) che è nata come scheda per il repertorio C.A.L.M.A., compilata proprio in questi locali della Certosa che vedi qui pieni di libri e postazioni di computer per la ricerca. Senza dubbio Erasmo deve la sua popolarità odierna presso un pubblico più ampio, soprattutto giovanile, al programma di scambio di studenti universitari europei che da lui prende il nome, ma è innanzitutto il carattere poliedrico della sua opera immensa che attira l’attenzione degli studiosi di tutto il mondo. A causa degli innumerevoli studi che sono usciti e stanno per essere pubblicati sull’umanista olandese, ho lavorato a questo saggio per circa un anno.

Il parallelo su questa sua intensa attività e quella dei monaci è automatico. Hans ride e aggiunge:

Alla fine mi sono sognato Erasmo anche di notte, come il protagonista del film L’auberge espagnole di Cédric Klapisch.

Hans, partiamo dall’inizio: com’è nata questa tua passione per la letteratura del Rinascimento italiano?

Direi fin dai tempi del liceo che frequentavo a Monaco dove, studiando gli autori classici, mi sono innamorato della letteratura e dell’arte rinascimentali italiane. Ho continuato questi studi prima all’università monacense e poi, grazie ad una borsa di studio, all’ateneo fiorentino dove alla fine mi sono laureato sull’Orlando Furioso dell’Ariosto; il mio autore preferito sul quale in seguito ho potuto pubblicare alcuni saggi.

Oltre all’Ariosto, di quali altri autori ti sei occupato nella tua attività di saggista esperto di letteratura cinquecentesca?

Nella mia tesi di dottorato sul dialogo cinquecentesco (Der literarische Dialog des primo Cinquecento. Inszenierungsstrategien und ‘Spielraum’, Baden-Baden, Koerner, 2002) ho trattato autori come Baldassarre Castiglione, Pietro Bembo, ma anche scrittori cosiddetti “irregolari” come Pietro Aretino e Anton Francesco Doni.

Quali sono a tuo giudizio le peculiarità di quel secolo? Perché secondo te ha ancora importanza studiarlo, approfondirne gli elementi?

Durante il Rinascimento italiano sono state gettate le basi dell’età moderna, dalla politica – basti pensare a Machiavelli – alla letteratura e all’arte, che oggi costituiscono non solo gran parte del patrimonio culturale europeo, ma anche il termine di paragone con cui misurarsi tutt’ora, come faceva Italo Calvino nella sua rilettura dei classici, come appunto dell’Ariosto.

Peraltro, ho sottolineato in apertura la molteplicità dei tuoi interessi, che non si fermano a quel secolo.

Sì, negli ultimi anni mi sono occupato anche di Dante e di autori contemporanei quali Umberto Eco e Andrea Camilleri le cui traduzioni in tedesco mi hanno affascinato particolarmente. Quanto a Dante, insieme al mio amico e collega Marco Romanelli ho curato un’edizione integrale della Divina Commedia (D. Alighieri, La Divina Commedia, a cura di H. Honnacker e M. Romanelli, Roma, D. Alighieri, 2007) per le scuole superiori. I saggi su Eco e Camilleri invece riguardano la loro traducibilità, cioè come le loro opere siano state tradotte in altre lingue europee, in particolare in tedesco (Echi traduttivi: Dire quasi la stessa cosa di Umberto Eco in traduzione tedesca, in F. Nasi / M. Silver (cur.), Per una fenomenologia del tradurre, Roma, Officina, 2009, pp. 155-166, e Camilleri è traducibile? Le traduzioni tedesche dei romanzi dello scrittore di Porto Empedocle, in A. Hornung e C. Robustelli (cur.), Vivere l’intercultura – gelebte Interkulturalität. Studi in onore di Hans Drumbl, Tübingen, Stauffenburg, 2008, pp. 271-281).

A proposito di traduzioni, per dieci anni hai insegnato all’Università di Modena tenendo un corso di Traduzione tedesco-italiano. Cosa ti è rimasto di questa esperienza?

Il lavoro di “mediatore” tra due lingue, anzi tra due culture così affini, ma allo stesso tempo così diverse, mi ha dato particolare soddisfazione. Nell’Europa di oggi, in cui si parla solo di finanza, di moneta unica e di spread, sarebbe invece di capitale importanza instaurare e vivere un dialogo interculturale tra gli europei, cioè costruire un’Unione europea dei cittadini, come la propone ad esempio Jürgen Habermas. Durante il mio insegnamento ho provato a darne un piccolo contributo, ma non so quanto io sia riuscito in questo, benché gli apprezzamenti per il mio lavoro da parte dei miei studenti, soprattutto dei miei laureati, non siano mancati.

Ho avuto modo di apprezzare tuo lavoro, in collaborazione con Rita Loccisano e Cesare Giacobazzi, su Günter Grass e sulla sua raccolta di discorsi inerenti all’etica dello scrittore. Esiste a tuo giudizio un’etica del critico letterario? E del traduttore?

Certamente sì: per il traduttore, in quanto ‘autore’ nella lingua di arrivo in cui traduce, vale la stessa etica dello scrittore di cui parla Grass nei suoi discorsi. La sua responsabilità riguarda, però, in primo luogo il suo atteggiamento nei confronti del testo originale. Al proposito scrive Franco Nasi in uno dei suoi saggi fondamentali sulla traduzione: “il traduttore si prende responsabilmente cura del testo letterario che trasporta in un’altra lingua, e il primo principio etico che dovrebbe guidare il suo lavoro è il rispetto per l’integrità del testo da tradurre e per la lingua in cui il testo verrà trasportato. Un trasporto non solo per l’occasione presente, ma anche per il futuro dell’identità dell’opera e della lingua di arrivo.” (F. Nasi, Specchi comunicanti. Traduzioni, parodie, riscritture, con un’introduzione di Stefano Bartezzaghi, Milano, Medusa, 2010, p. 82). A mio avviso, questo discorso vale, mutatis mutandis, anche per il critico letterario che dovrebbe recensire responsabilmente un testo letterario, affidato al suo giudizio.

Hans, poi, mi aggiorna sul suo ultimo lavoro. È tornato alla sua passione, la letteratura cinquecentesca. Stavolta, la poesia latina e italiana del Castiglione.

Si tratta di una porzione della bibliografia di questo autore ingiustamente dimenticata. Mi interessa molto la questione dell’oblio cui sono destinate certe opere anche di autori famosi. L’idea di “risuscitarle”, strappandole dalla “morte letteraria” mi affascina e lo considero un po’ l’obiettivo della mia ricerca in generale.

Hans è una persona estremamente affabile e sinceramente appassionata del proprio lavoro. Anzi, ciò che emerge chiaramente è l’onestà intellettuale che lo anima e la sincera dedizione verso la ricerca. La nostra conversazione prenderebbe facilmente altre strade, come sistematicamente accade: dallo sport alla politica, fino al cinema e alle novità editoriali. Ma la soggezione che incutono i muri medievali e la storia pluricentenaria del luogo in cui ci troviamo, inducono a rimandare le divagazioni.

Intervista di Michele Cecchini

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