Eugenio Pini, “le diable noir”. Nedo Nadi, “il Mozart della scherma.”

Alessandro Paroli 30 marzo 2012 2

 

 

I Gianfaldoni. I Pini. I Nadi. I Montano. Quattro cognomi, quattro famiglie. In sintesi, la Scherma e Livorno: binomio inscindibile. L’ultimo articolo sulla storia della scherma livornese lo avevo concluso con un nome: Giuseppe Pini. Meno celebrato di Tremamondo e di Gianfaldoni, personaggi da poema epico, fu a tutti gli effetti il vero fondatore della scuola livornese, che prevedeva un nuovo modello di scherma, classica ma essenziale, estremamente efficace e futuribile; Pini veniva descritto come un personaggio coraggioso, caparbio e generoso. Legatissimo alla città di Livorno, fu l’organizzatore della prima “grande accademia” di scherma, tenutasi a Livorno nella cornice del Teatro Goldoni nel 1865; ma soprattutto Giuseppe Pini ebbe il merito di formare una generazione di grandi schermidori e maestri eccelsi, quali Eugenio Pini, il figlio, e Giuseppe Nadi.

La figura di Eugenio Pini appartiene più del padre alla schiera di Tremamondo e Gianfaldoni: schermidori eccelsi, ma anche uomini di mondo, girovaghi sempre alla ricerca del duello e dell’avventura. Soprannominato “le diable noir”, nacque a Livorno nel 1859, Eugenio non venne dotato di una possente struttura fisica, in quanto gracile e affetto da problemi di crescita; questa mancanza fisica, forgiò un carattere indomabile e battagliero sin da adolescente, quando all’età di 14 anni esordì con un terzo posto in un torneo di professionisti. Tardivo nello sviluppo fisico, precocissimo nella carriera: a 23 anni Eugenio era famoso in tutta Europa per aver affrontato e pareggiato un assalto con il campione transalpino Paul Rue. Le gesta leggendarie dei suoi assalti e dei suoi successi lo consacrarono come uno dei più forti spadaccini della sua epoca, tanto che questa eco arrivò fin’oltre oceano, dove fondò a Buenos Aires una scuola militare di scherma; tornato per un breve periodo nella sua Livorno scrisse due importanti trattati sulla scherma che diventeranno preziosi per le generazioni magistrali future.

Coetaneo e grande amico di Eugenio Pini fu Giuseppe Nadi. Prosecutore della scuola di Giuseppe Pini, padre e maestro dei fratelli terribili Nedo e Aldo, fondatore del Circolo Scherma Fides nel 1892, Beppe Nadi è stato un personaggio cruciale per la scherma livornese e italiana. Ottimo atleta, conseguì diversi successi da schermidore in giro per l’Italia e non solo, fino alla fine dell’Ottocento quando si dedicò totalmente all’attività che lo consacrò definitivamente: il maestro. Forgiato dalla “virile” scuola Pini, dove acquisì competenza tecnica e determinazione, Beppe Nadi seppe impostare una scherma basata sulle caratteristiche peculiari, sia fisiche che psicologiche, di ogni singolo allievo; i metodi di allenamento, si racconta, erano duri ed esigenti. Bonario e simpatico fuori dalla pedana, quanto implacabile nell’imporre una disciplina ferrea durante i suoi insegnamenti, puniva anche corporalmente ogni sbaglio dei suoi allievi. Non a caso fu proprio uno di questi, nonché suo figlio, a dargli le maggiori soddisfazioni, venendo considerato al termine della carriera, come il più grande schermidore del ventesimo secolo: Nedo Nadi, il “Mozart della scherma”.

 

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