A ciascuno la sua apocalisse

Alessio Traversi 9 maggio 2012 0


Al centro dell’intreccio di Win for Death, il terzo romanzo del livornese Daniele Cerrai in uscita in questi giorni, ci sono i tristi passatempi degli Accoliti, una sorta di micro-setta composta da quattro ricchi e decadenti borghesi che, nel disperato tentativo di allontanare la noia che attanaglia le loro vite, trovano stimoli solo nell’esibizione delle sofferenze o della morte altrui.

Il Black, il Commenda, il Fonzie e il Tacca si pongono oltre qualsiasi canonico vincolo morale,  imperniando il loro agire su un’etica del tutto privata e allucinata, che li spinge fino al punto di organizzare in proprio una sorta di perverso ed estremo reality-show in cui le nominations sono effettive condanne a morte, e in cui il vincitore della posta in gioco, messa in palio attraverso una scommessa siglata da apposito notaio, sarà colui il cui nominato morirà per primo.

Se da una parte trionfa il nichilismo degli Accoliti, dall’altra emerge con altrettanta forza lo sradicamento delle loro pretese vittime: il precario continuamente tormentato dal rimpianto di non essere diventato “di più”, il palestrato impegnato nel folle allenamento che dovrebbe garantirgli di superare il casting per “L’isola dei famosi”, il migrante sfruttato che tenta di trasformare la sua oppressione in una battaglia in cui infine il reale nemico sarà, a sorpresa, diverso da quello che sembra.

Ne viene fuori un ritratto catastrofico del nostro paese, privo di qualsiasi traccia di solidarietà e impregnato della dimensione no future coltivata da immobiliaristi di lusso e funzionari di banca che vibrano di piacere alla notizia dei pignoramenti imposti ai loro anonimi, perdenti, clienti; un luogo in cui lo stesso Accolito finirà per provare il suo unico, minimo barlume di vitalità solo di fronte alla possibilità della propria eliminazione.

A differenza dei primi due romanzi di Cerrai (Non è tempo di eroi, 2009 e Il circo Ivankovic, 2011), i motori principali del racconto non sono stavolta gli sconfitti, i diseredati o gli ultimi; in altri termini non sono i molti, ma piuttosto i pochi, quei pochi privilegiati e tutelati che si fiutano e si riconoscono l’un l’altro all’interno dei loro circoli esclusivi.Tra questi pochi e quei molti l’autore sembra trovare in Win for death un unico possibile punto di incontro: quello di una più o meno inconscia ma onnipresente ansia di dissolvimento.

Ed è in questo che il racconto appare radicalmente apocalittico: non tanto perchè gioca ironicamente con le profezie Maya sulla fine del mondo prossima ventura, quanto perchè appare non concedere altra via d’uscita che l’azzeramento totale, lo stesso che già novant’anni fa si insidiava nella chiusa de La Coscienza di Zeno, in cui

un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo.

E’ così che nel romanzo di Cerrai all’apocalisse totale corrispondono tante apocalissi individuali, coerentemente con il cinico punto di vista del Commenda, l’implicito manovratore della trama:

La fine del mondo è ogni giorno. Ognuna a modo suo. Anche tu puoi avere la tua. Basta non avere paura.

E’ una disperata cosmologia della catastrofe a dare un senso al tutto, a partire da quel sentimento che l’alter ego di una generazione di “fregati” prova davanti alle schiere delle villette dei ricchi:

Potevo essere di più. Quando sono qui mi prende la sensazione che si ha dinanzi all’infinito, o in altri termini, quella che deve provare ogni giorno un bambino africano. Insomma quella di non valere un cazzo. Non basterebbe una vita per diventare come i residenti di questo posto. E a loro pure, per diventare come me. Questo è l’assunto principale. Da lì la mia deduzione. Se devo confidare in un’altra vita per pareggiare queste differenze [… ], il credo finemondista fa proprio al caso mio. […] Vedo tutto questo verde, sento questa calma regale e resto quieto come l’acqua di uno stagno. Respiro, rinnovo ancora una volta il mio voto al cambiamento, alla speranza della risoluzione finale e globale […] e sto meglio.

Win for death è un romanzo autoprodotto in base a un progetto coraggioso: il testo è scaricabile in PDF in modo gratuito dal sito http://winfordeath.it/, attraverso il quale è possibile anche accedere al social game cui l’autore ha dato vita attraverso la rete di Facebook; copie cartacee ed e-book, pubblicati con licenza Creative Commons, sono disponibili a prezzi popolari; l’acquisto è possibile per via telematica su Amazon oppure in alcune librerie selezionate.

La presentazione ufficiale del romanzo è prevista per giovedì 17 maggio alle ore 18.30 presso la liberia Gaia Scienza di Livorno.

Ulteriori informazioni sul sito http://winfordeath.it/


 

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