Albedo – A Casa: la recensione

Giuseppe Cardone 27 luglio 2012 0

Partiamo subito con un mea culpa. Abbiamo scoperto in ritardo, tra i meandri della scena rock indipendente italiana, uno dei lavori più convincenti dell’anno: A CASA, seconda proposta sulla lunga distanza degli Albedo, supportato dai primi mesi dell’anno dalla labronica Inconsapevole Records. Lavoro che succede a “Il Male”, totalmente autoprodotto. Abbiamo un’attenuante. Il quartetto milanese si definisce così: “Albedo significa indipendenza stilistica, manageriale e discografica. Creare se stessi in piena autonomia”. Che il rende difficilmente raggiungibili, anche nel circuito underground musicale italiano. Il che, se guardiamo il lato negativo della medaglia, ne limita la loro ascesa ma che allo stesso tempo li rende positivamente immuni da qualsiasi omologazione e filone stilistico. In sostanza indipendenti tra gli indipendenti.

Il loro stile è poco identificabile e soprattutto classificabile , è semplicemente bella musica. Con una base di partenza importante, il rock d’autore. Le dodici traccie di “A Casa” meravigliano già al primo ascolto, per la loro orecchiabilità ottenuta grazie ad un sapiente arrangiamento che col tempo fa apprezzare e risaltare le liriche mai banali.

Si parte con Per due settimane all’anno di sole, una denuncia di come una cattiva gestione sociale possa influire sui rapporti personali, e la successiva I Baci di Giuda prologo a uno dei pezzi più belli dell’album L’amore è un livido, che deflagra clamorosamente ad esaltare l’omogeneità e originalità del suono. I ricordi personali di Lorenzo sono seguiti da Questo stato di confine , altro pezzo al di sopra della media (comunque più che sufficiente).  “Da un lato scudi di pietra, dall’altro gonfi d’amore.” un verso di questa canzone che descrive semplicemente ed efficacemente lo stato d’animo di milioni di giovani alle prese con la precarietà, economica ed emotiva, che attanaglia la nostra generazione. La successiva e breve Affondami, si discosta un attimo da quello che fino a questo punto abbiamo ascoltato: una sorta di memorandum, quasi del tutto parlato, un pezzo di vita. È la volta poi dei Pirati, quelli veri e Confessioni , emancipazioni da un certo modello di società, quella italiana, legata ai valori cattolici che mettono “una tassa sopra l’incoscienza, sopra ad ogni emozione”. Difatti “non servirà”. La successiva Tu ancora non parli (che s’avvale della collaborazione ai cori di Anna Pisterzi), quasi una ninnananna dai brillanti giochi di parole che trasformano e danno nuovo significato a stereotipati modi di dire. Dalla punta più alta, una insolita e bellissima dichiarazione d’amore, precede quello che è già a tutti gli effetti uno dei loro cavalli di battaglia: La musica è una merda. Qui la musica è più cruda e diretta, e nel testo le dinamiche personali di gran parte dei precedenti pezzi dell’album vengono sostituite dalla rabbia e la denuncia di un certo radicalismo chic e intransigente del movimento alternativo musicale italiano. Il tono si fa più intimo nella conclusiva e amara Io, Te che suona quasi come un S.O.S lanciato nell’etere.

In conclusione ribadiamo la bontà di questo progetto, che per chi non lo sapesse fa del free downloading (anche del loro primo album che vi consigliamo) uno dei suoi punti fermi per farsi conoscere. Una volta ascoltati ne rimarrete rapiti. Perché la loro musica non è una merda.

Gli Albedo sono:

Raniero Federico Neri (voce, chitarra, piano)

Luca Padalino (chitarra, lap steel)

Gabriele Sainaghi (basso)

Ruggiero Murray (batteria).

 

Contatti: https://www.facebook.com/effettoalbedo/info#!/effettoalbedo

free download: http://www.inconsapevolerecords.com/

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