Radio Cage al “Lucca Comics and Games” 2012: la recensione di “Enigma”

RadioCage 6 novembre 2012 0

(foto di Gianluca La Bruna: Tuono Pettinato e Francesca Riccioni al Lucca Comics and Games insieme al moderatore Roberto Leoni)

Virginia Tonfoni ha visitato il “Lucca Comics and Games 2012” ed intervistato per Radio Cage Tuono Pettinato e Francesca Riccioni, autori di “Enigma. La strana vita di Alan Turing”, edito da Rizzoli Lizard. Nel prossimo mese di dicembre, il Teatro C di Livorno ospiterà un reading del fumetto con la presenza degli autori. Stay tuned! (red.)

di Virginia Tonfoni

Arrivando dalla stazione di Lucca è sufficiente seguire il flusso umano di cosplayers, ovvero giovani e meno giovani travestiti come i loro beniamini dei fumetti, per entrare nelle mura lucchesi e trovarle letteralmente invase da una realtà parallela. Così si presenta il “Lucca Comics and Games” 2012 che, con una ventina di padiglioni dedicati al fumetto, ai videogiochi e ai giochi di ruolo, registra quest’anno il record assoluto di presenze con oltre centottanta mila visitatori.

Mi divincolo tra un inquietante Batman e una supersexy Lamù per arrivare al padiglione di Piazza Napoleone dove espongono gli editori di fumetto. Qui, assieme ai mostri sacri dell’editoria illustrata contemporanea si trova anche Rizzoli Lizard, che vanta, tra le sue novità editoriali Enigma. La strana vita di Alan Turing.

Illustrato da Tuono Pettinato e scritto a 4 mani con Francesca Riccioni (giovane livornese laureata in Fisica e comunicatrice scientifica, già collaboratrice di Tuono), il libro narra la vita travagliata del matematico Alan Turing, nato in Inghilterra 100 anni fa.

La storia si apre con le varie esperienze formative di un giovane suddito dell’Inghilterra imperiale, che lungi dal potersi omologare con ciò che ci si aspettava da un figlio di coloni (il padre era impiegato nell’amministrazione della provincia di Madras, India) manifesta sin da piccolissimo un interesse ossessivo per la scienza, dapprima imbarcandosi in strani esperimenti chimici con infusi e pozioni, per poi affrontare apertamente i suoi professori quando questi gli forniscono spiegazioni a suo giudizio troppo approssimative.

Guardato con diffidenza e spesso schernito dai compagni di studi per il suo severo razionalismo, che lo porta a prendere tutto alla lettera, mischiato a una sensibilità smodata verso le manifestazioni della natura, Alan, che è, inoltre, dichiaratamente omosessuale, non riuscirà mai a integrarsi del tutto né alla comunità scientifica, né a quella intellettuale londinese. Cambia così tre istituti fino ad approdare a Cambridge dove maturerà l’idea di assegnare a una macchina il compito di risolvere algoritmi attraverso una serie d’istruzioni tradotte in regole meccaniche. Con questo sistema Turing, non solo sarà il primo a introdurre il concetto di macchina automatica applicata al calcolo, fatto che gli varrà la fama di padre dell’informatica, ma dimostrerà anche l’infondatezza dell’assioma di decidibilità teorizzato dal matematico razionalista tedesco Hilbert.

Il suo saggio “On computable numbers”, dove si raccolgono i risultati dell’investigazione, mette definitivamente in crisi la speranza razionalistica di poter risolvere qualsiasi problema con il calcolo, e in fondo, l’idea di completezza e coerenza che fino a quel momento aveva dominato nella rappresentazione matematica del mondo. Invitato a esporre i risultati delle sue ricerche a Princeton, Alan declina poi la proposta di rimanere negli Stati Uniti per entrare a far parte dell’equipe di scienziati che costruirà in seguito la bomba atomica, e rientra in Inghilterra nel 1938.

La guerra incombe e il governo britannico lo convoca a Bletchley Park, sede dello spionaggio britannico, per decrittare i messaggi di Enigma, una macchina cifrante che l’esercito tedesco utilizza per inviare messaggi in codice ai propri sottomarini. Si presenta così ad Alan la possibilità di costruire un sistema intelligente che unisca numeri e linguaggio in un codice di decrittazione più sofisticato di quello di Enigma. Questo sistema si chiamerà Colossus e sarà fondamentale per la sconfitta dell’esercito nazista. Nonostante gli iniziali entusiasmi, nemmeno nell’Inghilterra del secondo dopoguerra Turing troverà una dimensione umana congeniale alla sua personalità. Recatosi a un commissariato di polizia per denunciare il furto di appunti dal suo domicilio a opera di un amante occasionale, Turing viene accusato in quanto omosessuale e costretto a un trattamento ormonale devastante che lo trascinerà verso il suicidio.

Il tratto pulito e giocoso di Tuono Pettinato si presta alla perfezione per avvicinare i lettori di ogni età all’intensa vicenda umana di colui che fu il padre dell’intelligenza artificiale. Con uno sforzo che è formale -si guardi la particolare scelta cromatica e la struttura narrativa alternata tra la prima persona di Turing e un narratore esterno la cui voce funge da cornice ambientale- e contenutistico, soprattutto nella felice sovrapposizione del materiale fiabesco proveniente dal personaggio della Biancaneve di Disney, per il quale lo scienziato aveva una vera fissazione, a quello drammatico della sua vicenda umana, Tuono Pettinato e Francesca Riccioni ci offrono una lettura che pur non essendo strettamente didattica, ci avvicina alla creatività scientifica e alla personalità del matematico inglese con freschezza e ironia e senza mai venir meno alla fedeltà della storia.

Rimangono, insieme alla mela al cianuro con la quale Alan Turing pose fine alla sua vita, le insolute e più torbide ipotesi di un’eliminazione studiata da parte di chi reputava che lo scienziato sapesse davvero troppo, e la sottile insinuazione da parte degli autori sulla noncuranza con cui la storia del pensiero bandisce i personaggi più scomodi, che fa di questo fumetto un lavoro solido e coerente, oltre che stilisticamente eccellente.

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