Una vespa in cuoio contro la crisi

RadioCage 22 maggio 2013 0

DSCN1453di Stefano Mattolini*

In questi giorni si sta concludendo la realizzazione dell’ultima creazione di Giuseppe Pacini, una Vespa con telaio completamente rivestito in pelle, un progetto artistico che negli ultimi mesi ha tenuto impegnato l’artista-artigiano nel suo laboratorio di Bientina in provincia di Pisa ma che sta suscitando l’interesse di curiosi come pure di enti locali, quali il museo Piaggio a cui l’opera verrà donata per la sua esposizione permanente.

E’ probabile trovare Giuseppe tutti i giorni presso la sua bottega in via XX Settembre, collocata in quello che un tempo era il centro storico del paese, dove è possibile trovare vari articoli come album fotografici, oggetti da scrivania, scatole e contenitori, pirografie e incisioni, tutti rigorosamente in pelle o cuoio, di tutte le fatture, forme e colori.

Queste le due caratteristiche fondamentali della sua professione: un forte attaccamento alla dimensione locale, come è dimostrato dalle etichette dei prodotti che riportano orgogliosamente la scritta “ Made in Bientina”, e la scelta della pelle e del cuoio come materiale espressivo, vivo con cui lavorare ogni giorno.

Ma quando è possibile, Giuseppe chiude la bottega, gira l’angolo nel vicolo vicino e apre il suo laboratorio dimenticando la parte commerciale della sua attività e concedendosi liberamente alla sua vita artistica.

Giuseppe, artista classe 1950, non è nuovo alla ideazione di opere di impatto. Ne sono esempi quella intitolata “Al di sopra di tutto”, quadro in pelle che ritrae un crocifisso con il Cristo che sovrasta un gruppo di cavalli imbizzarriti, donata a Sua Santità Papa Giovanni Paolo II nel 1991, commissionato dal Consorzio vero cuoio italiano ed ancora collocata a Roma, oppure le camicie pirografate commissionate dalla Maison Gucci di Firenze ed altre firme del Made in Italy.

La sua ultima opera riguarda invece la Vespa, simbolo dell’industrializzazione pontederese per eccellenza con la quale era quasi inevitabile un confronto durante il suo percorso artistico. Il pittore ha accettato la sfida, ricoprendo di pezze di pelle parzialmente sovrapposte tutto il telaio, contaminandolo con la sua materia prediletta. In seguito la successione di lavorazioni quali la copertura con cera a pennello, la decorazione con fondo tramite aerografo e lo sbiancamento con solventi specifici ha posto ancora maggiormente in evidenza con giochi di chiaro e scuro la tridimensionalità di questa nuova copertura e per i pochi fortunati che hanno potuto assistere al processo produttivo è stata irresistibile la voglia di toccare la nuova superficie per sperimentare anche la sensazione tattile del contatto, da pelle a pelle.

Ma l’opera attrae l’attenzione dell’osservatore anche per altri motivi, come la pelle di coccodrillo con squame in evidenza posta sulla seduta che suscita l’ironia su come sia possibile guidare in quella maniera. Oppure i simboli che l’artista ha voluto posizionare sulla pedana come il piatto di spaghetti, il reggiseno nero e il calzini rossi disaccoppiati, tutti rigorosamente in pelle, per rappresentare le passioni per la bella vita e le donne tipiche degli italiani, come pure la loro sguaiatezza.

Nel rapporto Movimprese di Infocamere, pubblicato recentemente, facendo il saldo tra nascita e chiusure delle attività produttive in Italia per l’anno 2012 è riportato il titolo “Imprese: nel 2012 mille chiusure al giorno”, che chiarifica la situazione difficile della produzione nel nostro paese, specialmente per le aziende artigianali, per le quali la crisi è ancora più accentuata. Lo stesso Giuseppe Pacini lamenta la difficoltà di trovare sponsor validi che lo sostengano nel suo sforzo creativo, ma non per questo si perde di animo.

Sui fianchi della due-ruote è stata pirografata la scritta “La Vespa è un sogno made in Italy”: la capacità di sognare e di vedere oltre ha portato Giuseppe a visualizzare già nella sua mente l’opera che adesso sta completando, ha portato Corradino D’Ascanio a disegnare la Vespa all’indomani della seconda guerra mondiale ed è forse una valida via di uscita da questo momento storico tortuoso.

SAM_1523

(Giuseppe Pacini al lavoro nella sua bottega; foto in alto: l’opera in costruzione)

.

* Stefano Mattolini è iscritto al laboratorio di giornalismo partecipato promosso da Arci Livorno e Radio cage nell’ambito del progetto Mappamondo

 

 

Lascia un commento »