Chiusura Kino Dessé: Radio Cage intervista Marco Bruciati

RadioCage 11 gennaio 2014 0

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di Silvia Trovato, Rosanna Harper, Elisa Rapini

All’indomani della chiusura della sala cinematografica Kino Dessé del 29 dicembre scorso, abbiamo intervistato Marco Bruciati, operatore culturale del cinema in questi anni, per ripercorrerne la storia, interrogarci sulla percezione del cinema  e sull’offerta culturale della città ed esplorare le prospettive future.

Il Kino Dessé nasce a Livorno nel novembre 2003 come costola artistica del Circolo del Cinema  Kinoglaz grazie a Serafino Fasulo e Raffaello Gaimari. Il nome è un gioco tra due parole particolari che ne indicano l’essenza: Kino è una parola tratta dal gergo classico sovietico mentre Dessé è una “livornesizzazione” del concetto di “d’essai”. Se “le parole sono importanti”, già dal nome attribuito a questa iniziativa così ardita e coraggiosa nata nel 2003, parallelamente all’arrivo in città del cinema Medusa, emerge l’anima ribelle e sperimentale di questo cinema. Per ritrovare nella storia di Livorno un cinema d’essai dobbiamo tornare indietro nel tempo fino alla fine degli anni Settanta, ai tempi del Circolo Pizzi di Ardenza, che richiamava persone da tutta la regione grazie alla sua straordinaria offerta cinematografica. «Il Kino Dessé era uno spazio alternativo in completa controtendenza con il cinema di “consumo”. Proponeva un cinema che fosse esperienza sociale condivisa, interazione con i gestori e gli altri spettatori, offrendo alla cittadinanza la possibilità di prime visioni e rassegne» spiega Marco Bruciati. «Il Kino Dessé garantiva una proposta cinematografica non appiattita intervenendo anche sull’alfabetizzazione al cinema d’essai e nei primi anni di apertura non c’erano assolutamente problemi di affluenza del pubblico. L’impoverimento del contesto del centro cittadino con la chiusura della Gran Guardia e dell’Odeon si è inevitabilmente ripercossa anche su di noi» aggiunge Bruciati.

La chiusura del Kino Dessé si inserisce nella più ampia questione della cultura cittadina e della risposta della cittadinanza ad una specifica offerta cinematografica.

Credi ci sia stato un cambiamento nel corso degli anni nel modo di percepire il cinema? Se c’è stato, quali sono stati i principali motivi che hanno portato alla chiusura delle sale cinematografiche in città?

 «Una delle cose in cui Livorno pecca – spiega  Bruciati – è il senso di abitudine che, spesso, prova verso un determinato contesto. Possiamo  sentirci a proprio agio in una data situazione, ma non possiamo dimenticarci di quello che esiste già, che meriterebbe stima e considerazione…come il Kino Dessé. Non dobbiamo mai dare per scontate le cose interessanti che ci sono e, probabilmente Livorno ha perso quella sfida che il Kino Dessé aveva lanciato con la sua apertura.  A Livorno ci sono molte cose e, per questo motivo, sarebbe necessario creare una rete di soggetti che lavorano sul territorio e che collaborano alla creazione di una stagione, come per una rete di teatri: in questa maniera, l’offerta potrebbe essere allargata su tutta la città, rilanciando il centro cittadino».

«A livello locale – aggiunge Marco – molte cose potrebbero essere fatte: attuando, ad esempio, una politica culturale che sia in grado di educare il cittadino a un certo consumo critico, che parta dalla cultura e che si estenda in tutti i campi».

Qual è, secondo te, lo stato attuale del cinema? «Esiste un forte problema distributivo. Un esercente non ha la libertà di scegliere un film da proiettare. In base alla forza contrattuale che possiede, si trova limitato alle scelte che la casa distributrice seleziona per lui. Questa sorta di monopolio provoca un impoverimento complessivo dell’offerta. I cosiddetti cinefili optano, così, per modalità di fruizione alternative: internet, importantissimo per la diffusione della cultura cinematografica, ma anche cineforum e dibattiti. Il cinema italiano non è povero, è ricco di contenuti: pensiamo a Garrone o Sorrentino. Esiste un bacino di autori ben nutrito: sarebbe bello – conclude Bruciati – se in molti, al di fuori del settore, lo conoscessero».

Il Kino Dessé era espressione del Circolo del Cinema Kinoglaz, un’associazione dal passato ricco di iniziative e tuttora attiva. Quali sono state le attività passate e quali sono le prospettive future?

«Il Circolo del Cinema Kinoglaz elaborava la proposta artistica vera e propria e ha da sempre curato i progetti connessi al cinema come le rassegne del lunedì, il “cinema delle donne”, la programmazione dell’arena estiva dell’Ardenza e, ancora, tutti i laboratori nelle scuole, facendo quindi attività di formazione, ambito in cui è possibile sperimentare, proporre film interessanti, parlare di cinema e insegnarlo in modo diverso.» Più volte Marco Bruciati torna sulla questione della didattica, attività che ha segnato l’inizio della sua collaborazione con l’associazione e che tuttora conduce, sottolineandone la centralità e l’importanza per educare al pensiero critico. «Io credo molto nell’insegnamento, lo credo un cardine». In altre parti d’Europa, spiega M. Bruciati,  la politica culturale che viene messa in atto, a partire dalla scuola, forma persone capaci di accostarsi al cinema in maniera critica, con consapevolezza e capacità di analisi. Nonostante sia pressoché impossibile incidere su scala nazionale è ancora possibile agire nel locale, alfabetizzare e abituare il pubblico ad un certo tipo di proposta cinematografica. Riguardo alle prospettive future, l’associazione Kinoglaz continuerà l’attività nelle scuole e probabilmente la programmazione dell’arena estiva.

Consapevoli della possibilità individuale di proteggere le realtà culturali che ci circondano, vi lasciamo con l’invito di Marco: «Salvaguardiamo il più possibile tutto ciò che di buono è rimasto in città anche lontani dai momenti di lutto e di grande consapevolezza».

Silvia Trovato, Rosanna Harper, Elisa Rapini

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