Agricoltura naturale, fiducia e scambio: la nostra intervista a Claudio Pozzi, Presidente Wwoof Italia

Silvia Trovato 14 gennaio 2014 0

WwoofItaliadi Silvia Trovato

Agricoltura naturale, fiducia, scambio conviviale e culturale sono l’essenza del movimento mondiale Wwoof (World Wide Opportunities on Organic Farms). Abbiamo intervistato Claudio Pozzi, Presidente di Wwoof Italia, per farci raccontare la storia di questo movimento e la sua attività in Italia.

Il podcast audio dell’intervista è in coda all’articolo.

Il movimento Wwoof nasce grazie a Sue Coppard nel 1971 in Inghilterra. Sue faceva l’impiegata a quell’epoca ma aveva la passione per la campagna e l’agricoltura biologica; fu così che decise con un gruppo di amici, appassionati come lei a questi temi, di creare un’organizzazione che li mettesse in contatto con i primi “pionieri” dell’agricoltura biologica. Inizialmente Wwoof organizzava solo i fine settimana di queste persone ma iniziò presto ad avere sempre più successo e ad allargare gli orizzonti, diffondendosi a livello mondiale, creando un sistema di principi condivisi che mettevano in relazione i wwoofers con le fattorie in giro per il mondo.

Wwoof connette i viaggiatori volontari interessati a conoscere e sperimentare gli stili di vita e le tecniche dell’agricoltura naturale, acquisendo conoscenze, consapevolezza e aprendosi ad un’esperienza umana nelle fattorie-centri educativi disponibili a questo circuito di scambio. Non si tratta di un vacanza low-cost, né di lavoro gratuito, ma di un’esperienza formativa che coinvolge persone in tutto il mondo che abbiano l’interesse a confrontarsi e a partecipare alla realizzazione di uno stile di vita sostenibile.

I wwoofers non devono avere esperienze pregresse in agricoltura ma essere disposti a collaborare e condividere liberamente le pratiche di vita delle fattorie agricole che li ospitano; parallelamente le fattorie agricole devono entrare in relazione con i viaggiatori e dedicare loro attenzione sin da prima che arrivino in fattoria.

Per entrare nella rete di Wwoof Italia come viaggiatori si leggono e sottoscrivono (se condivisi) lo statuto e il regolamento e si paga una quota di associazione. Le aziende-centri educativi sono contattate e quasi sempre visitate da Wwoof Italia prima dell’adesione, per verificarne le motivazioni e i requisiti . Al centro delle intenzioni di viaggiatori e ospitanti ci deve essere la convivialità, il desiderio di fare un’esperienza di aggregazione sociale e culturale, nutrendo la consapevolezza personale. Accogliere e imparare, lavorare e conoscere, condividere tempo, spazi, desideri e emozioni nel rispetto della diversità di ognuno.

L’esperienza di Wwoof Italia nasce a partire dalle iniziative di due poderi che si stavano muovendo l’uno all’insaputa dell’altro. Il Casolare Acqua Chiara di Elisa Grandis a Guardistallo in provincia di Pisa e la fattoria di Gary e Nicky Cymbalist in Umbria. È Claudio che entra in contatto con le due realtà nel 1996 e unendo le due esperienze inizia a fare promozione della realtà Wwoof che all’inizio contava solo 21 aziende agricole. Nel 2000 Wwoof Italia registra il suo statuto e da movimento informale diventa un’associazione, con quota associativa e polizza assicurativa C.a.e.s (Consorzio Assicurativo Etico e Solidale).

«La visione di Wwoof Italia non è mai stata quella di ampliare semplicemente la lista ma di creare relazioni tra soci del territorio, centri educativi e viaggiatori per promuovere tutto ciò che fa parte dell’agricoltura naturale come stile di vita: finanza etica, risparmio energetico, energie rinnovabili sono realtà che necessitano di una rete per portare avanti le esperienze in modo organico» spiega Claudio.

«Con il passare degli anni proprio per questo motivo siamo diventati soci di Banca Etica, Mag6, Rete Semi Rurali; siamo attivi con Paea, Genuino Clandestino e nella Campagna per l’Agricoltura Contadina e abbiamo aderito almeno sulla carta al Movimento per la Decrescita felice». Mettere in relazione queste realtà ha la finalità di rendere più concreto possibile il percorso di consapevolezza ed esperienza che i wwoofers sognano di intraprendere. La maggior parte degli agricoltori oggi protagonisti del movimento per l’agricoltura naturale e biologica proviene da esperienze di vita urbana, sono i cosiddetti agricoltori di ritorno, con un patrimonio di esperienze diversificate e profondamente collegate nel cammino della sostenibilità. La Toscana è sempre stata il cuore di Wwoof Italia e ancora oggi su 600 centri educativi ben 180 sono nella nostra regione. Segnaliamo due donne che con i loro centri educativi fanno parte della rete Wwoof nel territorio livornese: Primiana Leonardini Pieri dell’azienda agricola Le Macchie a Castellina Marittima e Raffaella Nencioni a Salviano, qui trovate informazioni sulle sue numerose attività. Entrambe le realtà intrecciano culture sostenibili e competenze eterogenee dalla permacultura, all’agricoltura sinergica e biodinamica, ai laboratori di autoproduzione.

I soci di Wwoof Italia hanno pari diritti e doveri e le loro relazioni sono paritarie nel rispetto dei reciproci ruoli. Chi ospita deve dedicare tempo e attenzione, indicare una linea ed essere una guida per i wwoofers e chi viene ospitato deve rispettare necessità e tempi del centro educativo, indicare attitudini, passioni e interessi rispetto alle attività che pensa di poter svolgere in collaborazione. Qui trovate un sintetico e simpatico elenco di cosa piace e non piace a Wwoof Italia nell’ambito delle relazioni tra viaggiatori e centri educativi!

Per quanto riguarda il profilo di chi decide di diventare un wwoofer Claudio ci spiega che «negli ultimi anni assistiamo a un’evoluzione storica. All’inizio di questa esperienza i viaggiatori italiani chiedevano prevalentemente di andare all’estero mentre adesso cercano di rimanere nel loro paese perché la volontà di apprendere ritmi e stili di vita dell’agricoltura naturale ha preso il sopravvento sulla vocazione turistica. Quest’anno il 50% dei soci di Wwoof Italia è italiana». C’è una preponderanza di donne tra i wwoofers rispetto agli uomini e sono per la maggior parte giovani in un periodo di transizione, post diploma o post università. Nonostante queste tendenze resta comunque una realtà molto eterogenea: ci sono molti pensionati e anche interi nuclei familiari con bambini. «Molti wwoofers decidono di intraprendere questa esperienza per acquisire delle competenze e intraprendere a loro volta delle attività produttive in campo agricolo ma al centro di tutto emergono le competenze riguardanti la crescita della consapevolezza. Tornati a casa i wwoofers valorizzano le conoscenze acquisite come autoproduttori, consumatori consapevoli, estimatori del tempo e delle stagionalità dell’agricoltura e della vita» conclude Claudio.

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