Reporting Livorno: la nostra intervista ai Licaoni

Silvia Trovato 11 giugno 2014 0
Foto di Mirko Turini

Foto di Mirko Turini

di Silvia Trovato, Rosanna Harper, Elisa Rapini

Lungometraggi e cortometraggi, fiction e tutorial di approfondimento cinematografico, rubriche e recensioni a cura di Federico Frusciante, una casa di produzione e un digital studio indipendente, aperto anche alla comunicazione commerciale ma sempre con uno sguardo beffardo, sognante, imprevedibile e attento all’impatto cinematografico: questo e molto di più sono i Licaoni, instancabile e immaginifica fucina creativa livornese, nati nel 1999, a partire da un gruppo di amici appassionati di cinema e teatro, con la voglia di cimentarsi nella creazione di cortometraggi.

Dalla loro data di nascita i Licaoni hanno accumulato ben tre lungometraggi, Mandorle (2000), N.A.N.O (2002), Kiss Me Lorena (2005), una vastissima produzione di cortometraggi tra cui Last Blood (2003), che ha riscosso enorme successo a livello nazionale e internazionale e poi esperienze teatrali e cinematografiche (Wang Revenge) e un canale youtube attivissimo, partner di Google dal 2010, piattaforma di tutte le loro produzioni, tra le quali citiamo la web series Corso di Cazzotti del Dr. Johnson, tra le cinque web series più cliccate d’Italia. Ecco cosa ci hanno raccontato Francesca Detti e Alessandro Izzo dei Licaoni in un pomeriggio di maggio tra cinema, aneddoti, risate, progetti, sogni e esperimenti.

Chi sono i Licaoni? Quando vi siete formati? Raccontateci la storia e l’evoluzione della vostra associazione. 

«Partì tutto da un corso di fumetto dove conobbi Guglielmo Favilla dove decidemmo di lanciarci con il nostro primo corto, inventandoci il titolo all’ultimo momento, per poter partecipare ad un concorso –spiega Alessandro– il titolo era Dé ma io dé, e alla fine quel concorso lo vincemmo!» e aggiunge «eravamo influenzati dagli anni Novanta del cinema indipendente di Tarantino, Rodriguez e Smith che facevano un film in casa e lo lanciavano a Hollywood. Mandorle, il primo lungometraggio, ebbe molto successo, fummo gratificati dal pubblico ma a livello artistico eravamo ancora insoddisfatti, fu una sorta di esercizio funzionale».

Il secondo progetto fu N.A.N.O, lungometraggio proiettato all’Odeon «una delle esperienze più belle e folli della nostra vita, fino all’ultimo momento il film non era ancora pronto e c’erano già manifesti ovunque. Era un film pieno di effetti, durava due ore e nella nostra mente doveva essere a metà tra lo Scorsese di Casino Royale e L’aereo più pazzo del mondo dei fratelli Zucker e fu così che lo presentammo anche a Serafino Fasulo a cui chiedemmo consigli per la produzione, e ci ricordiamo ancora la sua sonora risata (ridono): coinvolgemmo Claudio Marmugi, Paolo Migone, Lamberto Giannini, Paolo Ruffini».

Last Blood fu il primo esperimento nel genere horror «utilizzammo degli effetti make up speciali con dei ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Firenze per questo cortometraggio, c’era trama, uno storyboard, un forte investimento emotivo. Era un corto antesignano del revival “zombie”, il tema del “mostro”, del cinema di serie B –spiegaFrancesca– volevamo cimentarci con quel cinema fantastico di genere, che però rimanda ad altro, stile Carpenter e Romero, tra i nostri punti di riferimento» e aggiunge «ebbe un grande successo, arrivò in molti festival italiani e internazionali e da lì fummo notati al Joe D’Amato Horror Festival dai familiari di Aristide Massaccesi, regista cult tra i fan del cinema horror, che ci proposero di fare un grande film ma ancora non eravamo pronti per un progetto del genere».

Fu così che i Licaoni decisero di lanciarsi in un altro progetto, un lungometraggio comico Kiss Me Lorena, con una Alba Rohrwacher agli albori «con l’aiuto di Armunia realizzammo questo film con un piano organizzativo preciso, dal punto di vista tecnico produttivo un film “quadrato”, sperimentale anche se abbastanza complesso nella narrazione –racconta Alessandro– è annoverato come il primo film girato in Italia in modalità low budget, e proprio per questo ci contattarono i Manetti Bros chiedendo la nostra collaborazione; fu così che realizzarono con gran parte della nostre troupe il primo film mainstream italiano in modalità low buget, Piano 17».

Kiss Me Lorena è importante per la storia dei Licaoni anche perché venne messo online con licenza creative commons e da quella decisione si aprì la condivisione sulle piattaforme online «da lì scoprimmo il web come risorsa espressiva e dopo l’entusiasmante parentesi che dedicammo al teatro, fu fondamentale quandoiniziammo a mettere online sul nostro canale di youtube la web series Corso di cazzotti, sketch a metà strada tra il demenziale e un film di Bruce Lee, con cui abbiamo vinto due premi al Web Series Festival di Los Angeles, nati dalle nostre improvvisazioni con Alex Lucchesi, ora star italiana del cinema action» spiega Francesca.

La collaborazione con Federico Frusciante. Raccontateci questo sodalizio.

«Fede – risponde Alessandro, ricostruendo il rapporto di amicizia e la collaborazione che lega i Licaoni con Federico Frusciante – lo conosciamo da una vita. È stato per anni ed è tutt’ora il nostro “pusher di film”: passavamo il pomeriggio da lui, gli mostravamo le locandine di film e lui partiva con il suo racconto. Il nostro sogno proibito – ironizza Alessandro – era quello di piazzare una telecamera fissa davanti a lui: il vero spettacolo era guardarlo mentre interagiva con i clienti. Lo abbiamo coinvolto, dopo “Mandorle” in “N.A.N.O.” dove interpreta la parte di Cupido, e successivamente negli spettacoli teatrali». «Gli spettacoli teatrali – prosegue Francesca – si aprivano sempre con brevi intro di 5 minuti in video: Frusciante parlava a ruota libera di film. Quando abbiamo aperto il canale Youtube ci siamo chiesti: “Perché non prendiamo questo spunto da Federico e apriamo una rubrica di film?”. Da lì in poi è scoppiato il fenomeno Frusciante». Alessandro apre una parentesi: parla del ruolo del cinema “disimpegnato”.

«Il cinema è un mezzo potentissimo per divulgare idee. Sono convinto che questa cosa avvenga anche nel cosiddetto “cinema di intrattenimento”. Federico si focalizza molto su questo aspetto. Con il suo modo di comunicare – conclude Izzo – suggerisce spunti di riflessione e chiavi di lettura diverse. È trasversale e riesce a parlare a un pubblico di diverse età. Ha costruito negli anni un audience di utenti che, grazie a lui, guardano i film in maniera diversa».

Cortometraggi e cinema indipendente: come sono recepiti nel panorama italiano?

Risponde Alessandro. «Il cinema indipendente e i cortometraggi in Italia sono completamente snobbati, non esistono per il cinema mainstream. I cortometraggi sono considerati una sorta di palestra: non generano introiti e quindi non interessano. Non c’è grande movimento. Il cinema indipendente, invece, è sempre stato visto come qualcosa di risibile, da tenere in secondo piano: potrebbe creare competitività». Francesca prosegue: «ci sono realtà di cinema indipendente che, adesso, hanno direttamente bypassato il sistema italiano iniziando semplicemente a distribuire all’estero dove il mercato funziona ed è più aperto rispetto a quello italiano». «Questo modo di fare cinema, il metodo cosiddetto “Guerrilla Film Making”, ha portato alla fioritura di molti registi che riescono a lavorare con bassi budget, realizzando prodotti di ottima fattura. Questa cosa non è ben recepita dai produttori: adesso sono solo catalizzatori di film» ha concluso Izzo.

Quanto conta la tecnologia in questo lavoro?

«Il cinema indipendente – rispondono – sta dimostrando che con altre metodologie (reflex-Iphone), sfruttando l’attuale disponibilità che abbiamo, possiamo fare roba molto valida, con poco prezzo, con tempi veloci. L’attrezzatura va saputa usare, occorre conoscere i limiti del mezzo. In America girano tutti in digitale: con 25-30 mila euro, una persona si mette in casa tutto quello che serve per fare un film hollywoodiano. Non è poco, ma può bastare».

Che cosa serve per realizzare una buona produzione? Il ruolo della creatività. Consigli ad un giovane regista.

«La produzione dal basso e quella professionale dall’alto, attualmente, è come se tendessero a convergere su uno stesso piano, nel senso che un’attrezzatura tecnica capace di produrre lavori di alto livello non ha prezzi proibitivi. Lo scarto, oggi, si realizza piuttosto sul piano dell’originalità e dell’idea. La creatività è fondamentale. Sono d’accordo con Thelma Schoonmaker di cui leggevo proprio oggi un’intervista –continua Alessandro– Per essere un buon cineasta bisogna ovviamente guardare molto cinema per assimilarlo ma serve anche viaggiare, vivere, conoscere gente per farsi una propria visione del mondo che non sia banale e stereotipata, per poter aspirare ad avere qualcosa da raccontare».

Domanda Podcast: raccontateci la trama, l’ideazione, la realizzazione, il backstage di un vostro corto o di quello che pensare di realizzare prossimamente.


 

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