20 mm #1. Tony Manero e lo storpio

Federico Bernini 29 ottobre 2009 0

# 1
20 mm – Un grandangolo sulle mutazioni del presente

Titolo impegnativo, per una rubrica web, avrei preferito trattare di culi e happy hour come mi suggeriscono dalla redazione ma ho pensato che fosse un argomento troppo saturo ad oggi e poi ci vuole un certo stile per farlo.
Dunque con oggi si apre ufficialmente la rubrica 20 mm. Un grandangolo sulle mutazioni del presente.
È come l’obiettivo che deforma ciò che incontra e ogni tanto evidenzia un punto nascosto, un neo che a vista non appare.
Un grandangolo che cerca di allargare e deformare concetti e parole del presente ribaltandone il significato per cercare di dargli un senso.
Per restituirgli una verità rubata, una delle tante.
Oggi è con questa storia della legalità, come pratica, che me la prendo e di qualche altra storia che ci gira intorno.

Tony Manero e lo storpio
Roba da chiodi. Trasfigurazioni della realtà

TonyManero
Leggo il giornale, il Presidente del Consiglio insinua che la riapertura di alcuni fascicoli giudiziari relativi alle stragi del ’92 sarebbero un modo per la magistratura di continuare una persecuzione contro la sua persona; e non capisco, non riesco a comprendere, al di là della sua preoccupazione di essere ancora una volta indagato per malaffare con “Cosa Nostra”, il motivo che lo porta a denigrare, accusare un pool di magistrati che fanno il loro lavoro e che cercano di aggiungere un pezzo di verità e giustizia ad una fase storica critica per il l’Italia. A maggior ragione questa necessità di riaprire alcune carte si presenta in un momento particolare in cui il figlio di Don Vito Ciancimino, il politico dei Corleonesi, decide di raccontare un po’ di cose.
Poi, a seguire, il Lodo Alfano e lo scudo fiscale. Cosa ci combinano le dichiarazioni di Berlusconi, il Lodo Alfano, lo scudo fiscale, forse niente o forse sono processi ed elementi di una stessa strategia non direttamente correlati ma finalizzati ad uno stesso obiettivo.
È questo che mi accende quella piccola lampadina, un po’ scarica, che ogni tanto mi si illumina e mi accorgo che in ognuno di questi tre elementi si verifica la stessa cosa: il ribaltamento paradossale. I magistrati indagano, Berlusconi dice, ma perchè lo fate, se lo fate vuol dire che ho ragione io, voi ce l’avete con me. Il Lodo Alfano viene giudicato incostituzionale, Berlusconi chiama le Tv in diretta e si difende dalle accuse da cui il Lodo Alfano avrebbe dovuto di proteggerlo. Lo scudo fiscale, uno dei momenti peggiori della nostra storia democratica, rappresenta un’ingiustizia sociale di gravissimo rilievo, uno strumento per tutelare evasori e impieghi sospetti di capitali eppure siccome è stato proposto e accolto dal governo, è legale.
In tutti e tre i casi si ha un totale ribaltamento, sia della realtà che sembra una fiction da TV, ma anche di quelli che sono i presupposti alla base di ciascun processo descritto.
È proprio con la questione della legalità di quello che viene fatto che si crea il cortocircuito. Spesso, quasi sempre, si parla di legalità come di qualcosa che è conforme alle leggi o di un comportamento che è coerente con le leggi. Ma affrontare la questione in questi termini vuol dire fermarsi ad un primo aspetto peraltro poco rilevante, perchè per tale questione esistono altre parole che ne identificano il senso: educazione civica, buon senso, dovere di cittadino, etc.
La legalità è qualcosa che forse attiene anche all’eticità di una certa questione, alle prassi che si decide di promuovere e di praticare, alla giustizia sociale che prima di tutte restituisce legalità etica e democratica ad un percorso e dunque dignità e diritti a chi ne è stato privato. La legalità è dunque anche una pratica che trasforma qualcosa che prima non lo era in giustizia sociale.
Il rischio infatti è che la critica e la riflessione attenta sulla giustezza o meno di alcune cose siano sgonfiate e ammorbidite soltanto perchè una tal legge, un tal provvedimento, un tal comportamento sia approvato e applicato, perchè a norma di legge.
Le leggi intelligenti e utili in materia sono state costruite e approvate dopo faticosi percorsi di lotta e di elaborazione: una per tutte la legge Rognoni- La Torre, che peraltro c’ha rimesso la vita e che istituisce il reato di mafia rendendolo giudicabile dalla legge.

È un segno dei tempi questa continua trasfigurazione culturale e politica della realtà e non a caso succede in un momento dove il Presidente del Consiglio è, data la sua provenienza e vocazione professionale, il primo dei mistificatori trasformisti dell’Italia del dopo guerra: uomo di televisione, l’uomo della televisione, uno show man. Una persona che con la televisione ha convinto anche chi era storpio a diventare come Tony Manero oppure la bella e sana casalinga di 55 anni che poteva cacciare via tutte le sue rughe e diventare come una giovane di trent’anni meno o ancora ha convinto chiunque a pensare di poter diventare qualunque cosa volesse, salvo poi scontrarsi con la realtà. Una realtà che oggi è caratterizzata da una crisi profonda di tutto il comparto occupazionale, una crisi che vede l’Italia agli ultimi posti in Europa come capacità di sviluppo economico, culturale, ecosostenibile ed energetico, architettonico…..se vado avanti poi divento non credibile.

La legalità, intesa sempre come prassi, come esperienza concreta di antimafia e di responsabilità etica del proprio agire, rappresenta la forma più evoluta di giustizia sociale poiché non soltanto tira in ballo la questione dei diritti e della loro tutela non contrattabile, ma perchè vi unisce la lotta e la critica alla “tradizione”: è sempre stato così e continuerà ad esserlo, chi te lo fa fare……o frasi del genere.
Dunque con il ribaltamento del concetto della legalità si affronta e ci si scontra con una strategia di governo e di dominio che cerca di convincere i cittadini che non ha più senso ormai indagare sul Papello di Riina e sugli accordi tra stato e mafia o che i magistrati sono solo degli ossessionati o ancora che è del tutto normale fare certe cose.
Mi riferisco al condonare chi non è stato trasparente nei propri movimenti bancari di capitali da e verso l’estero; perchè ognuno di noi ha un conto corrente e dunque in teoria questa storia dello scuso fiscale, in teoria, ci potrebbe riguardare, ma poi guardiamo il nostro estratto conto e vediamo che se non è in rosso poco ci manca e allora, noi gente normale, ci rendiamo conto che lo scudo fiscale è un’ingiustizia che paghiamo sulle nostre tasche e sulla nostra dignità: ma questo rientra nella trasfigurazione della realtà, cioè quello che viene nascosto e camuffato.

A questo proposito di seguito il link ad un bel servizio di Carlo Lucarelli su Rai Tre sulla storia di Rita Atria, figlia di mafiosi, vittima di mafia.

Carlo Lucarelli – Rai Tre:

E’ la memoria che ci aiuta a non farci prendere in giro da chi ha il gusto a creare ribaltamenti alquanto strani della realtà, a decostruire significati e torcerli a proprio favore, modificandone ingiustamente il significato.

Chi invece ci tiene a non trasfigurare la realtà, ma nel caso a caricarla di senso, di sapere e di interpretazioni sostanziate e non faziose è Pino Maniaci e la sua famiglia.
Pino insieme ai figli e alla moglie gestisce una piccola TV privata, Telejato, a Partinico (Pa) con cui fa informazione sulle connivenze mafiose, sugli affari dei mafiosi e su quello che tra politica e affari si muove intorno a questo mondo.
Di seguito un link all’intervista a Piera Aiello,
lo storpioe cognata di Rita Atria: un esempio di pratica della legalità, ma soprattutto un esempio di come informazione e sapere possono provare a ridare il senso perduto alle cose.

Pino Maniaci TeleJato:

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