Lo stato dell’eccezioni. Ritorno al futuro

Federico Bernini 8 marzo 2010 0

# 7
20 mm. Un grandangolo sulle mutazioni del presente.

Lo stato dell’eccezioni.
Ritorno al futuro.

Poche, pochissime righe, per commentare quello che successo in questo fine settimana di burle, beffe e frittate rigirate.
La settimana passata, convulsa e sconclusionata, fatta di menzogne e violenze, conclusasi con la firma del “decreto salva liste” da parte del Presidente della Repubblica lascia un vuoto, anzi apre una ferita a lenta risoluzione. Onestamente non ci interessa entrare nel merito della “giustezza” o della legittimità della firma apposta dal Capo dello Stato al decreto d’urgenza, dovendo infilarsi nella diatriba Bersani/Di Pietro; no, a questo punto poco ci interessa, forse Napolitano avrebbe potuto aspettare un po’ di più, vedere cosa succedeva, ma defiliamoci subito da questa polemica che sta appassionando l’Italia. Quello che ci interessa, vi sembrerà strano, sono le frittate, quelle rigirate: sono cose già sentite, forse trite e ritrite, magari anche dette meglio, ma Radio Cage a questo giro vorrebbe unirsi al coro di chi rimane schifato dall’atteggiamento arrogante e violento di un’intera classe dirigente, quella di centro destra, che pur essendo l’unica responsabile delle proprie pene, alla fine, non soltanto è rientrata in pista, ma ha trovato il modo di incolpare gli altri, tutti e senza distinzione di sorta, dell’accaduto.

Non siamo ad uno spettacolo di magia e neppure a qualche edizione straordinaria di Zelig, forse abbiamo a che fare con dei prestigiatori, sicuramente nel PDL, annessi e connessi, hanno fatto la “cazzata” e adesso manco chiedono scusa dopo la bella prova di sciattume e urlacci a furor di popolo che hanno imbastito nei giorni passati.

Siamo di fronte ad uno stato d’eccezione, ma viene sempre da pensare di più che viviamo in uno stato dell’eccezione, dove l’eccezionalità diventa regola, norma che coniuga l’auctoritas con la potestas, potere politico, influenze giudiziarie e diritto a fare come ci pare e piace, in una poche parole dove l’arroganza del potere diventa prassi di governo e forma di autorappresentazione.

Dallo stato d’eccezione non si torna indietro, perché lesi in modo traumatico e con prognosi di lenta guarigione sono proprio lo “ stato “ e il “ diritto”: la questione della lista PDL che sostiene Renata Polverini alla Presidenza della Regione Lazio, rappresenta un ematoma della democrazia che rischia di scoppiare paralizzando il sistema; per quanto altre forze politiche hanno giustamente costruito occasioni di protesta e di partecipazione alla manifestazione del dissenso, l’accaduto ci lascia un amaro in bocca, più forte della cicuta, un’insanabilità e un senso di impotenza che rompe e spacca ogni dimensione della vita democratica.
È passato un messaggio: chi ha il potere può fare come vuole e non c’è vaglio democratico, rispetto delle regole e della cultura del conflitto all’interno di un sistema politico, che regga; si comanda noi e noi possiamo anche far tornare indietro il tempo.
C’è abilità e maestria in tutto questo, sebbene la grettaggine sia l’elemento che contraddistingue certi prestigiatori, ma non dobbiamo farci trarre in inganno, per l’ennesima volta siamo stati raggirati e ben poco si più fare.
È stato più volte invocato dalla Polverini e colleghi il diritto di voto negato all’elettorato di centro-destra ribaltando completamente l’accaduto e trasfigurando in modo palese l’accaduto, ma questo non ha importanza, questo non serve; tutta la corte di Berlusconi si è messa ad urlare, ad invocare l’attentato alla democrazia, sono stati giorni da urlo in tutti i sensi, e alla fine urla te che urlo io, sono riusciti a dirci che non è colpa loro e che forma e sostanza sono cose diverse: la forma a poco serve se non c’è la sostanza, e la sostanza è che loro dovevano votare, come poi ci sono arrivati o come non ci sono arrivati, visto il mancato ritardo delle liste, chi se ne frega.

Roulette.

Giovanni Lindo Ferretti cantante dei CCCP, CSI e PGR, in una delle sue canzoni diceva << m’importa na sega na sega sai, ma fatta bene che non si sa mai>> appunto ci importa una sega, m’importa una sega, tanto qui si comanda noi e voi non siete un cazzo.

Questa fine parafrasi credo che riassuma bene, quello che alcuni non dicono, ma che in realtà pensano e che nei fatti compiono: il totale disinteresse di norme, delle forme della responsabilità politica e del sistema dei livelli della democrazia.

In tutta questa catastrofe da paese bigotto e a lento rilascio di neuroni, chi alla fine sembra rimetterci siamo sempre noi cittadini che lentamente si avvicinano verso un sempre più ridotto tasso di democrazia e di serietà. Dall’altra parte? dall’altra parte c’è veramente l’Italia che non arriva più alla terza settimana, che viene licenziata, che vede diritti minimi negati, ma negati sul serio, una scuola che ha deciso di non insegnare perchè si decide non solo di tagliare, ma di investire meno…….e così via, ma mi fermo perché poi sembrerebbe solo un elenco, anche se lo è e di cose vere.

Questo governo ama giocare con il tempo è bravo a far tornare il tempo indietro, a muovere le lancette, a far si che quello che è successo in realtà nei fatti non lo sia ed è bravo perché, almeno per me, sembra rimandarmi ad un passato remoto studiato sui libri e che sempre più assomiglia ad un futuro vicino.

È il regime dei media e del “ m’importa una sega “, basso tasso di democrazia, mistificato e truccato con il consenso popolare: l’arroganza della clava con la ventiquattrore.

Come sempre consigli per gli acquisti:
CSI, m’importa una sega, Tabula Rasa Elettrificata

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