Per ricordare Eva, Danciu, Menji, Lenuca

RadioCage 5 agosto 2010 8

pian-di-rota

Per arrivare nel luogo dove la notte del 10 agosto 2007 sono morti in un incendio Eva, Danciu, Menji e Lenuca, bisogna raggiungere il ponte che scavalca la Variante dalla zona industriale del Picchianti in direzione del Cisternino e di Collesalvetti. E’ l’ultimo cavalcavia sulla Variante in direzione Stagno, prima che la Variante stessa si concluda. Salendo sul ponte, arrivando dal Picchianti in direzione Cisternino, ai bordi della strada ma nell’altro senso di marcia, c’è un sentiero in terra battuta che si inoltra tra i cespugli. Da lì bisogna percorrere a piedi una cinquantina di metri, e prendere la prima deviazione a destra, che porta sotto il ponte, a ridosso di un pilone di sostegno. Lì, tra i rovi e i cespugli, vi sono i resti anneriti delle povere cose bruciate dall’incendio: una rete metallica, un passeggino, oggetti sparsi. C’è anche una piccola croce di legno, con i nomi dei quattro bambini: Eva, Danciu, Menji, Lenuca.

Andateci.

Ogni anno, in pieno agosto, la nostra ferita cittadina torna a sanguinare.

Eva (11 anni), Danciu (8), Menji (4), Lenuca (6) venivano dalla Romania ed erano bambini come tutti gli altri, ma hanno avuto meno tutele, meno diritti e meno fortuna di tutti gli altri.

Meno di tutto.

Sono passati già tre anni da quella notte, e il ricordo di questi bambini è sempre più sbiadito nella memoria della nostra comunità cittadina, che sin dall’inizio non volle o non seppe assumere pienamente il senso e la portata di questa tragedia e di questo lutto.

Eppure non ci era richiesto niente.

Solo di sentire che erano anche figli nostri. 

8 commenti »

  1. marco 6 agosto 2010 alle 00:27 - Reply

    Rivolgo il mio commento a chi ha scritto questo toccante articolo. La notte tra il 9 e il 10 agosto 2007 ero di turno al supermercato coop dove lavoravo,quando la ragazza con cui vivevo mi chiamo’ per dirmi che rientrando in casa aveva notato disordine anomalo,e successivamente mancanza di oggetti di gran valore,nonostante la presenza di un american bulldog di 50kg,e un primo piano da “scalare”. Chiamata la polizia,la risposta fu di attendere,dopo 2ore di verificare le tracce e “eventuali impronte” (scatenando la mia ilarita’),dopo altre 2ore (alle 4..) che non sarebbero potuti venire per un episodio grave accaduto in altra zona, che,testuali parole,”avrei scoperto dai giornali al mattino”. I 4 bambini morti sono una tragedia disumana,da me la polizia non e’ mai venuta,in un certo senso pero’ ci e’ venuto automatico fare 1+1,e pur riconoscendo l’immensita’ della tragedia,chi mi dice che chi ci ha svaligiato non sia chi ha abbandonato i bambini sotto un ponte? molto,molto probabile. Emozioni contrastanti,non ho mai valutato serenamente questa vicenda,e il ricordo che ne ho e’ che gli innocenti pagano sempre per primi. Che fine hanno fatto gli ineffabili genitori? si parla di notevole appartamento reso disponibile dal comune,di benefit vari. 4 bambini sono morti atrocemente,e,per poco che vale in confronto,una coppia e’ stata derubata di preziosi cimeli di famiglia,con cane narcotizzato. Ecco cio’ che ricordo piu’ di tutto: il colpevole palese non ha pagato,ma si vuole che tutti ricordino,che la citta’ non ha fatto nulla,insensibilita’ ecc. Se invece, da citta’ civile, impedissimo condizioni di pseudo vita? non e’ questa l’integrazione, e non e’ neanche detto che questi rom la vogliano. ora mi si dica che con una casa e un lavoro questa gente si integra e cambia mentalita’..cosi’ si offende la mia intelligenza, perche’ l’attitudine atavica e secolare di chi si autodefinisce “nomade” non la cambiamo noi coi bei discorsi e le braccia aperte.
    Marco Grassi.

  2. monica 8 agosto 2010 alle 13:18 - Reply

    Ma che coincidenza. Tra tutte le migliaia di persone presenti a livorno quella notte proprio i genitori di quei bambini ti avrebbero derubato…..quando si dice il caso…..

    La sua intelligenza le dice quante probabilità ci sono che a derubarti siano stati dei Rom? Quante possibilità ci sono che siano stati degli italiani? E sopratutto clei come fa a indovinare?
    Quanto alle possibilità di integrazione dei Rom devo chiederle:
    1) Quanti ne ha conosciuti personalmente.
    2) Quanti progetti di integrazione ha seguito personalmente per dire che questi sono inevitabilmente destinati a fallire
    3) A quali studi si riferisci quando afferma quanto detto.

    Ad esempio dice che queste persone da secoli si autodefiniscono ” NOMADI” , ma questo non è del tutto esatto, visto che siamo noi GAGI a definirli nomadi, e non loro stessi. ROM nella lingua romanè significa “uomo” e non nomade.
    Quando si è così sicuri di una cosa come lo è lei, si devono anche citare le fonti statisticamnte provate dalle quali si è tratta quella sicurezza.

    A meno che la sua sicurezza che i Rom non si integrano sia solo una sua opinione personalissima e singola. Ma capirà che chi lavora con i Rom non si può certo preoccupare delle opinioni personali dei singoli, quindi i progetti di integrazione sono supportati da studi ed esperienze condivise a livello europeo.
    Comunque sia mi dispiace che la polizia sia stata impegnata a tentare di salvare 4 bambini piuttosto che doversi occupare delle sue preziose cose. Mi piacerebbe sapere se questo ragionamento fosse stato lo stesso se i bambini fossero stati Italiani
    Personalmente lavoro anche con i Rom, ne ho conosciuti diversi e devo dire che anche tra di loro ci sono come dappertutto i buoni e i cattivi….solo che noi gagi sappiamo vedere solo quelli cattivi

  3. Stefano Romboli 8 agosto 2010 alle 16:02 - Reply

    Ho atteso invano che arrivassero numerose repliche o prese di distanze dall’UNICO – fino ad oggi – intervento collegato al bel contributo di Radio Cage in ricordo dei 4 bambini rom.
    Non avrei voluto farlo e avrei preferito ignorarlo, ma la mia “coscienza critica e civile” mi impedisce di farlo.
    Sono contrario ad ogni forma di censura ma ritengo del tutto inopportuno pubblicare un commento come questo o comunque lasciarlo senza replica. A parte una sola lettrice arrivata oggi stesso, nessun altro l’ha fatto: né la redazione del sito né qualcun altro dei numerosi lettori.
    Trovo VERGOGNOSO che qualcuno possa approfittare per muovere considerazioni personali e che nulla hanno a che vedere con il ricordo di questi 4 bambini.
    Invece è palese il tentativo di approfittare del ricordo di questo tragico lutto per parlare di una situazione personale, di un furto subito, e addirittura arrivare a sparare a zero contro i genitori, arrivare a sostenere che loro stessi potrebbero essere stati gli autori del danno subito, che hanno avuro in concessione case, privilegi e chissà altro. PAZZESCO! Tutto questo è vergognoso ed ignobile.
    Forse, a pensarci bene, è stato giusto pubblicare questo intervento, a dimostrazione di cosa significhi concretamente il RAZZISMO oggi. Non più , come in passato, una ideologia politica o una teoria pseudoscientifica a supportare gli attegiamenti razzisti: a manifestarsi, come in questo caso, è spesso un sentimento di fastidio nei confronti del diverso che potremmo dire “istintuale”, dettato da ragioni di ordine emotivo, pseudosicuritario e a- razionale. Per arrivare a una concezione etnica del proprio pensiero. Si subisce un furto e si arriva a pensare e ad esternare che gli autori appartengano alla stessa etnia della famiglia dei bambini rom, anzi forse loro stessi!.
    Vale la pena ricordare in estrema sintesi che i genitori dei bambini morti furono arrestati e costretti per settimane a rimanere dentro un carcere. E tutto questo mentre si portavano dentro la tragedia della morte delle proprie creature. Troppo facile e meschino al tempo stesso giudicare chi vive di stenti e di miseria ai margini della nostra CIVILTA’ e del nostro modello di vita, quello per cui ci fa sentire nel diritto di equiparare un furto di “preziosi cimeli di famiglia” ad una tragedia immane come la fine dell’esistenza di bambini.
    La ringrazio, caro Marco Grassi, per ricordarci a che livello sia arrivata la nostra attuale condizione di DISUMANIZZAZIONE.

    Un “traditore della compattezza etnica” Stefano Romboli Cittadini Ecologisti

  4. alessio traversi 9 agosto 2010 alle 00:26 - Reply

    Scrivo semplicemente per precisare che da alcuni mesi abbiamo “liberalizzato” i commenti ai nostri articoli, eliminando, come è possibile verificare, una precedente modalità di log-in e filtro. Quindi, a parte commenti dichiaratamente offensivi, soprattutto se anonimi, non siamo soliti cancellare commenti di nessuno.
    Non entro invece nel merito della questione essendomi personalmente già espresso nell’articolo iniziale
    alessio traversi

  5. federico bernini 9 agosto 2010 alle 19:19 - Reply

    scrivo solo per precisare alcune questioni nel merito delle riflessioni e soprattutto su un modo troppo facile e approssimativo di generalizzare quando si parla di ROM e comunque di quei soggetti che si è deciso di voler tenere fuori dal nostro contesto mentale e sociale.
    i processi di integrazione e di condivisione di regole comuni non è cosa semplice, lo è però creare pregiudizi e stigmi che molto giocano sul senso comune e che creano semplificazioni nella valutazione delle cose. mi sembra ardito creare un parallelismo così convinto tra i bambini morti e i furti alla coop, tanto da costruire un’alchimia troppo spregiudicata che pur di sostenere a tutti i costi la responsabilità di questi genitori perchè rom, non si misura in nessun modo con altre spiegazioni. come questa fosse l’unica verità possibile, l’unica che corrisponde alle nostre deboli convinzioni. come questa, ne ho sentite molte altre di spiegazioni-giustificazioni in merito alla responsabilità diquesti genitori. io non li conoscevo e altrimenti non ci sono ragioni di indagine della magistraura per pensare che fossero degli irresponsabili. detto questo non voglio rifinire a parlare dei genitori giudicandoli, cosa che invece la nosttra città ha fatto per anni senza avere il coraggio di misurarsi con altre modalità di riflessione. trovo con tutta sincerità che il problema è la nostra cultura del ragionare e dell’agire che è deviata da un’impostazione di ricerca della rassicurazione e soprattutto di autocostruzione delle proprie verità.
    federico bernini

  6. marco 10 agosto 2010 alle 11:39 - Reply

    in risposta,nessuno ha mai sofferto piu di me sulla tragedia,perche in un attimo mi sono reso conto da che condizione di degrado viene tutta la vicenda. spero solo che da episodi come questo si possa ripartire con una accresciuta cultura,fatta di conoscenze personali (in occasione di alcuni lavori a casa mia ne ho ospitati alcuni,in diverse fasi,e questo chiarisce un punto). sulla responsabilita del furto ho fatto un’ipotesi,ma nessuno pensa che 4bambini non si lasciano soli in balia degli eventi? oppure va bene cosi’? tra l’altro,l’ipotesi e’ stata avvalorata dalle forze dell’ordine,e questo chiarisce un’altro punto. e considero fondamentale,prima di rispondere,imparare a leggere.perche mai mi e’ passato in testa di equiparare le 2 cose,piuttosto invece di stigmatizzare,e alla grande,le opinioni di chi si arroga il diritto di parlare di integrazione,pur sapendo bene come queste persone spesso sono costrette a vivere. sapete,esimi professori,dei preziosi non sono niente,in confronto. ma non ci si rimane benissimo a trovarsi violati. a parte questo,cio’ che ho chiesto e’: una citta’ che si definisce civile,multietnica(ed e’ la storia che parla) e accogliente,puo’ permettersi episodi simili? perche’ le discussioni avvengono solo dopo le tragedie? si poteva evitare? e se si poteva,chi doveva pensarci? 1mese e mezzo fa,in occasione di un periodo di lavoro notturno su un piazzale,ho pacificamente dormito in mezzo a 2 camper di persone di altra etnia,ho giocato a pallone coi loro bambini,abbiamo fatto colazione insieme,tutto nella piu assoluta serenita’. non c’e razzismo in me,benche in prima persona lo abbia subito quando lavoravo all’estero,ci sono pero’ tante considerazioni. integrazione = ? portare gente a vivere come lo facciamo noi?
    perche’ il nostro stile di vita e’ dogmatico? o piuttosto,prendere le nostre migliori caratteristiche e scambiarcele? perche a me pare che si voglia convincere gente che vive cosi’ per scelta a rifarsi una vita all’italiana. siamo sicuri che sia davvero voluto? uscire dall’ipocrisia delle facili parole e’ importante,perche’ cio’ che resta e’ il ricordo di 4 bambini mollati li,e se anche i genitori fossero andati per opere di bene,ditemi in quale cazzo di famiglia si fa cosi’,ditemi perche’ in piena notte i genitori non ci sono,ditemi dove sono,e soprattutto ditemi se l’impegno impagabile che chi tra voi mette per equilibrare questi stati di vita serve a qualcosa. e,in ultima analisi,ditemi,voi portatori della verita’ assoluta,dove eravate quella notte,e se il vostro impegno pro integrazione in quel momento era in ferie. qui non siamo a roma,il nomadismo,o l’accampamento,non e’ cosi’ sterminato,e chi di questo si occupa avrebbe dovuto sapere di una famiglia di 6 elementi che sta sotto un ponte,estremamente visibile a tutti. Seguendo un modello di esistenza\sopravvivenza simile,4 bambini che se non morivano nessuno avrebbe cagato,con che tipo di valori sarebbero cresciuti? MGrassi.

  7. Stefano Romboli 10 agosto 2010 alle 13:01 - Reply

    Non entro nel merito delle questioni e dei contenuti. Il discorso sarebbe troppo lungo e dovremmo partire da lontano, a cominciare dal concetto stesso – spesso fuorviante- di integrazione anzichè parlare di “INTERAZIONE”.
    Mi sono permesso di intervenire su questo sito percè ho ritenuto e ritengo tuttora del tutto inopportuno e fuori luogo aver mosso certe riflessioni in occasione della commemorazione. E l’articolo della redazione di Radio Cage andava in questa giusta direzione, quella di ricordare.
    Questo secondo intervento di Grassi corregge parzialmente il tiro ma mi pare evidente come risultino contraddizioni ed equivoci. Continuare a parlare e a giudicare il comportamento dei genitori denota ancora la volontà di farlo da una posizione “propria” secondo logiche autorefenziali e dominanti.
    Concordo invece quando si afferma che rimane gravissimo il fatto che chi di dovere negasse o ignorasse l’esistenza di quelle persone in un posto così insicuro e degradato. Di questo ci dobbiamo assumere tutti le responsabilità, soprattutto le istituzioni e coloro che ad esse sono vicine. Mi pare francamente che spesso ce lo dimentichiamo e facciamo finta di nulla.
    Spero davvero che si riesca a trovare momenti di confronto e di dialogo, al di là dei “filtri virtuali”
    Grazie dell’attenzione
    Stefano Romboli

  8. max 11 agosto 2010 alle 17:54 - Reply

    ma come fa presto questo signor marco a buttarlo in culo ai rom. Che ineffabile logica: “… pero’ ci e’ venuto automatico fare 1+1, e pur riconoscendo l’immensita’ della tragedia, chi mi dice che chi ci ha svaligiato non sia chi ha abbandonato i bambini sotto un ponte? molto,molto probabile”… ma bravo, per caso sei allievo di Wittgenstein? D’altronde si sa, gli zingari non fanno altro che rubare, non hanno voglia di lavorare, sono sporchi e trascurano i bambini. Forse non sono nemmeno esseri umani, a pensarci bene – diciamocelo – Hitler non l’aveva mica pensata male a buttarli nei forni insieme agli ebri ai froci e ai comunisti.
    E poi alla mitica COOP, una volta “la proletaria”: li’ si’ che i rom si sfogano, saccheggiandola un giorno si’ uno no magari mentre i loro bambini bruciano e loro, ovviamente, se ne sbattono.
    Cosi’ en passant voglio solo far notare due episodi a cui ho assistito personalmente riguardo ai ROM:
    – alla manifestazione contro il rigassificatore del 13/10/2007 i rom di via ajaccia dettero una mano sostanziale sia all’organizzazione del corteo (per esempio fornendo il furgone) che alla costruzione e al mantenimento del presidio, che duro’ qualche settimana e costo’ molta fatica. In quelle occasioni non rubarono nemmeno un capello, anzi, forse ci rimisero pure del loro.
    – la scorsa settimana, durante le prove del bellissimo spettacolo “formikaos” messo in scena, anzi in strada, dal teatro officina refugio, una ragazzina di un gruppo di rom che assisteva interessato (senza rubare niente, ma pensate) si mise a piangere a dirotto quando vide i cartoni cadere sull’attore che impersonava l’operaio schiacciato durante un immaginario incidente sul lavoro. Questa bambina era straziata da questa scena, e non c’era verso di calmarla, neanche quando l’attore si mostro’ a lei vivo e vegeto. Per inciso, nessun altro degli umani non rom mostro’ sentimenti simili, ne’ un interesse nella performance come lo aveva avuto il gruppo degli zingari.
    Dunque, anche i rom hanno un’anima? Chiedetelo al sig. Marco Grassi che sembra saperla lunga su queste cose. Con la sua logica ferrea sicuramente sapra’ cosa risponderci – sempre che non sia troppo impegnato a salvare la COOP dal fallimento causato dai furti di questi selvaggi, o magari di altri simili (non dimentichiamoci gli albanesi, i tossici e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Ora non vanno piu’ di moda, ma sicuramente meritano un maggior rilievo nelle classifiche dei cittadini di terza classe che tanto piacciono a personaggi come questo marco grassi)

Lascia un commento »