Ecco perché l’Europa League si gioca solo per l’orgoglio

Lorenzo Perez 22 marzo 2012 0

Ci piace immaginare l’Europa League come la frazione poetica del mondo del pallone. Quello sport che molti di noi hanno praticato da piccoli assaporando l’odore dell’erba tagliata di fresco, sentendo la presa dei tacchetti sul denso fango dei campi di periferia, provando le emozioni del primo gol vedendo la rete che si gonfia, sognando un futuro da professionisti…

Beh, crescendo ci si rende conto che il pianeta-calcio ruota attorno a concetti molto meno suggestivi e ben più concreti. I soldi, come in ogni altro aspetto della vita, la fanno da padrone e rendono tutto fin troppo sintetico e privo di ogni sentimento. Andando oltre il lato economico ci si accorge che, infiltrati nel sistema come sorci in un deposito di formaggi, esistono loschi figuri che manipolano interi campionati a scopo di lucro provocando sistematicamente scandali quali calciopoli, totonero, totonero-bis fino alla più triste e recente scommessopoli.

Che cosa c’entra tutto questo con l’Europa League? Dopo una facile ricerca in rete ci sono dei dati che saltano all’occhio e conducono ad una sola conclusione: l’Europa League, in mezzo a tutte queste immoralità (per usare un eufemismo), viene giocata praticamente solo per l’orgoglio. Per l’onore. Per vedere i colori della propria squadra trionfare. Per vedere i tifosi esultare. Per scrivere il proprio nome nella storia. Per il prestigio.
Ma proviamo a dare più solidità a questo concetto.

Analizzando i dati degli introiti che la UEFA concede ai club europei per le due competizioni continentali si è costretti a strabuzzare gli occhi. Nella stagione 2010-2011 il Porto di Villas Boas ha sollevato il trofeo nella finale di Dublino superando i connazionali dello Sporting Braga dopo un tortuoso e faticoso cammino. I bianco-blu portoghesi hanno dovuto superare squadre come il Siviglia,  il CSKA Mosca, lo Spartak Mosca e gli spagnoli del Villareal (in cui milita il ‘nostro’ Giuseppe Rossi, vicecapocannoniere della competizione) prima di arrivare alla tanto agognata finale in terra irlandese. Gli introiti della società di Oporto sono stati complessivamente di 7’837’046 €, quasi 8 milioni di Euro (fonte uefa.com). Il Partizan di Belgrado nella medesima stagione ha partecipato alla Uefa Champions League finendo in un girone non particolarmente arduo in confronto agli standard di questa competizione: Arsenal, Shakhtar Donetsk e Sporting Braga. Il team di Belgrado ha concluso il girone con 6 sconfitte su 6 e la miseria di 2 reti segnate a fronte di 13 subìte. Gli introiti per questa passiva presenza nella massima competizione europea per la società serba sono stati di otto milioni e cinquecentodiecimila Euro (fonte uefa.com)!

È mai possibile che ci sia una spartizione così iniqua dei premi riservati alle società europee? La Uefa mette a disposizione complessivamente poco più di 900 milioni ogni anno che verranno poi suddivisi in base ai risultati ma solo il 16% è riservato alle società impegnate in Europa League. Perché avviene tutto questo? Semplice: la Uefa ha come introito principale le liquidità fornite da tutte le televisioni mondiali che hanno una ferrea volontà di trasmettere le partite in diretta. Il massimo organo calcistico continentale in base a questi criteri deve elargire i premi in proporzione ed ecco spiegato l’arcano.
L’Europa League non ha abbastanza charm per il pubblico europeo se confrontata con la magica Champions. Eppure nel 2009-2010 l’Atletico Madrid è riuscito a riscattare una deludente annata in Liga (nono posto finale) proprio grazie all’Europa League conquistata con una forza di volontà ammirevole nonostante i ‘pochi spiccioli’ incassati. La vittoria di quella coppa ha concesso ai colchoneros la possibilità di affrontare nella Supercoppa Europea la straordinaria Inter del triplete e, udite udite, il risultato finale premiò proprio gli spagnoli per 2-0. Due coppe europee in bacheca e tifosi in visibilio.

Eppure per trovare una squadra italiana in finale di EL siamo costretti ad sfogliare l’albo d’oro fino alla stagione 1998-1999 quando il Parma conquistò il trofeo ai danni dei francesi del Marsiglia. Secoli fa. Evidentemente alle nostre società non interessa difendere il proprio onore e la propria bandiera come avviene all’estero visto che l’Europa League è considerata solo una perdita di soldi. Ricordiamo benissimo quando Spinelli disse in diretta nazionale che voleva che il Livorno uscisse dalla competizione in quanto le perdite superavano i ricavi. Il Livorno riuscì comunque a passare il turno andando a vincere ad Auxerre grazie ad un gol di Cristiano Lucarelli per poi uscire ai sedicesimi di finale contro l’Espanyol, poi finalista perdente. Quel Livorno non uscì per avidità ma per evidenti limiti tecnici, eppure le direttive societarie erano chiare ed esplicite: uscire per risparmiare. Questo è calcio? A voi la risposta.

Ringrazio Michele Lombardi per avermi mostrato i dati di cui sopra ed aver quindi ispirato la stesura di questo articolo.

Lorenzo Perez

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