Italia – Germania, ci risiamo!

Diego Caldari 27 giugno 2012 0

Gianni Rivera abbracciato dai compagni dopo aver segnato il 4-3 nella “partita del secolo”, semifinale di Messico ’70

Ci risiamo…Italia e Germania si incontrano di nuovo in una partita che vale qualcosa di importante dopo la storica semifinale del Mondiale del 2006, in cui gli azzurri di Lippi batterono i tedeschi, allora allenati da Klinsmann, per 2-0 dopo 120 minuti al cardiopalma in quel di Dortmund.

Le due nazionali si sono già rincontrate, esattamente nel febbraio del 2011, in quella che doveva essere, in maniera piuttosto malcelata, un match per “esorcizzare” quello che è diventato un autentico complesso da parte dei teutonici nei confronti della nostra nazionale  (la scelta dello stesso stadio della sconfitta targata Grosso-Del Piero stava a testimoniarlo), spesso maltrattata da stampa ed addetti ai lavori, su tutte da quel “curioso” quotidiano che è la Bild, ma mai battuta nelle occasioni importanti (fate pure gli scongiuri!). Anche in quell’amichevole, che poi tanto amichevole non lo è mai per ovvi motivi storico-socio-culturali oltre che sportivi, i tedeschi non riuscirono a batterci, nonostante fossero stra-favoriti e molto più motivati. Finì in un pareggio che lasciò l’amaro in bocca ai nostri avversari, 1-1 con gol di Klose e di “Pepito” Rossi.

L’Italia di Prandelli era ancora in fase di super-sperimentazione sia di modulo che di uomini, infatti se guardiamo l’11 titolare azzurro in quella circostanza troviamo ben 4 giocatori neanche presenti nella rosa di questo europeo: Cassani, Ranocchia, Mauri (calcio-scommesse), Pazzini oltre ai subentrati Criscito (idem come Mauri), Aquilani, Borriello e lo sfortunato Giuseppe Rossi, l’unico tra questi escluso a causa di importanti infortuni. Guardando la formazione di Loew di quell’amichevole si scorge qualche nome differente nei titolari, ma il grosso della rosa è praticamente lo stesso, infatti i tedeschi dopo l’onorevole e stra-meritato terzo posto di Sudafrica 2010 ha continuato su una strada ben delineata che ha portato poi Lahm e compagni a passare in scioltezza il proprio girone di qualificazione a questo europeo, totalizzando 30 punti (10 vittorie su 10!), segnando ben 34 reti e subendone solo 7, facendola diventare di conseguenza una sicura candidata alla vittoria finale.

Insomma, i nostri avversari di sempre ed i loro tifosi in questi giorni staranno sicuramente pensando che i presupposti per sfamare la loro sete di “vendetta calcistica” nei nostri confronti ci siano tutti, anche perchè in effetti questa è una Germania diversa qualitativamente da quelle che l’hanno preceduta, mi spiego meglio: la nazionale che nel corso della propria storia ha schierato in campo campioni quali Fritz Walter, Franz Beckenbauer, Gerd Muller e Lothar Matthaus (solo per citarne i più rappresentativi) è sempre stata una delle squadre con cui bisogna fare i conti per poter vincere qualcosa, probabilmente è quella che oltre ad aver vinto molto è anche quella che più volte non ha visto concretizzare i propri sogni di gloria ad un passo dal traguardo. Vado a memoria, considerando solo i Mondiali:  sconfitta in finale nel ’66 dall’Inghilterra (il celeberrimo gol fantasma di Hurst nei supplementari), eliminata in semifinale nel ’70 nel 4-3 contro l’Italia della “partita del secolo”, ancora noi nella finale del Mondiale spagnolo dell’82, l’Argentina di Maradona nella finale di quattro anni più tardi, il Brasile di Ronaldo nella finale del 2002, il già citato trionfo azzurro proprio in territorio tedesco nel 2006 e la sconfitta contro i neo-campioni spagnoli in semifinale di due anni fa in Sudafrica.

Se contiamo i 3 successi mondiali (’54, ’74, ’90) ed i 3 a livello europeo (’72, ’80, ’96), la Germania è praticamente sempre presente quando il gioco si fa duro, ma come dicevo, la squadra di Loew oltre alle doti presenti storicamente nel proprio DNA (forza fisica, determinazione, carattere inossidabile), si può avvalere di qualità che la politica degli ultimi 20 anni ha favorito anche a livello sportivo, infatti da qualche anno la Germania è oramai una delle squadre europee più multi-etniche in circolazione, riscattando in larga parte un passato che tutti conosciamo che appare oramai remoto e rendendo anacronistica l’idea di un paese con rigurgiti razzisti, questione che ahimè riguarda molto di più il nostro paese, il caso Balotelli docet: Super Mario ci mette del suo con comportamenti non proprio irreprensibili, ma è evidente che a molti non vada molto a genio avere come uomo copertina della nazionale un “negro”, scusate la franchezza ma si sa che in fin dei conti purtroppo è così!

Per ciò appena detto i tedeschi possono schierare gente come Mesut Ozil (chiare origini turche), centrocampista del Real Madrid per cui personalmente stravedo, il compagno di reparto e di club Khedira (padre tunisino), il bomber del Bayer Monaco Mario Gomez (padre spagnolo), il difensore Boateng (padre ghanese), senza dimenticare i due “polacchi” Miroslav Klose (120 presenze e 64 reti in nazionale) e Lucas Podolski, il quale ha raggiunto proprio durante questa competizione le 100 presenze in nazionale, entrando nella storia come il più giovane europeo a raggiungere questo traguardo. Non fatevi ingannare dai discorsi di qualche giornalista (non faccio nomi) che quando incontriamo i tedeschi puntualmente rispolverano leitmotiv che avevano senso fino a 10 anni fa, sto parlando di coloro che si ostinano a definirli poco fantasiosi, non molto dotati tecnicamente e quindi prevedibili…beh, si sbagliano di grosso, fidatevi! Se ai giocatori appena citati ci aggiungiamo talenti come Thomas Muller, Mario Gotze e Bastian Schweinsteiger di qualità e talento in questa nazionale ce n’è da vendere.

Ozil, una delle stelle di questa Germania multi-etnica

Dell’Italia è stato praticamente detto tutto, soprattutto dopo il successo ai rigori contro l’inglesi che ha fatto sicuramente salire le quotazioni della squadra di Prandelli. Raramente si è visto la nazionale di calcio italiana in una competizione importante dominare in lungo e in largo un’altra grande del calcio mondiale come è stato fatto da Pirlo e compagni domenica scorsa, un successo davvero meritato che ha dato un’evidente iniezione di fiducia agli azzurri.

Il C.T. dovrà essere davvero bravo a far continuare a “volare basso” i propri ragazzi, anche perchè storicamente ci fa bene partire da sfavoriti soprattutto contro i nostri prossimi avversari, sperando che questi pochi giorni di riposo siano serviti a recuperare energie che saranno fondamentali per tener testa ad una nazionale oltretutto molto dotata atleticamente e che si è addirittura permessa il lusso di risparmiare diversi titolari nell’11 iniziale contro la Grecia, vincendo senza troppi problemi durante i tempi regolamentari, senza contare che hanno potuto beneficiare di ben 2 giorni in più di riposo. Come mi era già stato modo di esprimere sono un accanito sostenitore di Alessandro Diamanti e sono davvero molto felice che “Alino” sia riuscito a mettersi in mostra sia sul campo che fuori, ho sentito un’intervista post-partita di De Rossi (non proprio l’ultimo arrivato) che ha confessato di aver legato molto con il giocatore del Bologna che non conosceva prima di questa competizione, riconoscendone doti umane oltre che grandissime qualità tecniche che si stanno palesando al grande pubblico soltanto ora dopo tanti anni di sudata “gavetta”. Mi piacerebbe vederlo dal primo minuto, è un’ipotesi non molto remota, visti anche i diversi acciacchi (su tutti propri “Capitan Futuro” della Roma), ma se così non fosse, noi estimatori del numero 22 nato a Prato, livornese di adozione, non bisogna disperare e dare fiducia a questo C.T. che sta dimostrando di credere molto in lui, sa che può essere decisivo anche entrando a partita in corso, con il suo dinamismo, il suo carattere, la sua voglia ma soprattutto con il suo “diabolico” sinistro.

Il nostro pupillo Alessandro Diamanti esulta dopo il rigore che ha sancito la vittoria contro i “maestri del calcio”

Tutti lo stanno ripetendo da giorni (soprattutto i media italiani), sono loro i favoriti e paradossalmente è proprio questo che alimenta speranze di gloria per l’Italia, come se ci piacesse per una strana logica forse semplicemente scaramantica, visti i precedenti, partire con gli sfavori dei pronostici per poi ribaltare le attese della vigilia dei nostri storici avversari, lasciandoli quindi ancora più delusi. Probabilmente loro questo lo sanno, dopo tante scoppole ricevute in passato forse hanno imparato la lezione e proprio per questo predicano cautela, su tutti il loro timoniere Loew che si è dimostrato finora un ottimo allenatore, il quale sa benissimo quali insidie nasconda affrontare Buffon e compagni. Non tutti i media hanno la stessa cautela (il solito Bild: “Italia adesso facciamo i conti!”) anche se da molti titoli, articoli, dichiarazioni di addetti ai lavori ed ex campioni tedeschi traspare un certo fastidio nell’incontrare nuovamente l’azzurro sulla propria strada, insomma, sotto sotto domenica tifavano Inghilterra, anche se non lo dicono chiaramente. Chi mi conosce personalmente sa che ho delle fonti certe in “territorio nemico” quando dico questo, amici e parenti che giovedì sera saranno per la durata di una partita avversari proprio come lo furono 6 anni fa, quando mi ritrovai a vedere quella incredibile semi-finale in mezzo ad una marea di tedeschi davanti ad un maxi-schermo a due passi dal cuore di St.Pauli, quartiere di Amburgo molto noto anche dalle nostre parti,  insieme a quella ragazza che meno di un anno fa è diventata madre di mia figlia.

A differenza di parecchi miei connazionali nutro grande rispetto per la Germania, sia come squadra di calcio, sia come paese, ne conosco pregi e difetti e non lo vedo affatto come un “nemico” ma lo considero un “fiero avversario”, dal quale, sotto alcuni punti di vista dovremmo, come nazione, imparare davvero molto. Quindi che vinca il migliore, anche se sotto sotto spero per me che la prossima volta che ci sarà questo “derby casalingo”, possa raccontare anche alla nostra piccola che nel frattempo sarà cresciuta, che la squadra che tifa mamma ai Mondiali ed agli Europei non vince mai contro la squadra che tifa babbo…speriamo!

 

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