Nicola, l’ allenatore-psicologo spinge un bel Livorno.

Alessandro Paroli 7 novembre 2012 0

Venendo da uno sport fortemente individuale, come la scherma, sono spesso portato a pensare che soprattutto nel momento preciso della sfida sportiva, sia essa gara di scherma o partita di calcio, la differenza fondamentale la faccia chi scende in campo (o sale in pedana). Credo che le partite le vincano e le perdano soprattutto i giocatori, pur riconoscendo la grande differenza che esiste tra uno sport di squadra e uno sport prettamente individuale; l’allenatore di calcio, durante il match, deve avere il controllo della sua squadra: approccio alla partita, atteggiamento durante la sfida, cambi in corso d’opera. Nella scherma , durante la gara, l’atleta di alto livello si auto-gestisce, l’approccio agli incontri è estremamente personale. Ognuno ha il suo e il maestro può fare poco per cambiare una gara che va male. Diverso è tutto ciò che precede e segue la competizione: quello è il campo nel quale si vede veramente la mano e le caratteristiche di un maestro o di un allenatore.

Ho fatto questo preambolo perché sono rimasto piacevolmente impressionato dall’ottimo lavoro che l’allenatore del Livorno Davide Nicola sta, a mio parere, svolgendo con la squadra amaranto. Il Livorno alla tredicesima giornata di Serie B ha 26 punti, il miglior attacco del campionato  ed è terzo, dietro le corazzate Sassuolo e Verona: basterebbe questo, forse, per evidenziare il buon lavoro di Nicola. Ed invece non è solo un fatto di risultati, di semplici statistiche; il Livorno pare essere una squadra. Un gruppo unito che lotta e non si arrende (anche se non chiude mai le partite, quando dovrebbe); dopo la manita rifilatagli dallo Spezia, gli amaranto hanno reagito ed espugnato il Granillo di Reggio Calabria. Dopo lo 0-2 patito al Picchi contro il Verona (forse ancor più doloroso della cinquina spezzina) i ragazzi di Nicola si sono rialzati ed hanno vinto di misura con il Cesena. Segnali di una squadra che non si scoraggia, che archivia le sconfitte come incidenti di percorso e rimette fuori la testa. Molti si sono chiesti il perché Nicola raduni la squadra in cerchio a fine partita; l’ha spiegato lui stesso in una recente intervista: “ Quando vinci e rimani sul campo..ti crei immagini di quello che hai vissuto. Capisci se la fatica fatta è stata giusta per vincere oppure spieghi perché hai perso. Crei immagini che servono per le partite successive.”  Nel ritiro precampionato il mister portò anche uno psicologo per conoscere meglio uno ad uno i suoi giocatori: niente è stato lasciato al caso. Vuole che la sua squadra sia costantemente propositiva e che faccia la partita; ha perso per infortunio il giocatore di maggior talento, Luca Siligardi (miglior realizzatore fino ad ora); l’uomo capace di spaccare la partita con una giocata, ma non se ne è fatto un cruccio. Non si può dipendere da un uomo solo in un campionato lungo e tortuoso come quello cadetto; aveva inizialmente fatto di Emerson il cervello del centrocampo con ottimi risultati. Nell’ultimo match vinto con il Bari, vista la squalifica di Lambrughi, ha riportato il brasiliano al centro della difesa, affidando al greco Gentsoglu le chiavi della linea mediana. Il Livorno ne ha tratto giovamento (non ce ne voglia il buon Lambrughi): Emerson ha guidato la difesa in maniera magistrale , aiutando sia Bernardini ad essere più ordinato, sia il giovane ellenico a prendersi responsabilità importanti; ha fatto esordire il giovanissimo livornese Ceccherini, che lo ha ripagato con il gol vittoria contro il Cesena.Nicola è giovane e coraggioso abbastanza per prendersi questi rischi. Poi c’è l’attacco, l’arma in più di questo Livorno in piena crescita. Dionisi, Paulinho e Siligardi (dovrebbe rientrare contro l’Ascoli) mischiano personalità, tecnica e fiuto del gol per una fase offensiva spesso imprevedibile per le difese avversarie: i numeri lo dimostrano. Nessuno sa dove può arrivare questo Livorno; difficile che possa andare diretto in serie A: come detto, Sassuolo e soprattutto Verona (vittorioso anche con gli emiliani) sono un gradino sopra. I play-off sono un terno al lotto, con cui gli amaranto non hanno buon feeling; la serie B è da sempre un campionato lungo, pieno di sorprese: sarà fondamentale avere una grande tenuta psico-fisica sul lungo periodo. Brescia e Padova, ora un pochino staccate, torneranno a farsi sotto, ad insidiare il ruolo di terza forza ora occupato dai ragazzi di Nicola; che, ne siamo convinti, non si farà intimidire e continuerà a chiedere ai suoi di fare calcio. Perché è vero che i giocatori fanno l’ultima giocata che fa la differenza, ma un allenatore come Nicola può dare una grande mano a costruirla.

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