Ottavo Padiglione al Cage Christmas: la nostra recensione

Gabriele 26 dicembre 2012 0

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Al “The Cage” atterra la slitta di Bobo Natale e come ogni anno distribuisce sorrisi, buona musica e ore di pura, sana, follia che finalmente ci allontana dalla nostra (non) civiltà. In apertura è l’orchestrina a scaldare i cuori delle numerose persone presenti nel locale di Villa Corridi, poi come un fulmine che ogni anno si abbatte sullo stesso punto sfidando ogni legge probabilistica, Bobo e la sua band, incendiano la serata con il classico repertorio degli Ottavo Padiglione.

Un gruppo che in città ormai conosciamo bene, ma ancora oggi fatichiamo a descriverli a chi ancora non ha mai ascoltato un loro disco, anche solo per far capire di chi stiamo parlando. E’ sempre risultato complicato racchiuderli dentro qualche gabbia pre-confezionata del panorama musicale italiano, sono sempre sfuggiti alle regole, anarchici in tutto e per tutto, vere e proprie schegge impazzite, portatori sani di suoni, stili e ritmi che si intersecano tra loro. Pazienti più o meno consapevoli del reparto di psichiatria di cui, con orgoglio, portano il nome.

Sul palco sembrano gettare uno sguardo disincantato sulla società contemporanea, osservata di lato, con un quasi distacco, ma allo stesso tempo con una passione viscerale che si può avere solo se ti senti parte di una comunità, nel loro caso chissà, con gli amici del bar.

Niente e nessuno si salva dai colpi di chitarra, si prendono in giro (per usare un eufemismo) l’astrologia con Oroscopami, si disprezza chi, come noi italiani, fabbrica mine anti-bambino con Cuore di Bimbo e poi si canta puntando il dito verso colui che aggredisce le coppie omosessuali etichettandole come “un attacco alla pace” mentre nella vita reale le persone continuano a morire davvero per mano di un boia, Oh mama o papà. Poi si torna a ballare sulle note di Un bimbo sul leone, 24 mila baci di Celentano e poi ancora Maledetto vile sporco denaro, Non voglio crescere mai, la bellissima e struggente Hawaii da Shangai, passando poi per le ultime canzoni figlie degli ultimi album da solista di Bobo Rondelli, Marmellata, Madame sitrì, Blu. Numerose le cover, forse dovute al fatto che Bobo ha una nuova chitarra e allora via con Tom Waits, Bruce Springsteen e permettetemi di dire, un’esibizione sopra le righe sulle note di  Hurt di Johnny Cash.

Sul palco sale anche l’amico Andrea Rivera e citando un disco proprio degli Ottavo Padiglione è l’ultima follia della serata, come due bambini dispettosi, due fratelli prendiperilculisti maa loro modo poeti che hanno scelto per esprimersi, un’altra forma.

Il concerto finisce che siamo dentro il 25 dicembre da un pezzo. Come sempre oltre al consueto divertimento, gli Ottavo Padiglione ci hanno donato anche molteplici spunti di riflessione. E se far ridere e piangere allo stesso tempo è una dote invidiabile per coloro che gravitano all’interno del mondo della cinematografia, deve essere lo stesso anche per coloro che ci fanno esaltare, ballare e poi calare lentamente dentro pensieri profondissimi.

E’ Natale, ho varie sensazioni in circolo dentro me, cammino allontanandomi dal locale e penso che questo giorno sia un’occasione per rallentare un attimo e viverlo con gli amici più cari, in famiglia, con la compagna o compagno, tra un uomo e una donna, una donna e una donna, un uomo e un uomo, senza badare, almeno per un giorno, ai tanti predicatori cattivi. L’importante è stare insieme, stare insieme è importante. Almeno oggi auguriamoci di passare una giornata mentalmente e perché no, fisicamente abbracciati.

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