Succede di tutto, non si muove niente: Verona-Livorno 1-1.

Alessandro Paroli 17 marzo 2013 0

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Sono stati 93 minuti tra i più intensi della stagione: se la rimonta casalinga con il Sassuolo era stata una scarica di adrenalina spaventosa, un turbinio di emozioni incontrollabili, la trasferta di Verona è stata tensione allo stato puro, nervi, cuore. Il Livorno è uscito indenne dal Bentegodi, con un pareggio che vale qualcosa di più del punto in graduatoria: è vero, la classifica resta la stessa. L’Empoli non ne ha approfittato non andando oltre il 2-2 casalingo con il Lanciano, mentre il rullo compressore Sassuolo non si è fatto sfuggire l’occasione e ha appoggiato un tallone in serie A, volando a +11 sugli amaranto (1-0 con il Cittadella). Ma se contro la Reggina il rammarico per i 3 punti sfuggiti era palpabile,  è palpabile ora, tra gli uomini di Nicola, la soddisfazione per un punto guadagnato. Battaglia si prevedeva e battaglia è stata tra due squadre, ne possiamo star certi, che lotteranno fino alla fine per accaparrarsi quel secondo posto che significa accesso diretto nel Paradiso calcistico.

Molti giornali e siti online hanno commentato calcando la mano sul dominio incontrastato degli scaligeri, sulla sofferenza degli amaranto che si sono salvati alzando un muro davanti a Fiorillo; certo per chi avesse visto la partita dopo il 63′, ovvero quando il Livorno ha perso Duncan per doppio giallo, questo riassunto potrebbe andar bene. A essere un po’ pignoli, le occasioni da rete nitide, migliori le hanno avute i ragazzi di Nicola; il mister amaranto ha rilanciato il capitano Luci nella zona nevralgica del campo con Belingheri a supporto della coppia Paulinho-Dionisi. Il primo tempo, equlibrato e intenso, ha visto protagonisti due brasiliani: il primo a prendersi la scena è stato proprio l’attaccante livornese Paulinho, che ha portato in vantaggio gli ospiti con un gol da volpe d’area di rigore. Respinta maldestra del centrale veronese, che il numero 9 amaranto ha sfruttato al meglio, castigando Rafael; a quel punto il Verona si è svegliato dal torpore iniziale e in cattedra ci è salito prepotentemente Martinho, brasiliano di casacca gialloblù: largo a sinistra la piccola ala di Mandorlini è apparso una vera scheggia impazzita che ha infettato la difesa amaranto. Al 35′ si è buttato nello spazio creatosi dal passaggio di Halfredsson (vero cervello dei padroni di casa), Salviato (colpevolmente) non lo ha attaccato, e Martinho ha bucato il colpevole (ahilui) Fiorillo sul primo palo. Ultimo sussulto della prima frazione è di colore amaranto, sui piedi di Paulinho che in un’azione molto simile a quella del vantaggio ha sparato a lato.

La ripresa ha nell’espulsione di Duncan l’ovvio spartiacque. Da notare che, 30 secondi prima del maldestro e anche fortuito intervento del ghanese ai danni di Cacia lanciato a rete, Salviato aveva avuto sui piedi la colossale occasione di riportare avanti il Livorno. Fallita quella, sul capovolgimento avviene il patatrac per gli amaranto. Sembra la volta buona per gli uomini di Mandorlini che fino alla fine assalteranno in maniera forsennata il fortino labronico senza però creare mai evidenti pericoli per l’impaurito Fiorillo; è ancora, per la cronaca, il Livorno a spaventare Rafael con una sventola di Belingheri deviata in corner. I suddetti attacchi scaligeri non sono andati a buon fine, mandando in archivio un match intenso e ben giocato, a mio parere, da entrambe le squadre. Il parapiglia finale è stato il sintomo classico di una partita vissuta in maniera diversa rispetto alle altre: per le antipatie, per i precedenti, per i bracci tesi, per i pugnetti, per i buu e via dicendo. Resta il fatto che tanto è successo in campo, pochissimo in classifica.

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