Il Livorno non coglie l’attimo

Alessandro Paroli 30 marzo 2013 0

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Carpe diem, diceva Orazio. Erroneamente tradotto in “cogli l’attimo”, per comodità. Prendiamo per buona la traduzione “comoda” per spiegare il motivo per cui il Livorno viene rimandato in latino. L’attimo giusto si è presentato al San Nicola di Bari, ieri sera, ma gli amaranto non l’hanno afferrato e sfruttato, dando la netta sensazione di aver sprecato una ghiotta occasione per mettere due punti di vantaggio tra sé e il Verona. Gli uomini di Mandorlini sono usciti con un ottimo punto (1-1) dalla tana della capolista Sassuolo, mentre quelli di Nicola hanno lasciato la Puglia con tanto amaro in bocca.

Situazione invariata tra le due inseguitrici, appaiate a 64 punti (Verona avanti per gli scontri diretti), con l’Empoli che  ha accorciato a -8, rimettendo in gioco i famigerati play off. Mi malediranno i tifosi per il precedente articolo, nel quale avanzavo l’ipotesi di una promozione diretta delle prime tre con 10 punti sulla quarta, senza passare dalla lotteria dei play off. Ipotesi ovviamente ancora possibile, considerate le 8 giornate restanti e la poca continuità di Empoli e Varese (quinta e sesta); una cosa è certa: se  in partite come quella di Bari, il Livorno non riesce a fare 3 punti, difficile sperare nella promozione diretta o appellarsi alla sfortuna. Dopo il vantaggio siglato da uno straordinario Belingheri, non aver affondato il coltello nella tenera difesa barese è stata una colpa non da poco, pagata a fine gara su calcio piazzato: colpo di testa di Fedato, Fiorillo non impeccabile e frittata fatta. Così come il palo clamoroso, a portiere superato, di Paulinho è apparso più un errore del prolifico bomber amaranto, che stramaledettissima iella; lo 0-2 avrebbe messo in cassaforte la vittoria, meritata per quanto visto nella prima frazione, decisamente ingiusta per quello che i padroni di casa hanno poi espresso nel secondo tempo. Il Livorno è rientrato dagli spogliatoi piuttosto timoroso, schiacciandosi nella propria metà campo e consegnando l’iniziativa e il pallino del match agli uomini di Torrente; duole dirlo ma l’uscita di Duncan ha cambiato la storia del match: il ghanese cresciuto a Pistoia aveva dominato la gara a centrocampo con il suo atletismo, la sua foga e la sua grinta straordinaria (che acquisto, signor Perotti!). Uscito lui per infortunio, Luci è stato privato della protezione necessaria per impostare liberamente la manovra, così come Belingheri ha arretrato il suo raggio d’azione. Peccato. Niente di compromesso, sia ben chiaro. Il Livorno è squadra solida, matura e  con un grande (lasciatemelo ripetere, grande) allenatore; Nicola è stata una stupenda sorpresa, una ventata di novità, di umiltà e di consapevolezza allo stesso tempo. Con il suo “cerchio magico” di fine gara (sbeffeggiato, sono sicuro, dai più) ha coeso la squadra, l’ha resa un blocco unico proteso verso un comune obiettivo. Alla fine della partita, nella zona mista del San Nicola, visibilmente incazzato, ha difeso i suoi uomini come un vero condottiero, aggiungendo che questo mezzo passo falso non farà che rafforzare la fame degli amaranto. C’è da credergli.

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