Il Nuovo Teatro delle Commedie riapre: la nostra recensione

RadioCage 30 aprile 2013 0

one eat one

(“One eat one” al Nuovo Teatro delle Commedie)

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di Manuela Nerini*

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Dal 13 aprile scorso a Livorno c’è una scelta in più tra le alternative del “e stasera cosa si fa?”.

Il Teatro C è tornato a nuova vita con un nuovo ma vecchio nome, Nuovo Teatro delle Commedie, e con una nuova gestione. Pilar Ternera, Arci, Ars Nova e Cooperativa Marte sono le associazioni che gestiranno per i prossimi anni la programmazione di questo bel teatro, fortunatamente scampato alla sorte capitata a molti altri suoi “colleghi” diventati parcheggi o megastore.

Partecipo alla serata di inaugurazione pensando a come sia possibile che generi, artisti e spettacoli così differenti possano convivere in una stessa serata in uno stesso posto, come è stato preannunciato sui giornali. Torno poi alle due di notte a casa pensando che è stato uno spettacolo che è filato liscio e coerente dall’inizio alla fine, e che quei diversi generi si sono incastonati perfettamente come pezzi di un puzzle.

Ma partiamo dall’inizio.

Ad attirare l’attenzione del pubblico, proprio di fronte all’entrata del teatro, c’è la Compagnia Ribolle, che con le sue bolle di sapone giganti crea una simpatica atmosfera col sole che tramonta in lontananza.

Una volta entrata, all’apparenza il foyer sembra rimasto uguale: stessa insegna, stesse tende rosse, stesso arredamento. Il pubblico sta consumando l’aperitivo, il foyer si riempie sempre di più e si cominciano a sentire le note provenienti dal pianoforte di Amos Lucidi, dell’Istituto Musicale Mascagni. Dopo di lui si esibisce la Compagnia Lirica Livornese con dei brani tratti da alcune operette, ma nell’intervallo tra il piano e la lirica, ecco che parte la musica molto meno classica degli One Eat One, un gruppo di ragazzi, tra cui anche musicisti diversamente abili, che fa ballare tutto il foyer con i loro piatti da dj.

Mentre i piatti quelli veri si riempiono di cibo, il pubblico è intrattenuto dalla performance musicale di Adacadabra: voce, chitarra e piano accompagnati in alcuni brani da una bravissima coppia che balla il tango.

Vorrei andare a farmi fare un massaggio shiatsu nella stanza adibita dietro il teatro, ma non posso non assistere all’asta al buio di Michele Crestacci. Dall’alto della sua scala cerca di venderci un oggetto descrivendolo “a modo suo”. Rilancio o no di 10 centesimi per quell’oggetto che dice essere utile per una coppia? Temo per cosa uscirà dalle sue mani a fine asta, me ne sto quindi tranquilla guardando gli altri battersi per quello che poi si scoprirà essere un attrezzo per massaggi.

Il culmine della serata arriva con la compagnia Mayor Von Frinzius, un divertentissimo spettacolo messo in scena da persone diversamente abili che sprigionano in tutta la sala la loro gioia ed è bellissimo starli a guardare muoversi e recitare in maniera così naturale.
È tempo di andare a casa: è iniziato il live set de La Roboterie, e nonostante il teatro, che spogliato delle sue seggioline è diventato una sala disco, si riempia di giovani che ballano, o meglio, si muovono al ritmo della musica, io sento di non avere più l’età giusta per scatenarmi fino a notte fonda.

Esco dal teatro tra la folla di persone fermatesi avanti all’entrata a chiacchierare e condividere questa serata, e penso che sì, è stata una serata perfetta, e il mix di arti hanno fatto sembrare Livorno una città che vive di cultura e arte. Spero che i livornesi abbiano capito il messaggio e che non se lo dimentichino appena tornati sulla via di casa.

* Manuela Nerini è iscritta al laboratorio di giornalismo partecipato promosso da Arci Livorno e Radio Cage nell’ambito del progetto “Mappamondo”

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