Zoo Trio al “Flora, Fauna e Cemento Festival”: live-report

Virginia Tonfoni 4 giugno 2013 0

zoo trio

(foto di Alice Galli tratta da http://teatrofficinarefugio.tumblr.com/)

 

di Virginia Tonfoni

Pigiami a strisce, sgabelli, ukulele e trombone: Alessandra Falca torna così sul palco per cantare le canzoni mai dimenticate dai suoi fan, grandi e bambini, affascinati da quel mondo animale che ha tutte le sembianze, oltre che le vesti, i difetti e le passioni, di quello umano.

Sul palco del Teatrofficina Refugio gli animali prendono vita prepotentemente, domati per la prima volta dal tocco vellutato della chitarra di Valentina Fortunati (ukulele, dobro e cori), che offre lo sfondo ritmico e il giusto arricchimento melodico alle storie degli animali. Zanzare insidiose, porcospini malviventi, foche innamorate e gatte indipendenti sono tormentati, proprio come noi, dall’amore e dalla paura della morte. Una sfilza di godibilissime canzonette esistenziali per frequentatori di zoo, ammiratori di acquari e passeggiatori attenti, marittimi o rurali. Ma la bellezza della fauna, così come quella dell’umanità, sta nella diversità, e allora un insetto ronzante diventa uno Spaventacottero in un pezzo jazzato, dove il terrore e la fretta di fuggire parlano dal trombone di Tony Cattano e il porcospino del pezzo successivo, coinvolto in loschi affari e trascinato da un travolgente ritmo bluegrass, trova la morte dentro a un drink. Sono animali umani o forse solo immaginati dagli umani, come in Lochness, la canzone dedicata al mostro scozzese, arrangiata con un bellissimo riff celtico: improvvisamente siamo avvolti da un soffio di nebbia lacustre che arriva in scena ed è subito spazzata via dall’eco inconfondibile del mostro, prestata dagli infallibili polmoni di Paolo Spartaco Palazzi (già componente dei Sinistrati, con Alessandra Falca e Alessandro Cuccu). Talvolta sono animali “autobiografici” che vivono in spoglie faunistiche vicende giovanili di scorribande artistiche e politiche delle quali i più fortunati sanno riconoscere i personaggi autentici. Sono, in ogni caso, canzoni di un’intelligenza brillante, dove l’ironia non si ferma all’allegoria animale di vizi e virtù che appartengono a noi umani, ma investe anche le nostre aspettative tradite, le nostre certezze demolite di fronte a un mondo animale che non avevamo mai visto così, che nell’universo dell’autrice si sovrappone con inquietante e convincente precisione al nostro.

Un prezioso bestiario in musica, che in questa nuova formazione potrebbe davvero continuare a crescere. Noi ci speriamo.

visto il 1 giugno 2013 al “Flora, Fauna e Cemento Festival”, Teatro Officina Refugio, Livorno

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