Kino-recensioni #3: “La bicicletta verde” di Haifaa al-Mansour

Elisa Rapini 15 luglio 2013 0

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Prosegue, presso l’arena Ardenza, la rassegna cinematografica del Kino-Dessé dedicata alle donne registe. La scelta di martedì scorso è stata così tanto apprezzata da ricevere gli applausi degli spettatori ammirati, me compresa. E’ stato proiettato La bicicletta verde (Wadjda il titolo originario) della prima regista donna saudita, Haifaa al-Mansour.

La storia, briosa e insieme toccante, racconta di una ragazzina di circa dodici anni che vuole comprarsi una bicicletta per gareggiare con il compagno di giochi, ma questo non le è permesso dalle regole che vigono in Arabia Saudita secondo le quali è sconveniente per una donna andare in bici. La ragazza non demorde e riesce autonomamente a reperire il denaro che le occorre escogitando varie trovate e soprattutto vincendo, contro ogni pronostico, una gara di recitazione del corano e il lauto premio in denaro posto in palio. La bicicletta però sarà sua grazie ad un dono inaspettato.

Colpisce, tra i vari significativi personaggi, la figura del venditore di bici che prende in simpatia la ragazza e i suoi propositi e le riserva la bicicletta non vendendola a nessun altro; incuriosisce per il comportamento fuori dal coro. La regista, infatti, dimostrando una profonda libertà di pensiero, ritrae la società saudita  nelle sue chiusure e descrive con onestà la condizione di sottomissione subita dalle donne.  A volte in toni ironici, altre con un sarcasmo aspro, H. al-Mansour mostra tutta una serie di costrizioni che privano di autonomia le donne e le sottopongono ad un sistema di controllo maschile.

D’altro canto lei stessa ha diretto le riprese nei luoghi pubblici all’interno di un furgone comunicando con gli attori tramite walky-talky. Si è scontrata con la fatica di convincere la famiglia conservatrice dell’attrice protagonista (Waad Mohammed) a far recitare la ragazza in un film del genere, e con la difficoltà di ottenere i permessi per le riprese; La bicicletta verde è infatti il primo film interamente girato in Arabia Saudita, e più precisamente nei quartieri della capitale Riyadh. Dalle interviste che ha rilasciato, e anche dal film stesso, si capisce che il suo intento è stato quello di creare una storia che facesse emozionare e discutere, evitando uno scontro diretto con le autorità e senza criticare il sistema dell’integralismo saudita in tutti i suoi aspetti. L’idea alla base del film è piuttosto quella di affermare una rinnovata coscienza femminile, e di spostare in avanti il confine del lecito. Di molte questioni, spiega la regista, semplicemente non se ne parla e nessuna donna osa prendersi libertà che potrebbero suscitare sdegno della collettività e la conseguente emarginazione. La storia della bicicletta verde vuole essere quindi un incoraggiamento alle ragazze saudite a non farsi frenare dalla pressione esercitata dal contesto socio culturale e di affidarsi ai margini esistenti per portare avanti necessità e aspirazioni personali.

Certo è che nel 2012 l’Arabia Saudita è stata rinnovata da questa prima produzione cinematografica femminile e dalla partecipazione di due atlete alle olimpiadi di Londra mai avvenuta prima. Nello stesso anno, inoltre, ha ripreso forza una campagna per permettere alle donne di guidare. E’ innegabile, quindi, scorgere oltre la pellicola i segni di un reale cambiamento, primi passi di una rivoluzione gentile.

La rassegna Cinema che osa del Kino-Dessè propone domani sera la regia femminile di G. Farina con la commedia Amiche da morire (qui il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=AoxgqmDq-gY ). Per consultare la programmazione completa dell’arena Ardenza: http://kino-desse.org/

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