Pierpaolo Capovilla a “Collinarea”: live report

Silvia Trovato 26 luglio 2013 1

Pierpaolo Capovilla 2

(Pier Paolo Capovilla a Collinarea, foto di Mirko Turini)

Nell’ambito del Festival Collinarea  giunto alla quindicesima edizione, caratterizzato da interessanti eventi di musica e teatro, mercoledì 24 luglio si è svolto il “Reading in tre atti su Pierpaolo Pasolini- La religione del mio tempo”, interpretato dalla carismatica voce di Pierpaolo Capovilla, frontman del Teatro degli Orrori, accompagnato al pianoforte e alle “diavolerie elettroniche” da Kole Laca.

Perché Pierpaolo Pasolini? Perché “La religione del mio tempo”, raccolta di poesie pubblicata nel maggio del ’61? Pierpaolo Capovilla alla fine dello spettacolo spiega il perché la poesia di Pasolini sia ancora così attuale e necessaria da conoscere. Le poesie della raccolta sono state scritte alla fine degli anni Sessanta, in un periodo caratterizzato da un processo di trasformazione della società italiana che si andava già dimenticando dei valori appena vissuti della Resistenza per cedere all’edonismo sfrenato, al consumismo, alla chiusura individualistica, alla cesura con la memoria storica più recente. Pasolini era furente, le sue parole di poeta connotate da “acume e crudeltà”, dice Capovilla. L’attualità della sua poesia è nella constatazione effettiva che tale condizione al giorno d’oggi si è approfondita, radicata fortemente nelle esperienze biografiche e sociali, arrivando a costituire una condizione ancora peggiore. La poesia è verità, ci pone questioni, ci scuote.

La Piazza Vittorio Emanuele II di Lari è concentrata e silenziosa nell’ascoltare la voce di Capovilla che interpreta il poeta, materializzando l’invettiva e l’osservazione critica, la nostalgia di un passato appena finito e forse lo scorgersi lontano di una luce improvvisa, vibrante, sottile, indispensabile.

Il reading comincia con “Ballata delle madri”, un’introduzione alla constatazione del bruciante individualismo che si insinua nella società, la chiusura dei nuovi codici culturali che si stavano imponendo: «Madri feroci che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi- nel vostro odio- addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime». Sul palco ci sono solo pochi fari di luce bianca a illuminare il pianista e Pierpaolo Capovilla; la voce e la musica che ne segue ritmi, scatti e colori, amplificandone il riverbero, assorbono completamente gli sguardi dei presenti.

La seconda parte della lettura si concentra sulla “Religione del mio tempo” che si addentra sempre più nella dolorosa e adirata osservazione di un mondo intaccato dal potere omologante della nuova industrializzazione mentre la dimensione clericale è connaturata da volgarità degenere e ipocrisia sociale. In questi versi c’è il netto rifiuto dell’equiparazione tra il concetto di sviluppo e di progresso; sviluppo è produzione di beni superflui e ingannevole senso di promozione sociale mentre il progresso è nozione ideale sociale e politica che rende lo sviluppo un fatto pragmatico. La voce di Capovilla è uno schianto di tuono alternato alla rievocazione sottile di un passato che sembra perduto, lo sguardo magnetico riempie lo spazio; la musica esplode come una tempesta di fulmini che ci cadono addosso, ci fanno socchiudere gli occhi tremanti.

Il reading si conclude con “Una luce” poesia della madre, poesia della donna che chiude il nostro viaggio nella poesia pasoliniana con un’esortazione che ci soffia dentro sulla strada del ritorno dalle colline di Lari:« L’unico giudizio che ci avanza, ed è tremendo, e dolce: che non c’è mai disperazione senza un po’ di speranza».

 Silvia Trovato

Una gallery delle foto realizzate da Mirko Turini:

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Un commento »

  1. LAURA 27 luglio 2013 alle 22:45 - Reply

    Ogni volta che leggo gli articoli di Silvia Trovato riesco ad avere i brividi! Bravissima questa giornalista.Riesce a riportarci più che l’essenziale dagli eventi: ci riporta le emozioni e ce le fa provare. E Pasolini è intramontabile, by the way.

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