Kino Recensioni #4: “La notte di San Lorenzo” di Paolo e Vittorio Taviani

Elisa Rapini 31 luglio 2013 0

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Estate 1944. Un paese dell’entroterra toscano, dal nome di fantasia San Martino, viene minato dalle truppe tedesche in ritirata. Alla popolazione viene ordinato, per salvarsi dalle esplosioni, di rifugiarsi nel duomo. Un gruppo di paesani non si fida delle direttive date, e tenta la fuga per i campi alla ricerca degli americani; scelta che si rivela saggia dal momento che un ordigno esplode all’interno del duomo causando una carneficina. I fuggiaschi nel cammino incontrano un gruppo di partigiani e si uniscono a loro; rimangono successivamente coinvolti in un feroce scontro armato tra fascisti e antifascisti. I superstiti proseguono il cammino e si rifugiano in un cascinale dove la mattina seguente scoprono, nell’entusiasmo generale, l’imminente arrivo delle truppe americane.

La vicenda narrata è una rivisitazione della strage del luglio del 1944 avvenuta nel paese natale dei fratelli Taviani, la strage del duomo di San Miniato. I registi, protagonisti bambini della vicenda, realizzarono nel 1954 il loro primo documentario proprio su questo episodio fondamentale della loro esistenza. Dopo quasi trent’anni, nel 1982, produssero La notte di San Lorenzo, che si distacca dalla dimensione documentaristica d’inchiesta e propone piuttosto una rilettura della vicenda incentrata sulla memoria collettiva dell’evento; un’interpretazione tra storia e leggenda nella quale la narrazione si intreccia ad un linguaggio immaginario carico di elementi favolistici, cultura popolare e figure allegoriche. Il racconto della vicenda, infatti, viene affidato ad una donna che ricorda gli eventi vissuti da bambina, con uno sguardo fanciullo, innocente, spesso divertito e non consapevole della drammaticità della situazione. Accanto alla bambina, i fratelli Taviani, spesso inquadrano un anziano che recita a memoria versi dell’Iliade. Ed ecco che gli eroi omerici si materializzano durante il cruento scontro armato con i fascisti, ricreati dalla fantasia della bambina che trasforma i suoi compaesani in combattenti greci, mentre atterrita assiste alla battaglia. La storia raccontata è, in senso lato, la fuga di una collettività, genuina e intimamente solidale, verso un’utopia, ovvero verso la ricerca dei liberatori, degli americani. L’ampio spazio dato al sentire e all’immaginazione popolare, è accompagnato anche da una riflessione storica sulla disumanità dello scontro tra repubblichini e antifascisti, dipinto nei tratti di una guerra civile.

Cattura lo stile cinematografico dei fratelli Taviani: le riprese spesso in spazi aperti, tra i suggestivi colori della campagna toscana; le inquadrature per lo più collettive e molto dinamiche; e, ancora, la narrazione corale data dall’assenza di un protagonista principale e costruita dall’intrecciarsi di più vicende personali. Del loro modo di fare cinema, condivido con voi, una sorta di istruzioni per una buona visione, suggerite dai Taviani in un’intervista. Per leggere un’opera, oltre alla trama, è necessario cogliere il senso del film espresso nelle sensazioni, nelle contraddizioni, negli interrogativi che questo suscita. Un buon film propone domande senza dare risposte affinché ogni spettatore trovi le proprie personali soluzioni, «per noi un cinema e un pubblico sono vitali quando c’è questo rapporto continuo tra lo spettatore e l’autore».

Con la proiezione di questo film e con un interessante dibattito dal titolo La caduta del fascismo e la nascita della costituzione, l’associazione Kinoglaz ha commemorato il 70° anniversario della caduta del fascismo; la serata evento è stata organizzata in collaborazione con associazione ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti).

Continua all’Arena Ardenza la programmazione estiva, di cui trovate il programma fino all’8 settembre qui: http://kino-desse.org/ , e la rassegna dedicata alle donne registe con il film della statunitense K. Bigelow, Zero Dark Thirty.

Elisa Rapini

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