Max Gazzè al Metarock: live-report

giulia_floris 11 settembre 2013 0

gazzè

(Max Gazzè sul palco del Metarock, foto di Giulia Floris)

di Giulia Floris

All’indomani della conclusione del Metarock 2013, che ha contato oltre settemila presenze, è d’obbligo uno sguardo alla serata che ha raggiunto i numeri più alti di quest’edizione. Giovedì 5 settembre si è infatti esibito Max Gazzè che quest’anno ha goduto di un successo in continua crescita, a partire dalla presentazione del singolo “Sotto casa” al Festival di Sanremo. Ad introdurlo, oltre ai due gruppi Quarter Past One e Zocaffè, c’era ovviamente la giovane Levante che, da quando il bassista Romano l’ha presentata al Giffoni Film Festival, lo segue praticamente in ogni concerto.

 

Andando per ordine, aprono lo spettacolo le musiche del gruppo mantovano che trovo davvero interessanti, è come se si evolvessero: cominciano spesso malinconiche, marcatamente indie – come nel caso di “The Last Ones” – e poi, assumono quel sound inconfondibile che anche all’orecchio meno allenato ricorderebbero i Beatles. Ciò che ne deriva, a mio parere, è una commistione riuscita, che sfocia in un sound sicuro, chiaro, che al terzo brano si percepisce già come un loro marchio. I ragazzi, poi, hanno fatto i compiti: ogni variazione è chiaramente studiata, e così gli assoli strumentali non lasciano troppi dubbi sulla preparazione di questa band che compone testi e musiche sì studiate e mai banali, ma neanche mai pesanti.

 

Del tutto più ironico è il terreno su cui si muovono gli Zocaffè, i lucchesi che hanno trionfato all’ultima edizione dell’Italia Wave. Il loro stile mi piace davvero: è divertente, frizzante, talvolta sporcato da una certa aggressività, ed anche in loro trovo commistione di stili – totalmente differente da quella del gruppo precedente – davvero ben congeniata. Se, infatti, la struttura portante resta sempre quella rockabilly, il sottofondo assume praticamente sempre anche toni psichedelici, il tutto come base a testi rigorosamente italiani e che, quindi, finiscono sempre per ricordare i nostri migliori cantautori nostrani – soprattutto quelli più malinconici e irriverenti.

 

Infine arriva lei, la siciliana che si è imposta in questo 2013 con il brano “Alfonso” e con il suo grido che vita di merda, canta con la sua voce fresca che ricorda quella di Carmen Consoli, come in passato ha fatto notare lo stesso Max Gazzè e, per quello che mi riguarda, anche L’Aura, meno malinconica ma comunque anche meno scontata di quel che uno si poteva aspettare dopo l’orecchiabile singolo “Alfonso”. Levante canta per pochissimo secondo i miei gusti e, dopo qualche minuto di palco vuoto, un boato, fumi e le immagini di un razzo in partenza proiettate sui grandi schermi: Gazzè è sul palco, il brano è quello di “Questo forte silenzio” e lo spettacolo è iniziato. So che “bello” è un aggettivo inutilizzabile in questi contesti: banale e privo di informazioni. Eppure è proprio ciò che continuavo a ripetermi in testa vedendo questo artista che da anni si esibisce sui palchi d’Italia e non, partendo da un pubblico di nicchia, con un genere personalissimo e che adesso cavalca la cresta dell’onda dimostrando che, così come è cresciuto il suo pubblico, è cresciuto lui come artista ed è cresciuta la raffinatezza delle sue performance, BELLO, BELLO, BELLO. Così, “bella” la sua presenza scenica, “bello” il suo affiatamento con una band collaudatissima, “bella” la sua continua ricerca di coinvolgere il pubblico, che già dal terzo brano “Vento d’estate” canta e dà il ritmo al cantautore, “bellissima” la scelta delle immagini che apparivano sugli schermi in fondo al palco ad ogni canzone, estremamente ben fatte, suggestive, mai banali e con un’impronta piuttosto artistica, tanto da non passare mai inosservate, pur senza disturbare. L’unica nota davvero negativa riguarda le luci: tanto forti che, quando venivano puntate sul pubblico lo illuminavano a giorno, costringendo le persone a ripararsi da un fascio così intenso. In compenso, mostravano la marea di persone che fino a concerto già iniziato hanno continuato ad affollare il prato del parco, riempiendolo. A brani meno noti come “Eclissi di periferia”, si sono alternati classici come “Il solito sesso” e recenti tormentoni come “I tuoi maledettissimi impegni” e, ovviamente, “Sotto casa”, con tanto di spettacolino d’introduzione..

 

Il celebre per esempio, non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento del finale di “Valentina” domina l’intera serata: prima ripetuto all’infinito da Max per coinvolgere il pubblico, cantandolo insieme e, successivamente, intonato di nuovo dal pubblico stesso per richiamare il cantante sul palco. Gazzè torna con “Mentre dormi”, forse non troppo in linea con il tono allegro della sera ma, almeno per quanto mi riguarda, davvero attesissima. La performance riprende ritmi più spensierati con il bis di “Alfonso” da parte di Levante, inaspettatamente richiamata dal cantautore.

 

Il concerto si chiude poco dopo la mezzanotte con i classici “Favola di Adamo ed Eva” e “Una musica può fare”. Dopo i ringraziamenti, i saluti alla band e il lancio della sua chitarra ad uno dei musicisti, Max scompare nel buio, tra gli applausi che si propagano a lungo.

 

Nessuna speranza per le interviste, ma il giudizio complessivo per la serata è davvero positivo.

 

Il parco della Cittadella si svuota in fretta, ma d’altronde siamo in una città universitaria a ridosso della sessione di settembre.

 

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