Perché giocare a viso aperto non è una colpa

Alessandro Paroli 11 ottobre 2013 0

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Ci eravamo lasciati circa venti giorni fa, dopo la terza giornata di campionato con una classifica che vedeva il Livorno in zona Europa. Scherzi a parte, le due vittorie con Sassuolo e Catania avevano -forse- illuso un po’ tutti. Poi sono arrivati due pareggi e due sconfitte e così, dopo sette giornate, gli amaranto hanno 8 punti, in una classifica molto più reale di quanto non lo fosse prima. E’ vero che i ragazzi di Nicola hanno “incrociato le armi” con due delle compagini più in forma del momento: Verona e Napoli; è vero, soprattutto, che ci si è dovuti misurare con le famose “tre partite in sette giorni”. Il Livorno non è attrezzato per questo tipo di tour de force, inutile nascondersi, come del resto non lo sono altre squadre della serie A. Quindi niente panico.

E’ arrivata la sosta (thank God!) e i giocatori spremuti da Nicola potranno rifiatare. E qualche acciaccato rimettersi in carreggiata. Per altro, saranno solo 4 gli amaranto che lasceranno il Coni di Tirrenia per andare con le  Nazionali di categoria. Parentesi: Federico Ceccherini guadagna la prima convocazione nell’Under 21 di Di Biagio; siamo felici per il giocatore, che ha iniziato molto bene la sua prima avventura in Serie A. Un livornese che tramite il Livorno conquista la maglia azzurra è sempre un orgoglio per la città. Chiusa parentesi sul singolo, torniamo alla squadra. Il primo mini (ma mini mini) bilancino è positivo, perché l’atteggiamento e l’approccio sono piaciuti. Grintosi, spigliati e affamati: ecco come sono apparsi i giocatori amaranto. Roma e Napoli non erano partite abbordabili; Spinelli si è autoaccusato della sconfitta con i partenopei: “Avevo detto alla squadra e all’allenatore di giocarsela a viso aperto”.. E quindi? Che c’è di male? Giocare a viso aperto non significa attaccare senza logica, in stile Armata Brancaleone. Significa non aver paura dell’avversario, pur essendo consapevoli della sostanziale differenza di qualità.

Ad inizio campionato scrissi una cosa, forse banale, ma in cui credo fortemente: il Livorno per salvarsi deve fare punti, e fare punti significa quanto meno fare gli stessi gol dell’avversario (davvero pensiamo di poter andare a Torino, a Milano o a Roma a giocare per lo 0-0?). Tra tentare di non prenderle come in casa con la Roma, perdendo poi 2-0, e prenderle di santa ragione a Napoli, cercando di giocare, preferisco la seconda. Con il Verona poi, la sconfitta è stata infinitamente immeritata e ingiustamente procurata: quel tuffo Cagnottiano del volpone Toni grida vendetta. Ma bando ai rimpianti e agli alibi, al ritorno in campo il Livorno affronterà due sfide salvezza: in casa con la Samp, in trasferta a Bologna.

Fare punti, giocare a viso aperto, provare a fare gol.  Questa è la missione amaranto per conto di..Spinelli.

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