Il coraggio di sentirsi all’altezza

Alessandro Paroli 6 novembre 2013 1

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di Alessandro Paroli

A volte, nello sport come nella vita, il solo sentirsi all’altezza di qualcosa (di una partita, di una competizione, di una categoria, di un lavoro) fa sì che la strada verso l’obiettivo prefissatosi sia meno impervia. Consapevoli dei propri mezzi (con limiti annessi), ma mai battuti in partenza. E’ questo l’approccio e la forma mentale con la quale il Livorno dovrà affrontare i prossimi ardui impegni: Inter, Juve, Chievo e Milan. Badate bene, non ho escluso il fanalino di coda Chievo per un motivo ben preciso di statistica: contro i veronesi, gli amaranto hanno raccolto un solo punto nelle precedenti 8 gare di serie A; chiamatela, se volete, bestia nera.

Buttato un occhio a quel che verrà, torno su quel che è passato.Il Livorno era atteso da 4 scontri diretti: diretti perché le 4 squadre affrontate, eccezion fatta per l’Atalanta a mio parere, si troveranno a lottare fino alla fine per mantenere la categoria. Dello sciagurato finale contro la Samp, ho già scritto ed è bene non tornarci per il rispetto che ho dei fegati dei tifosi; la seguente trasferta di Bologna è stato il punto più basso della fin qui breve stagione del Livorno: squadra svogliata, distratta, brutta insomma. Come bruttina è stata la gara, illuminata a sprazzi dal talento dell’Ex Diamanti (per Alino la maiuscola è d’obbligo). Dopo il danno della sconfitta è arrivata anche la beffa della squalifica di Siligardi per blasfemia, della cui vicenda dirò alla fine dell’articolo.

I primi 10 minuti della sfida interna con il Torino, nella giornata infrasettimanale, sembravano ricalcare il copione visto al Dall’Ara: testa altrove, gambe pesanti. 0-2 in una manciata di minuti, primi brusii dagli spalti, primi incitamenti a tirar fuori i cosiddetti. Qualcosa cambia perché gli amaranto parevano tarantolati, come morsi da una bestia letale che ha iniettato il proprio veleno letale. Luci e Greco si sono impadroniti della mediana, Schiattarella sulla fascia destra ha avuto ritmi da Eurostar. Emeghara, pur nella grande imprecisione, ha disegnato percorsi inimmaginabili rincorrendo anche alcuni piccioni pascolanti sul prato. La logica conseguenza è stato l’1-2 di Paulinho. La giusta ricompensa il 2-2 di Greco. E quando Emerson è partito da dietro la metà campo, improvvisando una danza tutta brasiliana sul pallone che ha steso due avversari, e ha scaricato quel misto di rabbia e classe cristallina, tutto l’Armando Picchi si è sentito invincibile. Padelli è stato risucchiato e la rete è esplosa: 3-2. Troppa grazia, Dio del Calcio. A riportare tutti in una dimensione umana ci ha pensato (e chi sennò?) Alessio Cerci, ex Pisa, beccato a più riprese dal pubblico: si è vendicato a modo suo, “ghiacciando” il 3-3.

Che amarezza, ragazzi. I 3 punti erano lì, bastava essere meno ingenui. Forse il Livorno ha pagato la troppa foga di una partita giocata a ritmi pazzeschi, con un cuore e una voglia di ribellarsi ad un destino infausto, che ha stregato tutti. Fatto sta, che gli amaranto hanno riposato poco perché domenica nel lunch-match sono tornati ancora una volta in campo davanti al pubblico amico. In una giornata estiva, arrivava all’Ardenza l’Atalanta di Colantuono, squadra tosta, una delle migliori tra le “altre” viste negli ultimi anni. Ma gli amaranto, evidentemente rinvigoriti dalla rimonta contro i granata, hanno “sottomesso” calcisticamente gli orobici, penalizzati dall’espulsione a fine primo tempo. Ancora grande intensità, buonissime trame di gioco, un Luci che è luce vera e calda e rassicurante. Paulinho che è cecchino infallibile e divoratore di gol già fatti. Insomma di tutto e di più, comprese le sofferenze alle quali oramai i tifosi livornesi sono abituati. Comunque alla fine sono arrivati i 3 punti che fanno proprio bene alla salute. Scongiurate pure, toccate tutto quello che volete, ma questa squadra, con il coraggio di sentirsi all’altezza della categoria, si salverà.

 

P.S. Avevo detto che avrei commentato la vicenda della squalifica di Siligardi alla fine dell’articolo: e invece no, non lo farò. Lascio la scena ad una frase che circola moltissimo sul web che riassume bene il sentimento: ” Dopo la squalifica a Siligardi per bestemmia, Buffon pensa al ritiro dal calcio”.

Un commento »

  1. . 6 novembre 2013 alle 20:14 - Reply

    Bell’articolo!

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