Migliorare una squadra all’altezza. Con Nicola punto fermo.

Alessandro Paroli 19 dicembre 2013 0

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La settimana scorsa avevo sarcasticamente e un po’ ottimisticamente auspicato un “Cambiare verso” anche per i colori amaranto. Un’inversione di tendenza rispetto alla discontinuità pericolosa di risultati che stava affliggendo il Livorno.

E’ stato, invece, un domenica pomeriggio amaro, lo scorso. Come amare rimangono le trasferte degli ultimi anni all’Olimpico in casa della Lazio; come amara, ormai, è ogni gita fuori porta per il Livorno in questa stagione: i ragazzi di Nicola hanno conquistato gli ultimi punti “esterni” il 21 settembre a Genova nella sfida a Gilardino e compagni. L’ultimo gol, poi,  è arrivato una settimana dopo: trasferta  a Verona contro l’Hellas: Rinaudo, l’ultimo marcatore. Se non è un problema questo. Sono passati quasi tre mesi durante i quali il Livorno ha racimolato i suoi 13 punti alternando ottime prestazioni casalinghe (Atalanta, Torino, Milan) a gare da dimenticare (Bologna, Chievo, Lazio). E questa “instabilità” di approccio preoccupa un poco: lo ha capito Nicola, che da qualche giorno sta alzando la voce per spronare l’ambiente; lo sanno i giocatori, che sono con il mister.

Proprio per questo motivo il prosieguo positivo della stagione amaranto passa da una conferma fondamentale: Davide Nicola. I giocatori vogliono lui, l’ambiente vuole lui. Spero fortemente che la dirigenza non abbia dubbi in questo senso, a patto che li abbia mai avuti. Sarebbe davvero innovativo e “rivoluzionario” un Presidente che a dispetto di sconfitte, pareggi o vittorie, decida di lasciar crescere la propria squadra nelle mani di un solo uomo: nessuno pretende che lo si faccia per 26 anni consecutivi come è stato per Ferguson allo United, ma almeno fino a maggio. Mi si dirà che Samp e Chievo con il cambio di allenatore sono sbocciate come fiori a primavera. Ok, benissimo: però la primavera vera deve ancora arrivare e a quel punto tireremo le somme. Non a dicembre.

Altro punto: ci vuole estrema sincerità, ma anche una sacchettata di serenità, nell’affrontare la situazione del Livorno. Che gli amaranto non fossero una squadra completa per affrontare la massima serie è già stato detto: badate bene, non sto dicendo “non all’altezza”. Ma è altrettanto inutile girarci attorno; qualche pedina manca. E allora con la sacchettata di serenità di cui sopra, i dirigenti amaranto dovranno cimentarsi in quello che è il loro lavoro: ovvero migliorare questa rosa nella finestra (aperta apposta) di mercato invernale. Consigli per gli acquisti? Lungi da me darne a chi vive di calcio e per il calcio e conosce la materia a mena dito (Spinelli, Capozzucca e Perotti).

Il mio è un pour parler tra amici e quindi: un difensore, un esterno sinistro e un attaccante. Ammesso e non concesso che arrivino, i rinforzi, niente vieta allo spietato dio pallone di ricacciare il Livorno nella malebolge della cadetteria; ma avere rimpianti del tipo “avrei potuto, ma non ho fatto..” sarebbe imperdonabile.

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