Non c’è due senza tre: ecco Mimmo Di Carlo

Alessandro Paroli 23 gennaio 2014 0

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E alla fine ha sorpreso tutti di nuovo. O forse no. Perché in effetti Domenico, detto Mimmo, Di Carlo era il più papabile tra i successori di Nicola. Però, dopo la sconfitta casalinga con il Parma e la successiva scelta ricaduta su Perotti, nessuno pensava più all’ex allenatore di Chievo, Samp e Parma, tra le altre. ” Figuriamoci se Spinelli mette sotto contratto due allenatori nella stessa stagione”, era il commento più gettonato tra bar e cancelli fuori dall’Armando Picchi. Figuriamoci dopo che si era sparsa la notizia che il Presidente aveva convocato “di urgenza” l’ex tecnico Nicola per un consulto: anche i più esperti giornalisti di calcio e mercato davano per scontato un reintegro immediato dell’allenatore piemontese.

Magari era anche questa l’intenzione del numero uno del Livorno: la piazza ribolle, la squadra arranca (per usare un eufemismo) e Perotti si è già stufato di fare da capro espiatorio/colui che ha accettato la panchina di Nicola. E allora la logica conseguenza: Nicola torna in sella (comunque sotto contratto fino al 2015), la piazza si placa e Perotti si rimette comodamente a sedere in tribuna a fare il direttore dell’area tecnica. Qualcosa però, nel summit di Genova tra Presidente e ex allenatore deve essere andato storto. Ad esempio si può dire con una qualche certezza che Nicola abbia chiesto un programma consistente di rafforzamento della squadra. Garanzie, insomma. Garanzie di non andare nuovamente allo sbaraglio, di non essere carne da macello. 4, forse 5 acquisti per tappare quelle enormi falle che si sono aperte nel traghetto amaranto; troppi, forse, per una piazza, che duole infinitamente dirlo, non ha più appeal.

E allora spunta improvvisamente (e nuovamente) Mimmo Di Carlo. Persona seria, preparata che vuole bene al Livorno, avendoci giocato nel campionato dell’allora C1 2000-2001, quello della finale play off persa a Como tra le lacrime di Igor Protti. Il lettore, il tifoso a questo punto si domanderà legittimamente: “Perché, allora, Di Carlo ha accettato se è consapevole che più di tanto la società non opererà sul mercato?” Difficile dirlo con certezza: è probabile che il neo mister voglia tentare un’impresa ai limiti del pensabile salvando un Livorno già per un quarto in serie B. Entrerebbe di diritto nel Pantheon degli idoli dei tifosi amaranto, con l’ulteriore consapevolezza che in caso di fallimento non potrebbe essere additato come il primo responsabile.

Situazione comunque non agevole. Anche perché si saprà moltissimo sul futuro amaranto nelle prossime 4 partite: Sassuolo, Catania, Genoa e Cagliari. Cominciare a fare punti da subito è quasi obbligatorio: Di Carlo sembra crederci, Spinelli pare crederci ad intermittenza; la tifoseria, anche se molto delusa e in “guerra” con la società, ci crede sempre e non farà mancare il suo supporto. E il resto, chi lo farà?

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