“Meganoidi” al Cage Theatre: live-report

Machi155 4 febbraio 2014 1

okMEGANOIDI – THE SHOW MUST GO ON !

di “Machi” Altieri

Non saranno forse i Pink Floyd o i Rolling Stone ma di strada ne hanno fatta!

Quindici anni non sono pochi per una band.

I Mega tra ska, indie e rock hanno sfornato la bellezza di 5 album tra il 2001 ed il 2012, roba non da poco per una band autoprodotta (fiera di esserlo).

Convinti di cio’ che fanno, in data 1° febbraio si presentano al THE CAGE THEATRE, con l’entusiasmo e la voglia di suonare che li contraddistingue ormai dall’ inizio della loro carriera.

Ancora oggi riescono a coinvolgere la folla con una travolgente ed esplosiva onda di suoni e la grinta di chi sta calcando i palchi per la prima volta.

Non puoi stare fermo immobile, aspetti il pezzo successivo perché la voglia di muoverti sulle loro note ormai ti ha preso.

Il loro concerto è un misto micidiale di musiche e suoni di 15 anni di indipendenza! Ti si presenta di fronte il rock, le ballate, lo ska, il punk rock, il post rock. Puoi soffermarti sui testi che ti fanno riflettere o sui successivi che ti danno la voglia di spaccare il mondo. Riff di chiatarra che ti donano gioia, seguiti da celestiali suonate di tromba che ti stravolgono totalmente.

Possiedono il vantaggio di poter attingere qua e là dai loro 5 album, tutti diversi tra loro per quanto riguarda il genere musicale. La scaletta è così una sinusoide che tocca da un lato l’energia, dall’ altro la riflessione. Il  gusto e l’intelligenza artistica nell’incastrarle tra loro fanno il resto, ed ecco che lo show ha tutti i suoi ingredienti. Non hai modo di distrarti: il loro concerto ti tiene li! Inchiodato sotto il palco come Alex DeLarge in “Arancia Meccanica”, quando, immobilizzato, viene costretto a vedere immagini orripilanti con la musica del “buon vecchio Ludovico Van” in sottofondo.

Un’ attimo prima ti stai rilassando e subito dopo una batteria cattiva e piena ti porta a scuotere la testa al ritmo di Francesco La Rosa.

I cambi di tempo e ritmo presenti nella stessa canzone ti portano ad avere orecchie “ritte”, attente, ed occhi spalancati… ma un attimo dopo sei a scatenarti come un pazzo!

Quando poi e’ il momento dei singoli… beh, a quel punto una recensione non e’ certo il modo migliore per descriverli: DEVI ESSERCI!

Di recente i Mega sono riusciti a realizzare uno dei loro sogni: incidere un album live facendone anche un DVD. Un regalo a se stessi ed ai fan che li seguono da tre lustri. Il tutto sfruttando il potenziale di Musicraiser.

Per questo evento devono aver lavorato molto, perche’ il loro “SHOW” (cosi’ va definito adesso) e’ una cavalcata ininterrotta dall’ inizio alla fine! Pezzi vecchi e nuovi si succedono tenendo alta l’attenzione del pubblico che partecipa attivamente canticchiando i ritornelli piu’ conosciuti.

E’ ruggente e viscerale l’esibizione del gruppo genovese.

Il suono? Una meraviglia! Sappiamo che la difficolta’ maggiore per una band, quando deve esibirsi dal vivo, e’ trovare un giusto assetto del suono affinché il pubblico possa apprezzare appieno il tuo lavoro. Il suono cambia a seconda della location in cui ci si esibisce, che essa sia all’aperto oppure in un locale chiuso. L’attenzione posta al sound check e’ stata determinante per la completa riuscita della serata.

Obbligatoriamente devo rimarcare l’attenzione posta per la stesura di una scaletta che, attingendo da 15 anni di attività, non è facile da redarre: la bravura si nota anche in questo. I pezzi sono incatenati l’uno all’altro e ti diverti perché un po’ balli, un po’ canti, un po’ riballi e poi li guardi/ascolti suonare.

E’ tutto un alternarsi e ciò fa sì che non ti annoi: si, perchè ad un concerto può capitare, quando magari il tuo artista sciorina in sequenza due o tre pezzi dall’ album che a te piace meno.

Qui si viaggia nell’ animo dell’ ascoltatore per farlo sentire sempre a suo agio nello show!

I Mega non sono distaccati dal loro pubblico, tutt’altro: comunicano costantemente, con lo sguardo (Jacco-basso) o con i gesti (Davide Di Muzio-cantante); Luca Guercio invece fa riprese e scatta foto dal palco quando non é impegnato con la chitarra elettrica o con la tromba. E’ un contatto costante con i sostenitori.

I fan più sfegatati avranno sicuramente notato l’assenza del suono del micro Korg, che ultimamente aveva accompagnato la band. Ma l’assenza per motivi di salute di Bernardo (che suonava anche la chitarra elettrica) ha indotto la band a compiere due ulteriori sforzi: rivedere alcune canzoni per ovviare alla lacuna lasciata da Berna e cercare un  secondo chitarrista. Risolto tutto in colpo solo: un bravo chitarrista!

Di questo si tratta: di uno bravo che riempa in qualche modo  quei “vuoti”.

Non che si possa sostituire una tastiera con una chitarra, ma si può fare in modo che si noti il meno possibile la sua assenza.

Ecco che entra in gioco Andrea Torretta ( www.andreatorretta.com ), il secondo chitarrista. Non amo focalizzarmi troppo sul singolo quando scrivo di band, ma questa volta non ne posso proprio fare a meno. Primo perché ciò dimostra da parte dei Meganoidi una grande serieta’ nell’affrontare le situazioni, secondo perché il rispetto nei confronti dei propri estimatori non appare  posposto a nulla.

Ancora un punto a favore dei liguri che hanno saputo ovviare all’assenza.

Andrea dimostra una maturità ed una professionalità ai limiti dell’ incredibile, pensando anche al poco tempo in cui è riuscito ad inserirsi in modo pregevole in una realtà ormai così fortemente collaudata. Lo fa suonando la sua chitarra divinamente, con un suono tagliente, con un volume ben dosato e con una tecnica sopraffina. Se proprio devo fare un appunto, posso dire che la sua esecuzione è fin troppo magistrale! Mi spiego meglio: tutti sappiamo che nei live non ascoltiamo la medesima esecuzione dell’album ma qualcosa di diverso; è il bello del live, è quello che il fan si aspetta: qualcosa in più dell’album che ascolta ormai da anni. Con Andrea invece ci troviamo a fare un salto nel passato, ascoltando esattamente quello che abbiamo ascoltato e riascoltato milioni di volte con l’album. Tuttavia non mi è dispiaciuto affatto sentire dal vivo la “primaria” esecuzione dei pezzi. A tal proposito mi torna anzi in mente il ricordo di una intervista in cui Pink Floyd dichiaravano che l’obiettivo principale dei loro live era ricreare perfettamente il suono da studio presente negli album.

Bene: non mi resta altro da aggiungere che ringraziare i Meganoidi, per il loro ottimo lavoro!

Continuate cosi’.

Belin che show!

Machi, @thecagetheatre, 1 febbraio 2014

Un commento »

  1. ludovico van 4 febbraio 2014 alle 14:58 - Reply

    Leggendo questo report e vedendo la foto, mi viene da pensare che tu il concerto non l’hai neanche visto. Del concerto al the Cage in sé non hai detto nulla.

Lascia un commento »