Coraggio, Capitano!

Alessandro Paroli 18 febbraio 2014 0

amaranto-275x1601

La notizia colpisce come un cazzotto nella faccia di un pugile già dolorante. Quel cazzotto è solo la conferma che fa andare al tappetto tutte le flebili speranze residue: “L’A.S. Livorno Calcio informa che [..] al calciatore ANDREA LUCI è stata riscontrata la lesione completa del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Per il giocatore amaranto, il campionato in corso può considerarsi concluso.” La sentenza definitiva, senza appello. Anche se quell’urlo straziante durante la partita con il Cagliari aveva già detto praticamente tutto, nel cuore dei tifosi amaranto una piccolissima speranza ancora resisteva “..magari ha sentito tanto male sul momento, ma l’infortunio potrebbe essere meno serio di quanto sembri..”. Invece no, infortunio molto serio e, ripensando alle immagini di quel movimento innaturale, anche la faccia di Emerson inquadrata dalle telecamere, dopo aver soccorso il compagno, era piuttosto significativa.

Non mi soffermerò sull’accanimento, più che evidente, che la sfortuna sta avendo nei confronti dell’uomo Luci, prima che calciatore. A novembre la rivelazione, coraggiosa, della terribile malattia del figlio; domenica il suo grave infortunio al ginocchio: come si suol dire, una stagione maledetta.

Vorrei concentrarmi su quanto mancherà, a questo piccolo grande Livorno, il calciatore-uomo Andrea Luci, dal punto di vista tecnico, caratteriale, della personalità. E rispondo subito: tantissimo, almeno secondo il mio parere. Il capitano amaranto è un ragazzo di quasi ventinove anni, nato a Piombino e cresciuto calcisticamente tra le giovanili della Fiorentina e quelle della Juventus (con cui ha vinto il torneo di Viareggio, nel 2004). E’ arrivato “tardi” nella massima serie, senza però farsi spaventare minimamente dall’avventura che lo attendeva. Salvare il Livorno, diventato “suo” dalla stagione 2010-2011; Luci, all’ombra dei “4 Mori”, è diventato un calciatore maturo, è diventato un punto di riferimento per i compagni e per i tifosi. Mi permetto di dire che è il tipico giocatore che i livornesi amano profondamente: lottatore coraggioso, mai domo, attaccato alla maglia. Non un calciatore viziato che alterna lampi di genio a momenti di indolenza da far venire i nervi a fior di pelle; è il metronomo del centrocampo che detta tempi e ritmi di gioco, che ” se gira bene lui, gira bene il Livorno”. Non è un caso che, sia Nicola che Di Carlo, lo abbiamo quasi sempre impiegato, ruotandoli attorno vari compagni di reparto: Duncan, Biagianti, Greco, Benassi.

E chi se ne importa se quel numero 10 sulle sue spalle, a tanti, farà alzare gli occhi al cielo: Luci, quella maglia che fu di Igor Protti, l’ha  sempre portata con grandissimo orgoglio e dignità. Nel pantheon del calcio amaranto, forse, non si siederà alla destra del Padre (Igor); non verrà ricordato per le giocate spettacolari come fu Alino Diamanti o per i gol a ripetizione come Cristiano Lucarelli. Ma il pensiero che questa stagione non lo vedremo più in mezzo al “suo” campo, fa già una gran tristezza.

Lascia un commento »