N_Sambo al Cage Theatre: live-report

RadioCage 1 aprile 2014 0

n samboFoto di Fabiano di Cocco

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di Edoardo Galiberti

Le serate di inizio primavera possono portare in dote scenari notturni di invitante benessere: temperature finalmente miti, un firmamento che splende senza l’arrogante hybris del sole di mezzogiorno, la brezza che avvolge ed accarezza senza tagliare. Questa è l’accoglienza d’eccezione che offre il Teatro Cage a chi è venuto a salutare lo sbarco dell’Argonauta N_Sambo e dei suoi fedeli compagni di viaggio nella loro città.

Il dono che attendeva lo spettatore era prevedibile ma non per questo meno atteso; l’esecuzione dal vivo del resoconto della sua ultima esplorazione verso gli Universi musicali che Nicola Sambo ama farci scoprire.

Introdotto da Luciano Tirinnanzi, che in veste di paroliere ha dato voce ed aggiunto espressione alle immaginifiche visioni musicali del chitarrista col vezzo per i tecnicismi dello spazio profondo (o appassionato di tecnologia col vezzo della chitarra, chi l’ha detto che le due categorie simil kantiane debbano essere dicotomiche?) si parte subito con il dolcissimo avvio della Title Track. E se le tinte della luna descritta nella lirica sono maldestre, niente di casuale nè di improvvisato c’è

nell’impianto musicale/visivo allestito al Cage. I suoni appaiono nitidi, curati, netti, puliti, e se si aggiungono le visioni-visuali sullo sfondo, orchestrate da Giorgio Trumpy, si intuisce subito che il viaggio verso la celeste armonia verso cui punta il radar N_Sambo andrà a buon fine.

La dolcezza algida della title track sfuma prima nei synth di Valerio Ianitto, poi nel sassofono di Davide Morelli; ci si prepara in questa maniera allo sfogo chitarristico di Atmosfere Nuove: Nicola si scioglie, e con lui si sciolgono i tasti della Jagstang che imbraccia. Il concerto decolla lungo la Milky Way; lo Spazio aperto si avvicina, e i viaggi (mentali e non) ci portano verso l’Incontro con l’alieno. Dal vivo Simone Lenzi (Virginiana Miller) che prestava la sua voce nel disco non c’è, ma ugualmente sentito e vissuto è il cantato.

La parte più rock del concerto dà adito alla sezione ritmica composta da Dario Gentili e Alessandro Quaglierini di sfogarsi attraverso “Sensi inversi”, “Ruderi Alieni” e “Astropirati”. Ci ricordiamo allora che, anche se l’ingrediente fondamentale del gourmet musicale di N_Sambo è la psichedelia sixties e seventies, non ci si può dimenticare delle sonorità attuali giocoforza più elettroniche, più cattive, arrabbiate, figlie di un ventunesimo secolo che almeno nei suoi primi decenni ci obbliga solo ad immaginare e non a viverli veramente, i viaggi interplanetari. E mentre penso che siamo frenati nelle nostre peregrinazioni da termini come “crisi” che incatenano l’Argonauta e lo ancorano nella propria e nella nostra solitudine, il concerto esplode nella sua parte più evidentemente pop; “Tutto può cambiare” non è solo un augurio, ma una Signora canzone italiana.

E, a proposito di Signore, da applausi il momento in cui si palesa in tutta la sua grazia la voce femminile di Aurora Matteucci, squisita interprete di “Supernova”, padrona del palco; difficile immaginare che sia all’esordio come cantante: è intorno a lei che per tutto il pezzo gravitano i musicisti e si catalizza l’occhio del pubblico.

Chiude il cerchio ed il concept il ritorno di Luciano Tirinnanzi. che, declamando la seconda parte di Supernova suggella la conclusione del viaggio musicale di N_Sambo. Si torna quindi sulla Terra, e il presente temporale si intreccia col passato musicale: vengono suonati pezzi da “Sofà elettrico”: “Novembre”, “Tre”, “Aa”, e ci ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che il progetto di N_Sambo inizia e si evolve ormai da anni.

D’obbligo la concessione dei bis, ci si saluta con la ripetizione di “Atmosfere Nuove” e “Tutto può Cambiare”.

Fuori ci ha atteso paziente il cielo stellato, invocato, sognato, visitato da Nicola e, per una sera, da tutti quelli che lo hanno accompagnato, chi scrivendo per lui, chi suonando, chi accompagnando con immagini, chi semplicemente ascoltando.

Qualcuno tra le chiacchiere di fine concerto accenna al cambio di orario dovuto all’ora legale; prendo atto della notizia e la interpreto come un brusco ritorno alle convenzioni terrene dopo un viaggio in cui mi è venuto facile pensare alla relatività tanto cara ad Einstein ed agli uomini che sognano da sempre viaggi interstellari e la scoperta di mondi nuovi e più autentici ove trovare l’Essenza di sè.

(cage theatre, livorno, 29. marzo 2014)

 

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